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Immaginate una passerella stesa direttamente sulla sabbia dorata di Biarritz, nel sudovest della Francia. Le onde dell’Atlantico accarezzano la riva mentre le modelle avanzano indossando abiti dai colori vivaci che evocano le creature marine. Nicole Kidman osserva dal front row. Ma l’attenzione di tutti, quella vera, si catalizza su un dettaglio inaspettato: i piedi delle modelle affondano nella sabbia con la pianta completamente nuda, mentre il tallone è sollevato da un blocco di pelle dorata e scintillante, ancorato alla caviglia da un elegante gioco di cinturini.

Benvenuti nella collezione Cruise 2026/2027 di Chanel, dove Matthieu Blazy ha appena lanciato quello che potrebbe essere l’accessorio più discusso dell’anno: sandali letteralmente privi di suola per due terzi della loro estensione. Un’idea che sta facendo impazzire internet tra chi grida al genio visionario e chi semplicemente si domanda come diavolo si possa indossare una scarpa del genere sui marciapiedi delle nostre città.

La creazione di Blazy richiama i calzari alati di Hermes, il messaggero degli dei dell’antica Grecia, sospesi tra eleganza formale e primitivismo quasi sacro. Visti in nero, oro, rosso e argento durante la sfilata, questi sandali decostruiti rappresentano una provocazione stilistica che ha diviso il mondo della moda in due fazioni nette: i devoti che vedono un manifesto di libertà poetica, e gli scettici che si chiedono quanto tempo ci voglia per beccarsi un’infezione camminando scalzi per Manhattan.

Sul web le reazioni non si sono fatte attendere. Sotto i post dei magazine specializzati e dei creator che hanno ricondiviso le immagini della sfilata, i commenti oscillano tra ammirazione e sarcasmo puro. “Chanel ha davvero detto: fate mangiare loro l’asfalto“, ha ironizzato un utente su Instagram. Qualcun altro ha ribattezzato il look full foot frontal“, mentre la richiesta più gettonata è stata: “C’è qualcuno disposto a indossarli per le strade di New York, scendere in metropolitana e prendere il treno? Per favore, filmate i vostri piedi quando arrivate a casa“.

Una domanda legittima, se ci pensate. Perché va benissimo l’elogio della libertà e della connessione con gli elementi naturali, ma immaginate di sfoggiare questa presunta liberazione tra i miasmi e i detriti delle avenues newyorkesi. O sulla sabbia incandescente della Costa Azzurra a mezzogiorno in pieno agosto. O, per restare in Italia, tra i sampietrini roventi di via Condotti a Roma. Nella migliore delle ipotesi vi procurate un’ustione di secondo grado, nella peggiore un tetano o un’infezione cutanea che vi farà rimpiangere ogni scelta di vita.

Matthieu Blazy, designer franco-belga alla guida creativa di Chanel dall’aprile del 2025, ha però un preciso intento concettuale dietro questa provocazione. Se nella sua collezione di debutto aveva già reimmaginato la celebre slingback bicolore inventata da Coco Chanel nel 1957 – quella con la punta nera che accorciava visivamente il piede – oggi la decostruisce fino a polverizzarla. Il cap-toe, la punta caratteristica, slitta e diventa un cap-heel, un rinforzo scintillante sul tallone, mentre il resto della calzatura semplicemente sparisce.

Tutta la collezione Cruise celebra l’idea originaria di Gabrielle Chanel: la liberazione del corpo femminile dai corsetti della borghesia, per un’estetica più fluida, dinamica e sportiva. Biarritz non è stata scelta a caso. È qui che Coco aprì il suo primo atelier di haute couture nel 1915, sfuggendo ai salotti ingessati di Parigi per abbracciare l’aria aperta, i pescatori, i bagnanti e un ambiente meno formale. “Non c’è bellezza senza libertà del corpo”, diceva Gabrielle. E cosa c’è di più libero di camminare a piedi nudi? Il sandalo senza suola diventa così un manifesto: la distruzione dell’etichetta borghese, il lusso che si arrende agli elementi naturali.

Va detto che l’effetto “piede nudo” non è una novità assoluta per chi segue la moda con attenzione quasi maniacale. Nel 1996 Martin Margiela creò i sandali “Les Topless” Tabi, praticamente una suola con tacco fissata al piede con nastro adesivo. Più di recente Demna ha ideato per Balenciaga le “Barefoot Zero“, che coprono solo alluce e tallone lasciando scoperte le altre dita e il dorso del piede. E poi ci sono gli stivali fetish di Matières Fécales, che danno l’impressione di zampe post-umane. Ma vedere l’eleganza parigina di Chanel azzerata in questo modo ha causato un vero cortocircuito culturale.

Gli esperti del settore – quelli pragmatici, almeno – rassicurano: è altamente probabile che la versione commerciale prodotta per le boutique sarà dotata di una, seppur sottilissima, suola protettiva. In passerella lo scopo era uno solo: farsi notare. E ci sono riusciti alla grande. La domanda che circola sotto voce è un’altra: considerando la cifra astronomica a cui questi feticci della Cruise saranno venduti, il gioco di mostrarsi sui social per macinare like vale davvero una corsa al pronto soccorso?

Sui social qualcuno si è persino chiesto, con ironia tagliente, se questi sandali vengano venduti in taglie diverse, visto che tecnicamente non coprono la parte del piede che determina la misura. Women’s Wear Daily ha scritto che il modello di scarpa più audace di questa collezionequasi non è una scarpa”, mentre NSS Magazine le ha ribattezzate “scarpe senza scarpe”. Un ossimoro perfetto per un accessorio che sfida ogni logica commerciale pur attirando un’attenzione mediatica senza precedenti.

Ma la collezione Cruise 2026/2027 non si esaurisce in questa provocazione per feticisti del piede. Anzi, la sfilata ha dimostrato come Matthieu Blazy stia operando su un livello di creatività superiore. “Puoi sentire il fantasma di Coco camminare su quelle rive atlantiche“, ha commentato estasiato un fan online. La passerella ha messo in scena un vocabolario dove gli archetipi classici di Chanel – le marinière, il tweed, l’eleganza disinvolta – sono stati riletti con una freschezza chirurgica.

Si sono visti abiti con lavorazioni preziose simili a scaglie di sirene, texture a rete da pescatore che richiamavano i villaggi costieri della Francia, cuffie da nuoto anni Trenta brandizzate con il logo Chanel e maxi orecchini a forma di conchiglia che sembravano usciti da un dipinto di Botticelli. Ma sono gli accessori ad aver rubato davvero la scena: una carrellata di borse immense, da spiaggia o per la vita in città, abbastanza capienti da contenere l’intero “carico mentale” di una persona contemporanea. Queste borse sono già l’oggetto del desiderio globale, destinate a diventare sold out nella mente delle clienti prima ancora di arrivare nelle boutique.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.