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Ogni anno, il 4 maggio, milioni di fan in tutto il mondo indossano costumi da Stormtrooper, impugnano spade laser finte e riempiono i social media con l’hashtag #MayThe4thBeWithYou. Lo Star Wars Day è diventato una celebrazione globale, un momento in cui la galassia lontana lontana di George Lucas invade la nostra realtà quotidiana. Ma quanti sanno che questa tradizione, nata dall’entusiasmo spontaneo dei fan, affonda le sue radici in un evento politico britannico del 1979? E che Margaret Thatcher, la controversa Iron Lady del Regno Unito, ha un ruolo inaspettato in questa storia?

La frase che tutti conosciamo, “May the Force be with you” (Che la Forza sia con te), è diventata negli anni uno dei mantra più iconici della cultura pop. Dal 1977, quando il primo film di Star Wars ha conquistato le sale cinematografiche, questa battuta ha rappresentato molto più di una semplice citazione: è un simbolo di speranza, resistenza all’oscurità, un augurio che trascende lo schermo. Ma è il gioco di parole inglese a rendere tutto possibile: “May the Force” suona praticamente identico a “May the Fourth“, trasformando una frase mitologica in una data precisa sul calendario.

Il 4 maggio 1979 segna la prima apparizione documentata dell’espressione “May the Fourth be with you“. Quel giorno Margaret Thatcher assunse l’incarico di Primo Ministro del Regno Unito, prima donna a ricoprire quella carica. I conservatori britannici, i Tories, celebrarono la vittoria elettorale con un annuncio a tutta pagina sul London Evening News che recitava: “May the Fourth be with you, Maggie. Congratulations“. Un calembour ingegnoso, una trovata pubblicitaria che sfruttava l’assonanza con la celebre frase di Star Wars per augurare buona fortuna alla nuova leader.

Secondo quanto riportato da Newsweek e confermato dal sito ufficiale di Star Wars, quella pubblicità rappresenta il primo utilizzo noto del gioco di parole che avrebbe poi dato vita allo Star Wars Day. Certo, i conservatori inglesi non potevano immaginare che la loro battuta avrebbe attraversato decenni e continenti, trasformandosi in una festa mondiale. Ma è proprio questo l’elemento affascinante della storia: un momento politico, lontano anni luce dallo spirito ribelle della Resistenza guidata da Leia e Luke Skywalker, diventa involontariamente il seme di una celebrazione nerd.

Aggiungiamo che l’arrivo di Disney nell’universo di Star Wars nel 2012, con l’acquisizione della Lucasfilm, cambia nuovamente le carte in tavola. Nel 2013 lo Star Wars Day diventa un evento ufficiale, strutturato, con merchandising dedicato, spettacoli pirotecnici nei parchi a tema e iniziative coordinate a livello globale. Star Wars: Galaxy’s Edge, le attrazioni presenti a Disneyland e Disney World, diventano mete di pellegrinaggio per i fedeli della Forza. Disney+ offre l’intera saga, tutte e nove le pellicole principali più serie come The Mandalorian, rendendo il 4 maggio un’occasione perfetta per immergersi completamente in quella galassia.

La storia dello Star Wars Day racconta qualcosa di più ampio sul rapporto tra cultura pop e appropriazione collettiva, con una frase nata in un film del 1977, trasformata in slogan politico nel 1979, in grado di diventare negli anni 2000 un hashtag virale e infine, nel 2013, una ricorrenza ufficiale. Certo, Margaret Thatcher non ha “inventato” lo Star Wars Day nel senso letterale del termine, visto che non si è svegliata una mattina pensando di creare una festa per i fan della saga.

Darth Vader in Star Wars
Darth Vader in Star Wars, fonte: Lucasfilm

Ma nonostante questa precisazione, quel gioco di parole del 1979, quell’annuncio sul giornale che celebrava la sua vittoria elettorale, rappresenta il primo utilizzo documentato di un’espressione che sarebbe diventata leggendaria. Un dettaglio storico bizzarro, un collegamento improbabile tra una figura politica divisiva e una delle saghe cinematografiche più amate di sempre.

Oggi, quando migliaia di persone postano “May the 4th be with you” sui social, difficilmente pensano alla Thatcher o ai Tories del 1979. Pensano a Luke che guarda i due soli di Tatooine, a Darth Vader che rivela la sua identità, a Rey che scopre il proprio destino. Pensano a un universo narrativo che ha accompagnato intere generazioni, offrendo non solo avventure spaziali ma anche riflessioni sul potere, sulla redenzione, sulla lotta tra bene e male.

E forse è proprio questo il bello della cultura pop: la capacità di trasformare, riappropriarsi, reinventare. Una frase pubblicitaria diventa un grido di battaglia. Una data qualsiasi sul calendario diventa un appuntamento irrinunciabile. Un gioco di parole nato in un contesto politico viene rivendicato da milioni di persone che non hanno nulla a che fare con quel contesto, se non la passione per una storia ambientata in una galassia lontana lontana.

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