Quando pensiamo a Star Wars, immaginiamo George Lucas come l’unico artefice della saga. Eppure, la verità è molto più complessa e affascinante. Nel corso di quasi cinque decenni, alcuni dei più grandi registi del cinema mondiale hanno avuto l’opportunità di dirigere un film della franchise, ma hanno scelto di dire no. Alcuni per motivi artistici, altri per paura della pressione, altri ancora perché licenziati in corso d’opera. Questa è la storia dei grandi maestri che hanno guardato alla galassia lontana lontana e hanno deciso di voltarsi dall’altra parte. Dopo aver scritto e diretto il primo Star Wars nel 1977, George Lucas fece una scelta fondamentale: lasciare che altri registi plasmassero il suo universo. Irvin Kershner prese in mano L’Impero colpisce ancora, mentre Richard Marquand concluse la trilogia originale con Il ritorno dello Jedi. Ma Marquand non fu la prima scelta di Lucas. E non sarebbe stata l’ultima volta che un grande nome avrebbe sfiorato la saga per poi allontanarsene.

1. David Lynch e il rifiuto che cambiò due destini

Paul Atreides nel Dune di David Lynch
Paul Atreides nel Dune di David Lynch- © Warner Bros

Quando George Lucas cercava qualcuno per dirigere Il ritorno dello Jedi, uno dei primi nomi sulla sua lista era David Lynch. Il regista stava raccogliendo consensi con The Elephnat Man, un dramma storico che aveva dimostrato la sua capacità di creare atmosfere potenti e viscerali. L’offerta era allettante, ma Lynch la rifiutò senza esitazioni, dichiarando di avere “quasi zero interesse” nel dirigere un film di Star Wars.

Non si trattò di un’offesa alla saga: Lynch spiegò semplicemente che George Lucas avrebbe dovuto dirigere personalmente il film per preservare la propria visione artistica, senza l’interferenza dello stile di un altro autore. Lucas non raccolse il suggerimento e continuò la sua ricerca. Ironicamente, Lynch accettò invece di dirigere un’altra monumentale opera di fantascienza: l’adattamento di Dune, uscito l’anno dopo Il ritorno dello Jedi. Il film si rivelò un fallimento commerciale, mentre Star Wars continuava a dominare l’immaginario collettivo. Due destini paralleli, due scelte opposte, un bivio che definì le carriere di entrambi.

2. David Cronenberg e l’estetica dell’orrore

eXistenZ, di David Cronenberg
eXistenZ, di David Cronenberg Scena finale © Dimensions Films

Dopo il rifiuto di Lynch, George Lucas si rivolse a un altro maestro del cinema visionario, David Cronenberg. Era una scelta bizzarra, considerando che Cronenberg arrivava da film come The Brood e Scanners, opere viscerali e disturbanti agli antipodi del tono family-friendly di Star Wars. Eppure Lucas ci provò, e anche in questo caso ricevette un gentile ma fermo no.

Cronenberg non era indifferente alla saga, anzi, elogiò il lavoro del direttore della fotografia Peter Suschitzky su L’Impero colpisce ancora, definendolo “l‘unico di quei film che avesse davvero un bell’aspetto visivo“. Ma il regista canadese aveva una politica ferrea, cioè di non dirigere film scritti da altri. Voleva controllo totale sulla narrazione, e Star Wars non glielo avrebbe permesso. Dopo il rifiuto, Cronenberg diresse Videodrome, La zona morta e La mosca, dimostrando che la sua strada era quella giusta per lui. Lucas, dal canto suo, trovò infine Richard Marquand, per cui Il ritorno dello Jedi sarebbe rimasto l’unico grande successo di una carriera altrimenti opaca.

3. Steven Spielberg e il peso dell’eredità

Frame tratto da E.T. - L'extraterrestre
Frame tratto da E.T. – L’extraterrestre fonte: Universal Pictures

Sedici anni dopo Il ritorno dello Jedi, George Lucas era pronto a tornare. Aveva un’idea ambiziosa: una trilogia prequel che mostrasse la caduta di Anakin Skywalker e il crollo dell’Ordine Jedi. Ma non voleva dirigerla. Si rivolse allora al suo più caro amico nel mondo del cinema, ossia Steven Spielberg. I due avevano già collaborato nella creazione della saga di Indiana Jones, un sodalizio che aveva prodotto alcuni dei film d’avventura più iconici della storia. Sembrava la scelta naturale.

Eppure Spielberg rifiutò. Secondo Ron Howard, Lucas si era rivolto anche a lui e a Robert Zemeckis, ma tutti e tre declinarono l’offerta per lo stesso motivo: il progetto era “troppo scoraggiante“. Spielberg, però, aggiunse un elemento personale, dicendo all’amico che l’unica persona che doveva dirigere i prequel fosse colui che amava Star Wars più di chiunque altro al mondo. George Lucas capì il messaggio e tornò dietro la macchina da presa, dirigendo personalmente tutta la trilogia prequel. Fu una scelta controversa, ma indiscutibilmente autentica.

4. David Fincher e l’incubo di Alien 3

Mindhunter 3 David Fincher
Mindhunter 3 David Finche, fonte Denver and Delilah, Jen X Productions, Panic Pictures / No. 13

Quando arrivò il momento di lanciare la trilogia sequel, Lucasfilm puntò su un nome pesante, quello di David Fincher. Il regista aveva all’attivo capolavori come Seven, Fight Club e Zodiac, ma portava con sé anche una cicatrice profonda: Alien 3, un’esperienza che aveva descritto come una delle peggiori della sua carriera. L’idea di immergersi nuovamente in una grande produzione hollywoodiana, con tutti i vincoli creativi che comportava, non lo attraeva minimamente.

Fincher fu esplicito nel suo rifiuto: “Devi sopportare gli abusi logoranti di Harrison Ford e Carrie Fisher, e devi essere all’altezza di un miliardo o un miliardo e mezzo di dollari, e questo diventa un tipo di pressione a sé stante“. Aggiunse che significava 14 ore al giorno, sette giorni su sette, per due anni della sua vita. Non era disposto a dedicare così tanto tempo e fatica a qualcosa che non sentiva completamente suo. Lucasfilm si rivolse altrove, e Fincher continuò a costruire la sua filmografia d’autore lontano dalle galassie.

5. Matthew Vaughn: il Maverick rifiutato

Rhys Ifans in The King's Man - Le Origini
Rhys Ifans in The King’s Man – Le Origini, fonte: 20th Century Fox

A differenza di Fincher, Matthew Vaughn voleva dirigere Star Wars: Il risveglio della Forza. Reduce dal successo di X-Men – L’inizio, aveva addirittura abbandonato la regia di X-Men – Giorni di un futuro passato per dedicarsi al progetto Star Wars. Ma Lucasfilm aveva altri piani. Lo studio considerava Vaughn troppo “maverick”, imprevedibile, e alla fine scelse J.J. Abrams per inaugurare la nuova trilogia.

Vaughn si buttò allora sulla saga di Kingsman, dirigendo tutti i film successivi della franchise. Nel 2021 dichiarò che avrebbe ancora amato dirigere un film di Star Wars, ma aggiunse che la saga era stata “decimata”. Se avesse avuto l’opportunità, promise, sarebbe stato “meticoloso nel proteggere l’eredità di qualcosa di cui mi sono innamorato grazie al cinema“. Una dichiarazione che suonava insieme come una critica e come una promessa non mantenuta.

6. Colin Trevorrow e la sceneggiatura bocciata

Frame che ritrae Chris Pratt in Jurassic World
Frame che ritrae Chris Pratt in Jurassic World, fonte: Universal Pictures

Colin Trevorrow era stato scelto per dirigere l’Episodio IX dopo la polarizzante accoglienza riservata a Gli ultimi Jedi di Rian Johnson. Reduce dai successi di Jurassic World, Trevorrow si mise al lavoro su una sceneggiatura che, all’epoca, portava il titolo provvisorio di Duel of the Fates. Ma quando consegnò il copione a Lucasfilm, lo studio rimase insoddisfatto e lo licenziò.

Al suo posto tornò J.J. Abrams, che diresse il suo secondo episodio della saga con L’ascesa di Skywalker, un film che ricevette alcune delle recensioni più negative dell’intera trilogia sequel. Resta il dubbio su cosa sarebbe potuto diventare Star Wars con la visione originale di Trevorrow, una storia alternativa che continua ad alimentare speculazioni e rimpianti tra i fan.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.