X

Tutti gli appassionati di videogiochi al mondo, nelle ultime ore, sono stati sconvolti da una notizia che ha scosso il settore. Una nuova ondata di licenziamenti ha colpito duro centinaia di sviluppatori e, questa volta, a subire il colpo è stato uno degli studi di punta degli Xbox Games Studios. La notizia ci è arrivata tramite Window Central e Jason Schreir che hanno riportato per prima cosa che Everwild, videogioco precedentemente in sviluppo presso Rare e presentato soltanto una volta nel lontano 2019 e mai più visto, è stato ufficialmente cancellato. Inoltre anche il costosissimo e attesissimo Perfect Dark è stato bloccato e l’intero team che se ne stava occupando, il blasonato The Initiative, ha chiuso i battenti, provocando centinaia di licenziamenti.

Microsoft ci ha tenuto a specificare che tutto il personale riceverà le giuste indennità di buonuscita e supporto e ha invitato tutti coloro che non hanno più un posto di lavoro a candidarsi per altre posizioni all’interno della casa di Redmond, comportamento che le fa onore, ma non cambia il fatto che una simile notizia rappresenti un vero e proprio disastro per il colosso. La storia di questa grande compagnia è riconosciuta da momenti di grande successo e titoli di rilievo, da una strategia focalizzata sulla diversificazione per il giocatore, a differenza delle controparti che per anni hanno rilasciato contenuti definiti dall’utenza identici gli uni agli altri, ma tempestata anche di clamorosi fallimenti. Perché, quindi, questa notizia ci scuote tanto? Perché dopo tutti questi anni ci si aspetterebbe che Microsoft abbia imparato dai propri errori.

Va detto, però, che quello di Everwild era un po’ il segreto di Pulcinella. Titolo annunciato durante l’Xbox Games Showcase del 2019 (quando ai tempi la conferenza aveva addirittura un altro nome), non si era quasi totalmente più visto e le voci di corridoio parlavano di lavori disastrosi e rallentati. Inoltre nell’ambito videoludico, così come in quello cinematografico e televisivo, quando un titolo entra in development hell (una situazione per la quale la produzione di un progetto si protende eccessivamente al punto che quest’ultimo non uscirà mai) come in questo caso, la cancellazione è dietro l’angolo. Per quanto riguarda Perfect Dark, in realtà, la situazione è un po’ più complessa.

Il caso Scalebound

Poster di Scalebound
Poster di Scalebound, fonte: Platinum Games

Considerato uno dei titoli di punta dell’offerta di Microsoft, Perfect Dark nasceva dopo una strategia di ricostruzione dei team interni della compagnia che non aveva precedenti nel settore. Per spiegare la sua importanza bisogna fare un ‘piccolo’ passo indietro. Era il lontanissimo 2013 quando venne annunciato Scalebound, uno dei giochi più attesi, interessanti e amati delle scuderie di Microsoft. Sviluppato da Platinum Games e diretto da Hideki Kamiya (il papà di Devil May Cry), era un successo assicurato e a ogni presentazione si mostrava con filmati sempre più accattivanti.

Il gioco sarebbe dovuto uscire nel 2017, i giocatori pregustavano il momento di potervi mettere le mani sopra e lo sviluppo sembrava andare a gonfie vele, quando nel gennaio dello stesso anno è arrivata la notizia. Scalebound è stato cancellato. Il titolo versava in condizioni talmente pietose e la gestione interna era così confusionaria che la compagnia ha preferito chiudere i rubinetti. Il problema principale? Che la casa di Redmond pagava per la produzione, senza supervisionare il progetto, pensando ingenuamente che un team navigato come quello di Platinum Games non ne avesse bisogno, e invece il titolo andava tenuto sotto controllo. La fiducia nei confronti di Microsoft era ai minimi storici. Dopo un paio di anni di continue batoste, tra le più clamorose il downgrade di Crackdown 3 e il suo flop, il comparto videoludico di Microsoft subisce una riorganizzazione interna e nascono, nel 2019, gli Xbox Games Studios.

Cosa cambiava? Fino a quel momento, tranne in rari casi, i precedenti Microsoft Studios si appoggiavano a team esterni, di terze parti, per lo sviluppo delle proprie esclusive. In quell’anno, invece, sono state create e acquisite delle software house che servissero a sviluppare i titoli internamente, con un sistema molto più ferrato e una gestione interna maggiormente attenta affinché epic fail come quello di Scalebound non si ripetessero più. Nel corso di quei due anni la compagnia si era data da fare per acquisire personalità di rilievo e mettere in piedi un carrozzone dorato e blasonato. Playground, Inxile, The Coalition, Obsidian, Ninja Theory, Double Fine, Compulsion, Undead Labs e tanti (tantissimi) altri studi di sviluppo sono stati acquisiti quasi in una volta sola. Un team, però, è stato fondato da zero nello stesso periodo. Una software house enorme, tra le più grandi per quantità di sviluppatori e nomi altisonanti con un peso nell’industria: The Initiative.

Aria di rinnovamento… o forse no

Tutti gli studi interni degli Xbox Games Studios
Tutti gli studi interni degli Xbox Games Studios, fonte: Xbox Games Studios

Ed ecco che inizia l’epoca d’oro, o finta tale, per gli Xbox Games Studios con un pedigree di non poco conto e l’intenzione di scuotere il mercato dell’intrattenimento videoludico. Dopo la conseguente acquisizione di Zenimax e Activision Blizzard King, sembrava che la compagnia di Redmond non avesse più intenzione di fermarsi e i primi giochi in sviluppo vengono mostrati al pubblico. Si continua sull’aspetto della diversificazione, grazie a team come Obsidian, Inxile e Double Fine vengono rilasciate opere di grande pregio in questo aspetto, ma i big degli Studios continuano a lavorare e le voci di corridoio non sono promettenti.

Tra l’altro marchi storici come Gears e Halo si rivelano deficitari e dei flop clamorosi, non solo di vendite (considerando che le esclusive Microsoft non vendono più a causa del Game Pass), ma anche per numero di giocatori. In questo contesto, si parla di come Perfect Dark sia un gioco orribile e tempestato di problemi produttivi, al punto che quel colosso di The Initiative, pieno di esperti con anni e anni di esperienza, viene affiancato dai ragazzi di Crystal Dynamics per aiutarli nello sviluppo. Nessuno credeva più in quel progetto, nessuno pensava che sarebbe riuscito a uscire dal development hell. E invece solo un anno fa, il 9 Giugno 2024, ecco un trailer di gameplay meraviglioso e spettacolare che dona nuove speranze ai fan e dimostra che i team lavorano instancabilmente per completare il gioco. La fiducia non è mai stata così alta. Ed ecco che il caso Scalebound si ripete.

Solo che questa volta fa ancora più male. Perché nel 2017 Microsoft non aveva dei team interni e non aveva una reale organizzazione dei suoi lavori (che certamente avrebbe dovuto avere). Perché dopo aver speso miliardi per acquisizioni e la costruzione di un baraccone tra i più imponenti e altisonanti, dopo che The Initiative era stato presentato come un team gigante che avrebbe cambiato le sorti del mercato, nonostante le voci di corridoio che non parlavano bene di Perfect Dark, ci si aspettava che Microsoft avesse imparato dai suoi errori. E quando un tale gigante cade, le ripercussioni si sentono davvero.

Microsoft si riprenderà?

Logo di Xbox Game Pass
Logo di Xbox Game Pass, fonte: Xbox Games Studios

Va detto che già l’anno scorso tanti studi acquisiti, anche piuttosto importanti come Arkane, erano stati chiusi, quindi non è la prima volta nell’ultimo periodo che avviene uno scossone simile, ma mai di tale portata. Cosa significa questo per Microsoft e per il mercato? Che il Game Pass, forse, non è realmente sostenibile e fa più danni che altro. Un abbonamento con centinaia di giochi, di cui la maggior parte al Day One, non permette ai singoli titoli di vendere granché, portando la compagnia ad avere tolleranza zero per ogni progetto che richiede troppo tempo e soldi per il suo sviluppo. Modello simile a quello di Netflix che cancella serie tv di pregio se non raggiungono la top 10 delle più viste al mondo, e spesso anche in quel caso.

Una tale notizia significa anche che quella di Perfect Dark potrebbe non essere l’ultima cancellazione, se consideriamo che è fin troppo tempo che non vediamo State of Decay 3 e Fable, ed è alquanto sospetto che non si sia visto alcun aggiornamento in merito durante l’ultima conferenza. Più di ogni altra cosa, significa che Microsoft non è riuscita a imparare dal suo passato, non ha saputo gestire, ancora una volta, i propri giochi, che ha compiuto l’ennesimo passo falso e che, come nel 2017, si sta pericolosamente giocando la fiducia anche dei giocatori Xbox più fedeli. Sempre che, dopo tutti questi anni, ne siano rimasti.

Condividi.

Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ha iniziato a scrivere per DigitalDreams sui siti Cinemaserietv.it e brevemente su Cultweb.it e ha svolto il ruolo di responsabile news per ScreenWorld.it. Ora si occupa principalmente di stesura, gestione e organizzazione di news e articoli short form per BadTaste.it ed è il Community Manager di ScreenWorld.it.