Ci sono giochi che scelgono il mare come sfondo e poi ci sono giochi che scelgono il mare come struttura. Sea of Remnants appartiene alla seconda categoria: non è semplicemente un’avventura ambientata tra isole e tempeste, ma un progetto che prova a trasformare l’oceano in grammatica narrativa, in spazio di perdita e scoperta, in superficie instabile su cui costruire un’identità. Lo fa utilizzando strumenti chiaramente “gigioni” come diciamo qui nello stivale, ma è un compromesso tutto sommato accettabile conoscendo chi c’è dietro.
L’alpha test che abbiamo potuto provare nelle scorse settimane lascia intravedere un titolo ambizioso, consapevole delle suggestioni a cui si ispira ma determinato a non limitarsi alla replica di modelli già consolidati. L’idea di fondo è chiara: esplorazione navale, gestione dell’equipaggio, combattimenti tattici e una componente narrativa che ruota attorno ai “resti”, materiali e simbolici, di un mondo che sembra aver conosciuto un crollo silenzioso. Siamo dunque pronti a raccontarvi le nostre impressioni nell’anteprima di Sea of Remnants.
Il mare al centro dell’attenzione

Il mare, in Sea of Remnants, non è mai uno spazio neutro, ma una distesa che nasconde relitti, rovine sommerse, città d’altri tempi e tracce di civiltà che forse non ci sono più. Ogni viaggio tra un’isola e l’altra non è un semplice spostamento geografico, ma un atto di attraversamento emotivo. Il gioco insiste molto su questa dimensione: la navigazione è centro di gravità permanente, quasi meditazione, scandita dal suono del legno che scricchiola e dal vento che cambia direzione. C’è frenesia, almeno nelle prime ore, ma sempre costantemente sotto il controllo del giocatore, che non si sente in balia delle onde, ma anzi comprende bene dove e come gestire i pericoli.
Dal punto di vista meccanico, la struttura si articola su tre elementi principali. Il primo è la gestione dell’equipaggio. La scelta di chi portarsi dietro tra i personaggi giocabili non è solo un modo per sfruttare le meccaniche matcha ma è la chiave su cui ruota il gioco. Il secondo livello riguarda l’esplorazione delle isole, che si sviluppa attraverso sezioni semi‑open con incontri, dialoghi e piccoli dungeon ambientali e avanzamento della narrativa. Il terzo è il combattimento, che alterna scontri navali dinamici e duelli terrestri a turni.
La sensazione generale è quella di un progetto che vuole fondere più anime: un pizzico di sfida con le questo secondarie che spingono al grinding, una base RPG nella progressione dei personaggi, una componente gestionale che richiama certi survival marittimi, e una forte attenzione alla costruzione dell’atmosfera. Il rischio, naturalmente, è quello della dispersione. Ma nella build provata si percepisce una certa coerenza: ogni sistema sembra dialogare con l’altro, e nulla appare inserito solo per riempire.
Un gioco equilibrato

Uno degli aspetti più interessanti è la scrittura. Sea of Remnants non racconta una storia lineare nel senso tradizionale, dissemina invece frammenti poco alla volta. Il giocatore è chiamato a ricostruire un mosaico narrativo a partire da indizi, dialoghi, personaggi e piano piano completa un mosaico sempre più chiaro È un approccio che richiede attenzione e pazienza, ma che restituisce un senso di scoperta autentica.
Dal punto di vista del combattimento invece, la struttura a turni funziona in maniera pressoché uguale ai più grandi esponenti del genere gacha. La composizione del party influisce sull’efficacia degli attacchi soprattutto grazie al sistema di “carta-sasso-forbice” che si unisce alle classi dei personaggi. Quello che abbiamo notato è che la spettacolarità sicuramente la fa da padrone, la profondità invece non è stata potuta provare. Se la superficie del combattimento a turni è stata solo scalfita, gli scontri navali hanno sicuramente invece avuto un impatto di tutt’altro respiro. Veloci, frenetici, intriganti e anche variegati in base a quanto tempo spenderete nel potenziare e gestire la nave, che vi ricordiamo funzionare come un’estensione dell’equipaggiamento. Vale a dire personalizzabile, di diverse fatture e anche rarità. Anche in questo caso alcuni elementi come le possibilità di ottenimento, crafting o espansione in endgame restano coperte dal mistero.
Tecnicamente accattivante

Visivamente, il titolo adotta uno stile pittorico che evita il realismo spinto per abbracciare una palette giocosa, quasi cartoonesca. L’effetto marionetta di legno è presente, caricaturale il giusto e alla lunga non stanca. Le tempeste non sono spettacolo pirotecnico, ma masse di grigio e blu che inghiottono l’orizzonte. Le isole emergono come silhouette, più suggerite che dettagliate. Questa scelta estetica contribuisce a rafforzare l’idea di un mondo incompleto, di un paesaggio che è già memoria prima ancora di essere presente.
Non mancano, tuttavia, alcune incertezze. Il ritmo nelle prime ore è deliberatamente lento, e non tutti potrebbero apprezzare una progressione così misurata. Il sistema di combattimento, pur interessante nelle intenzioni, necessita ancora di rifiniture sul piano del feedback in mare e della varietà delle strategie disponibili. Anche l’interfaccia mostra margini di miglioramento, soprattutto nella gestione dell’inventario e delle risorse, ma anche nel sistema di alberi e potenziamenti, che per essere contestualizzato narrativamente, aumenta la macchinosità.
Commento finale

Ma è importante ricordare che ci troviamo di fronte a un’alpha e ciò che emerge con chiarezza è una direzione artistica forte, un’identità riconoscibile e un desiderio evidente di costruire un’esperienza che vada oltre la semplice avventura piratesca.Se manterrà le promesse, Sea of Remnants potrebbe ritagliarsi uno spazio interessante nel panorama dei giochi a tema piratesco, non tanto per la spettacolarità, quanto per la sua capacità di trasformare il viaggio in un atto di memoria. Per ora resta un progetto in equilibrio, sospeso tra ambizione e prudenza, ma il vento, almeno, sembra soffiare nella direzione giusta.
Resta ora da capire quanto lo studio saprà essere coraggioso nelle fasi successive dello sviluppo. Un progetto come Sea of Remnants vive e muore sulla capacità di mantenere coerenza tra atmosfera e sistema, tra racconto frammentato e progressione ludica. Se il team riuscirà ad arricchire la varietà degli eventi, a dare maggiore spessore agli scontri e a rendere più leggibile la gestione delle risorse senza tradirne la complessità, il risultato finale potrebbe trasformare questa promessa in un’esperienza davvero soddisfacente. Per ora insomma, siamo di fronte ad un mare in formazione, affascinante ma ancora in attesa della sua tempesta definitiva.



