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Il mondo delle comedy è stato travolto dal fenomeno revival, con diverse produzioni storiche pronte a tornare per soddisfare la nostalgia del pubblico millennial. Non possiamo dire di esserne del tutto scontenti, ma un po’ di scetticismo è d’obbligo. Questi show hanno ancora qualcosa da raccontare o si tratta soltanto di fan service fine a se stesso? Quello di Malcolm in the middle è senza dubbio un test importante: lo show che ha accompagnato mezzo mondo sin dai primi anni 2000 ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura pop con la sua rappresentazione folle e delirante di una famiglia completamente disfunzionale. Ritrovare quegli stessi personaggi a distanza di 20 anni fa un certo effetto, ma l’operazione nostalgia tanto richiesta dai fan non è così preoccupante come poteva sembrare ai più scettici.

Anzi, proprio Malcolm è uno dei pochi show ad avere abbastanza spazio di manovra per poter mantenere i propri punti di forza senza forzare alcuna novità. Arriva così Che vita!, un revival di 4 episodi da mezz’ora ciascuno pronti a divertire, coinvolgere e anche emozionare (forse in modo un po’ banalotto, ma tant’è). I personaggi di questa serie hanno fatto breccia nel cuore degli spettatori perché sono sempre stati incredibilmente spontanei, senza filtri, fallibili e problematici. Riconoscersi in loro non è mai stato difficile e in fondo ci faceva anche bene. La scelta di un approccio simile funziona, abbraccia la contemporaneità in modo sottile, senza snaturarsi, e promette anche di abbracciare temi più complessi andando oltre la superficie.

Davvero molto per due ore appena, ma il risultato convince quasi del tutto. Peccato che questo simpatico delirio finisca per durare così poco.

Certe cose non cambiano mai

la famiglia di Malcolm, che vita!
I protagonisti di Malcolm, che vita! – ©Hulu

L’esasperazione di ogni situazione è ancora lì, negli occhi terrorizzati di Malcolm che guardano dritti in camera e parlano con lo spettatore. Ogni cosa sembra essere come l’avevamo lasciata, eccezion fatta per l’assenza di Dewey (o meglio, del suo attore originale) e la presenza di Kelly, la figlia che Lois e Hal hanno avuto alla fine della serie originale. Il suo personaggio, unito a quello di Leah, rispecchia la prospettiva delle nuove generazioni e introduce temi altrimenti impossibili da trattare nel modo giusto. Il focus dell’intera operazione resta però l’unione familiare, qualcosa che Malcolm ha evitato negli ultimi anni costruendosi una vita di pace e bugie lontano dai parenti. Il 40° anniversario di matrimonio per Lois e Hal mette però tutto in discussione, costringendo il protagonista a fare i conti con la sua famiglia.

L’introduzione di nuovi personaggi (che non specificheremo per evitare spoiler) e il ritorno di vecchie conoscenze tengono alta l’attenzione per tutta la durata degli episodi, ma a dominare la scena è un Bryan Cranston a cui viene fatto fare letteralmente di tutto (il suo delirio prima del ricevimento meriterebbe l’Emmy). Aggiungendo al calderone tante gag, momenti di assoluta leggerezza e qualche attimo di imbarazzo che non guasta, Malcolm torna con un’operazione davvero ben congegnata e dimostra di sapere ancora raccontare la contemporaneità a modo suo, senza esagerare. Dispiace che il messaggio del revival si riassuma solamente in un “in fondo ci si vuole bene lo stesso”: forse con alcune scelte più coraggiose il risultato sarebbe stato davvero stratosferico, ma questa chiusura estremamente dolce e conciliatrice lascia spazio a tutte le opzioni e (forse) dà una vera chiusura allo show.

Il coraggio di restare

Bryan Cranston in una scena di Malcolm, che vita!
Bryan Cranston in una scena di Malcolm, che vita! – ©Hulu

Malcolm resta al passo coi tempi, come le migliori serie comfort, e forse questa è la vittoria più grande di tutte. Anche se si tratta solo di qualche ora, rivedere uno show del genere reggere il peso del tempo e portare ancora allegria ci dà tanta gioia. In fondo il revival è davvero per i fan, per chi è cresciuto con Malcolm in the middle e oggi si ritrova cresciuto in un mondo che è ancora caotico e ingiusto. Oggi forse capiamo più cose, le guardiamo in modo diverso, proprio come fa il protagonista. Il revival cattura anche questa sensazione, per questo fa ridere ma fa anche riflettere. Tutto quello che si poteva chiedere (o quasi) viene regalato ai fan senza esitazioni, con la stessa spontaneità dei tempi d’oro.

Malcolm: Che vita! può rappresentare per molti versi ciò che un revival dovrebbe essere. Ma (ribadiamo) se tutto questo funziona così bene ha davvero senso farlo durare così poco? Forse no. Ma in fondo va bene anche così. Non avremmo potuto chiedere molto di meglio, del resto. Meglio ricordare questi episodi come un evento di puro amore, un’operazione partita dal cuore per arrivare direttamente ai fan – con qualche aggiunta inaspettata che non guasta affatto. Non sappiamo se rivedremo questi personaggi un’altra volta, ma sappiamo che staranno bene anche senza di noi. Ci auguriamo che gli altri revival seguano questa scia: raccontare qualcosa che valga la pena raccontare, con l’attenzione di chi usa il cervello e la cura di chi ci mette il cuore.

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Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.