Abbiamo giocato a Gear.Club Unlimited 3 su Nintendo Switch 2 e, dopo diverse ore al volante, la sensazione è chiara: è un titolo che amplia l’offerta racing della nuova ibrida Nintendo, ma fatica a imporsi come punto di riferimento. In queste righe vi racconteremo le nostre impressioni e dove il nuovo titolo di Nacon ci ha colpito in positivo ed in negativo, analizzando nel dettaglio ciò che funziona, ciò che convince a metà e ciò che, invece, avrebbe meritato maggiore attenzione.
Una base solida, ma non ancora non attuale

Partiamo dall’aspetto tecnico, perché è quello che più incuriosisce su una nuova piattaforma. Quando arriva un titolo di guida su un hardware appena lanciato, le aspettative inevitabilmente si alzano. Ci si aspetta un salto qualitativo evidente, un passo avanti percepibile già dai primi minuti di gioco. Rispetto agli esordi del franchise, i passi avanti sono evidenti: i modelli delle auto risultano ben realizzati, con una buona cura nei dettagli della carrozzeria, delle linee e delle rifiniture. Le ambientazioni sono interessanti ed offrono scorci piacevoli, specialmente nelle gare ambientate al tramonto o nelle condizioni di luce più calde, dove il colpo d’occhio complessivo riesce a regalare un impatto visivo convincente. Non siamo davanti a un titolo povero esteticamente, anzi, l’impianto generale è ordinato, leggibile e coerente con la proposta.
Sono presenti le opzioni per privilegiare grafica o fluidità, scelta sempre apprezzata perché lascia al giocatore la possibilità di personalizzare l’esperienza in base alle proprie preferenze. Tuttavia, entrambe le modalità mostrano compromessi evidenti. Chi predilige la risoluzione troverà i 30 fps ad imporsi come limite strutturale. Sebbene visivamente il mondo di gioco appare più definito e curato, i rallentamenti sono visibili nelle situazioni più concitate, soprattutto quando il traffico civile e gli avversari occupano contemporaneamente lo schermo. La fluidità ne risente e l’esperienza perde quella sensazione di immediatezza che in un racing game è fondamentale.
Chi, invece, opterà per la fluidità, potrà contare sui 60 fps anche in modalità portatile, aspetto senza dubbio positivo. Tuttavia, la maggiore stabilità è accompagnata da evidenti sfocature che smorzano veicoli ed ambienti, riducendo la nitidezza complessiva dell’esperienza. Le texture appaiono meno definite e il colpo d’occhio generale perde parte del suo impatto. Non siamo davanti a un disastro tecnico, sia chiaro, ma nemmeno a quel salto generazionale che ci saremmo aspettati dopo anni di evoluzione e con il debutto su una nuova piattaforma. È un comparto che svolge il suo compito, ma senza mai lasciare davvero il segno.
Con le versioni PlayStation 5, Xbox Series X and Series S e PC in arrivo entro fine anno, la speranza è che l’ottimizzazione possa compiere un ulteriore passo avanti, soprattutto in termini di stabilità, pulizia dell’immagine e gestione degli effetti su schermo.
Tanta varietà, poca identità

Sul fronte contenutistico, il pacchetto è tutt’altro che povero. Le modalità spaziano dai circuiti tradizionali alle gare su strade aperte con traffico attivo, offrendo una varietà che, almeno sulla carta, risulta interessante. Non manca la volontà di proporre sfide differenti, con eventi strutturati per mettere alla prova il giocatore in contesti diversi. Non c’è un vero open world: tutto ruota attorno al nostro garage personalizzabile, hub centrale da cui pianificare eventi e progressione. Questa scelta mantiene l’esperienza più compatta e organizzata, evitando dispersioni inutili, ma al tempo stesso limita quella sensazione di libertà che altri titoli del genere hanno saputo offrire negli ultimi anni.
Il sistema di sblocco funziona bene: le auto più performanti non sono disponibili fin dall’inizio e richiedono impegno, creando un senso di crescita apprezzabile durante la campagna. Si percepisce un percorso di progressione pensato per accompagnare gradualmente il giocatore verso sfide più impegnative.
La campagna, seppur articolata e con la volontà di creare curiosità, non fa realmente da collante narrativo ma si presenta più come un extra funzionale. Non c’è una forte identità tematica o una costruzione narrativa capace di motivare davvero il giocatore oltre la pura competizione.
Anche la personalizzazione è presente e soddisfacente, pur restando distante dall’eccellenza vista in altri esponenti del genere. Abbiamo modifiche estetiche, anche se abbastanza limitate, e interventi di natura prestazionale che comprendono cambi radicali di motori, sterzo ed altre componenti. È possibile rendere i veicoli più o meno prestanti, adattandoli al proprio stile di guida, offrendo quell’elemento strategico necessario ed appagante. Il vero limite, però, è il numero complessivo di vetture. Qualitativamente convincono, sia nel design sia nella differenziazione alla guida, ma quantitativamente risultano troppo poche per lasciare il segno nel lungo periodo. Dopo diverse ore, si avverte la sensazione di aver già esplorato buona parte del parco auto disponibile
Una guida nel limbo

Negli ultimi mesi abbiamo provato diversi titoli di guida e, pur senza definirci esperti del volante, alcune sensazioni emergono subito. Gear.Club Unlimited 3 non è un arcade puro, ma nemmeno un simulatore: si posiziona in quella zona ibrida già molto affollata. I controlli sono immediati, i drift reattivi e ogni modello trasmette differenze tangibili. Eppure manca qualcosa. La sensazione generale, una volta posti al volante del veicolo, non riesce ad esaltare tutte le caratteristiche.
Le curve veloci, i cambi di direzione improvvisi e le situazioni di traffico intenso mettono in luce una risposta che risulta corretta ma non completamente appagante. Non c’è quella scintilla capace di trasformare una buona gara in un momento memorabile.
A questo si aggiunge una percezione di sfida artificiale. Gli avversari non risultano particolarmente aggressivi, e nelle modalità dove la presenza del traffico civile è molto attiva, soprattutto in modalità come il duello, finisce spesso per spezzare il ritmo. Più che aumentare la tensione, questa scelta rischia di creare frustrazione, togliendo quella sensazione di essere realmente padroni dell’asfalto. Tutto è tecnicamente al posto giusto, ma raramente entusiasma. È un equilibrio delicato, dove ogni elemento funziona quanto basta, senza però mai emergere con decisione.
Il verdetto

Gear.Club Unlimited 3 è un prodotto sufficiente, capace di intrattenere e di offrire una progressione ben costruita. Arricchisce il catalogo racing di Switch 2 con una proposta accessibile e strutturata, adatta a chi cerca un’esperienza immediata e non eccessivamente complessa. Le sue piste e le modalità proposte riescono a garantire una buona varietà, così come i veicoli curati e dettagliati rappresentano uno degli aspetti più solidi dell’intera produzione.
Al tempo stesso, le lacune tecniche in questo settore sono evidenti e, con la totale assenza del multigiocatore e una campagna poco coinvolgente, i limiti emergono con chiarezza nel medio periodo. L’esperienza resta piacevole, ma difficilmente memorabile. Chi mastica abitualmente giochi di guida potrebbe percepire una certa mancanza di personalità e profondità; tuttavia, per chi desidera un intrattenimento leggero e ha già esplorato gran parte delle proposte racing disponibili su Nintendo Switch, può rappresentare una scelta che appaga quanto basta.
Non siamo davanti a un prodotto destinato a evolvere il genere, ma a un titolo che svolge il proprio compito con discreta solidità, senza mai davvero sorprendere. Resta ora da capire se le versioni future riusciranno a limare gli spigoli tecnici e a dare a questa terza iterazione quella spinta in più che, al momento, sembra ancora in attesa di accendersi, perché il potenziale per fare meglio c’è, ma non è ancora stato pienamente espresso.



