Questo Autunno, secondo le promesse temporali di Playground Games, il tanto atteso reboot di Fable sarà finalmente disponibile. Per la prima volta anche per Playstation ora che la fatidica Console War è finalmente conclusa. Le prime immagini hanno catturato l’interesse e l’attenzione sia di fan di vecchia data ma anche di novizi che non hanno mai avuto il piacere di passeggiare nei campi di Albion. Sembra che la profondità del gioco sia accentuata, i temi e i toni goliardici invariati, ciò che ha reso Fable una pietra miliare videoludica preso e ampliato. Ma perché Fable è così importante?
Era un giovedì di ventidue anni fa

Era un giovedì quando accompagnai mio fratello Alessandro da “Tutto Console” , uno di quei negozi precursori di un mercato sempre più florido, che purtroppo qualche anno dopo avrebbe chiuso i battenti con l’arrivo di una delle grandi catene. Quel giorno tornammo a casa con Fable, uno dei titoli più attesi di quel 2004. Il suo autore, Peter Molyneux, è sempre stato una di quelle personalità polarizzanti: o lo ami o lo odi. E la campagna marketing su Fable aveva promesso un gioco innovativo; d’avventura ma anche con una forte componente di simulazione; la possibilità di percepire il tempo scorrere, figli che sarebbero diventati grandi e avrebbero potuto “sostituire” l’eroe diventato anziano e una libertà di azione tale da renderlo paragonabile ad un gdr cartaceo. Tutto questo, purtroppo, non fu.
Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me

Nonostante le pompate aspettative di Peter Molyneux provocarono un’ondata di delusione per quello che era il vero titolo, Fable rimaneva comunque un gioiello del genere. Al netto delle mancanze, la possibilità di poter interpretare qualunque tipo di eroe era vera: le scelte decidevano la morale del tuo protagonista. Interessante come questo modificasse anche l’aspetto dell’eroe, secondo il principio greco del kalòs kai aghatòs (bello e buono). L’apparenza che diventa specchio dell’animo. Da buono avevi un’aureola sul capo, occhi chiari, capelli argentati. Da malvagio ti trasformavi in un essere demoniaco con occhi rossi e vistose corna sul capo. Il concetto di morale si amplia nel corso dei capitoli. Se nel primo l’allineamento è più archetipico, a partire dal secondo si aggiungono elementi che lo vivacizzano. Purezza e corruzione, amore e odio, fascino e spavento. A seconda di come ti comportavi da regione a regione, cambiava il modo di essere percepito e visto dai vari NPC.
Fable I: Benvenuti ad Albion

Il primo capitolo di Fable ci fa fare la conoscenza di colui che diventerà famoso come l’Eroe di Oakvale, dal nome del villaggio in cui è nato e da cui inizia la storia. È un bambino quando un giorno sosia di altri giorni, viene sconvolto dall’arrivo dei banditi che distruggono tutto ciò che conosce. Suo padre viene ucciso, sua madre e sua sorella rapite, Oakvale viene arsa dalle fiamme. Salvato da un misterioso mago, Dedalo, verrà condotto alla Gilda degli eroi dove sarà cresciuto e addestrato nelle tre arti della guerra: mischia, distanza, volontà. E da qui inizia il vero viaggio dell’eroe che lo porterà a scoprire il proprio destino. E a combattere uno dei cattivi più iconici della storia videoludica, Jack di Spade (ndr: mia grande cotta).
Gli Dei e i Demoni che temi e adori non sono nulla per me! — Jack of Blades
Scopriamo che il mondo in cui ci muoviamo è vivo e pulsante, con tutte le contraddizioni di una realtà caratterizzata da british humour, quest grottesche e personaggi surreali. Che diventeranno un marchio di fabbrica della serie.
Fable II: Sventurata la terra che ha bisogno di eroi

Nel secondo Fable ci spostiamo avanti nel tempo di cinquecento anni. Albion è cambiata, sta vivendo il proprio “Illuminismo”. Le armi si stanno evolvendo, così come i contesti urbani. La Gilda degli Eroi è stata distrutta qualche secolo prima da una folla inferocita. Gli eroi non ci sono più, se non nelle storie della buonanotte che si raccontano ai bambini. Per la prima volta puoi decidere il sesso del protagonista, anche se non è ancora disponibile una particolare personalizzazione. Passerotto, questo il soprannome che gli ha dato sua sorella Rosaspina, è un orfano/a che vive nella città vecchia di Bowerstone. Vive alla giornata, sognando di poter cambiare la propria situazione. Guardando Castel Fairfax, sempre protagonista della città più importante di Albion, e immaginando come sarebbe viverci dentro. Il destino si mette in moto in una fredda giornata invernale. La morte violenta di Rosaspina è il motore di avvio della storia del protagonista. Ma questa volta non sarà solo. Oltre ad un fedele amico a quattro zampe, utilissimo per trovare tesori, ci saranno altri tre eroi che oltre ad essere particolarmente skillati in una caratteristica, sono rappresentazioni di tre spettri morali: la forzuta Hammer, è il bene a qualunque costo, l’incantatore Garth è più grigio e infine l’amorale quanto abile Reaver (ndr. il secondo malessere della mia vita) è l’egoismo e agire per il proprio tornaconto.
Fable III: il bene al servizio del potere, il potere al servizio del bene

Cinquant’anni dopo aver salvato ancora una volta Albion, scopriamo che l’eroe di Bowerstone è stato sovrano del regno e ha avuto due figli: Logan, primogenito, ora re e il tuo personaggio. Ancora una volta potrai decidere se essere maschio o femmina e, per la prima volta, il nostro protagonista parla a tutti gli effetti. Albion è scossa dalla Rivoluzione Industriale e la dicotomia tra benessere e povertà si fa ancora più marcata nelle strade di Bowerstone. Tuo fratello è passato dall’essere un monarca illuminato ad un despota tirannico, senza scrupoli davanti alle esigenze del popolo. Per questo motivo se chiamato ad organizzare un colpo di stato per detronizzarlo e prendere il potere. Riuscirci però vi permetterà di diventare il nuovo Re o Regina di Albion, ma a caro prezzo. Una nuova minaccia incombe sul regno, qualcosa di oscuro come non si vedeva da tempo. E arriverà molto presto. Le scelte a questo punto si snodano con una ulteriore componente di significato: fare scelte all’apparenza cattive, velocizzerà la raccolta di denaro necessarie per proteggere il regno. Di contro, scelte positive dilapideranno rapidamente il patrimonio che state mettendo da parte con tanta cura. Quanto costa avere il potere? Essere un tiranno significa per forza essere cattivo? Un gioco poco amato rispetto al predecessore, ma che ci ha sempre colpito per una profondità non scontata.
Eroi legati dal sangue e dal dolore

I tre protagonisti: l’eroe di Oakvale, di Bowerstone e di Brightwall sono legati da un legame di sangue. Il protagonista del II è discendente del primo, mentre il principe/la principessa del terzo è figlio/a dell’eroe del II. Ma non è solo questo che colpisce, anzi, questo è il più archetipico espediente per dar loro una illustre ascendenza che ne giustifichi in parte gli immani poteri. Tutti e tre sono uniti dal trauma. Hanno una ferita profonda legata all’infanzia che li segnerà per tutta la vita. L’eroe di Oakvale assiste alla distruzione del proprio villaggio e della propria famiglia. Quello di Bowerstone, già orfano di genitori, perde in maniera brutale la sorella maggiore Rosaspina. Mentre l’ultimo, non solo deve sopportare il peso del cambiamento del fratello, da sovrano illuminato a despota sanguinario, ma già nelle prime fasi di gioco si trova a dover compiere una scelta impossibile. Allora il concetto di scegliere il tipo di eroe che sarai assume anche un valore più profondo, catartico. Userai questo dolore per fare del bene o cederai ad esso e ti farai sopraffare?
Tornare a casa

Le immagini del gameplay di Fable fanno esattamente ciò che mi aspetto da questo tipo di operazione: emozionano. Perché quando ti prefiggi di fare un reboot di una serie che, tra alti e bassi, ha fatto la storia dei videogiochi, il primo pubblico a cui punti è proprio quello di vecchia data. Gli affezionati che con Fable sono cresciuti. E sarò sincera: vedendo quelle immagini mi sono sentita di nuovo la bambina di dieci anni che approda ad Albion per la prima volta. Fable come molti giochi di quell’epoca d’oro, si lega ad un periodo dell’infanzia spensierato e felice, ed è difficile discernere l’esperienza ludica da quella personale. Le immagini del reboot mi hanno dato proprio quelle sensazioni. E a prescindere da quante promesse o meno saranno mantenute, so già che guarderemo l’ingresso di Bowerstone e penseremo: “Sei bella come il giorno in cui ti ho perduta“. E non è forse un po’ anche questa la magia dei videogiochi?



