Quella di Robert Robertson non è la classica storia di supereroi contro cattivi. Dispatch, infatti, ci mette nei panni di un uomo comune, con sogni semplici e una vita ordinaria. Paradossalmente, però, questi elementi riusciranno ad emergere soltanto dopo che il suo mondo ordinario sarà sconvolto e il nostro protagonista sarà chiamato all’azione.
Certo, quando il nostro lavoro consiste nel gestire un team di supercattivi la situazione tende a sfuggire di mano piuttosto facilmente, ma l’opera di AdHoc Studio si focalizza su altro. L’argomento che più di tutti emerge è senza dubbio il valore delle relazioni con le persone che ci circondano e il modo in cui esse possano cambiare la nostra vita.
Un nuovo lavoro

Quando Robert smette di essere Mecha Man, pensa che tutto ciò per cui ha sempre vissuto sia ormai perso per sempre. Tuttavia, dopo che avrà accettato un lavoro d’ufficio dai classici turni da otto ore, intervallati da una pausa pranzo, si renderà conto di essere molto più che un comune supereroe.
Dispatch, infatti, ci mostra come siano le piccole azioni quotidiane ad avere impatto sulla vita delle persone e ci permette di capire quanto un piccolo gesto possa contare per qualcuno. Non dobbiamo necessariamente salvare un’intera città per fare del bene, a volte, una parola detta al momento giusto è sufficiente a cambiare il destino di una persona.
È quello che succede a Robert, quando gli viene offerta la possibilità di coordinare il progetto Phoenix, una squadra di supercattivi che hanno deciso di mettere i loro poteri al servizio del bene. In questo caso, infatti, la spirale autodistruttiva nella quale il giovane rischiava di cadere viene interrotta sul nascere. Lo stesso accade, tuttavia, anche nel rapporto tra Robert e gli altri membri del team che dovrà ispirare e spronare ad agire nel migliore dei modi.
Una famiglia disfunzionale

Il risultato di questi piccoli gesti è che in Dispatch riusciremo a creare una vera e propria famiglia a partire da una serie di sconosciuti. Certo, sarà una famiglia disfunzionale e carica di conflitto, ma quelli che inizialmente saranno solamente dei colleghi di lavoro diventeranno ben presto le persone più importanti nella vita di Robert.
È proprio questo uno dei principali punti di forza di Dispatch. Nel corso degli otto episodi che compongono la sua storia, proveremo per ogni personaggio una miriade di sentimenti che non avremmo creduto possibili rispetto all’iniziale apatia di Robert. Andando avanti nella narrazione, essere Mecha Man sarà sempre meno importante e ci troveremo ad amare la vita di Robert Robertson e sentirla nostra. Ci sentiremo in dovere di prenderci cura di Beef, il suo cagnolino, legheremo con i nostri colleghi e ritroveremo vecchi amici.
Tutto questo avrà risvolti nella sinergia che si creerà tra i personaggi. Inizialmente ognuno proverà ad agire per se stesso, ma presto capiranno che collaborare è la forma migliore per portare a termine il lavoro. Non mancheranno però le liti e le incomprensioni che, come in qualsiasi altro ambiente lavorativo o famigliare, andranno anche a impattare sulla sinergia e sulla collaborazione dei nostri supercattivi.
Tuttavia, quando si stringono rapporti così profondi, ci sarà sempre modo per chiarirsi e voltare pagina, poco importa se questo viene fatto tramite un pugno sul naso. Grazie a questa famiglia disfunzionale, la parete bianca della nostra vita si andrà riempiendo di foto e ricordi che la renderanno indimenticabile.



