Il 2025 è indubbiamente un’annata eccellente per, onestamente, quasi tutti i tipi di giochi in realtà. Ma per i JRPG in modo particolare visto che la nicchia ha avuto una bella ribalta. Parlare di Expedition 33 sarebbe ormai scontato, però a seguirlo c’è anche il notevole remake di Trails in the Sky 1st Chapter che ha riscosso un successo internazionale. A seguire, quest’oggi siamo davanti a un altro ottimo prodotto di un’altra serie storica che quest’anno si fregia della seconda pubblicazione: Atelier di Gust e Koei Tecmo con il nuovo capitolo Atelier Resleriana: The Red Alchemist & The White Guardian. È un progetto che prende a piene mani dall’ormai defunto titolo per mobile omonimo e lo “trasforma” in un capitolo classico (quindi ritornando alle origini rispetto al precedente Atelier Yumia) dal ricco cast e con un seguito ufficiale alla trama del gioco gacha per i fan che sono riusciti a viverne le vicende.
Per sua natura, quasi celebrativa considerando la presenza di tutti personaggi appartenenti ad altri titoli della serie, non è propriamente accogliente per i neofiti di Atelier, al tempo stesso può tuttavia essere un punto di partenza con cui avere un’infarinatura sommaria, a patto di accettare che alcuni dei personaggi non avranno mai una risoluzione se non quella che potrete cercare nelle loro rispettive saghe. Non abbiate paura però: le vicende di Atelier Resleriana sono assolutamente conclusive nel loro arco narrativo, il quale segue la storia di due giovani legati dall’alchimia, residenti di una città da ricostruire e con una dura eredità da affrontare.
Un passato di frammenti

Ed è il retaggio di ognuno dei due da cui parte tutto, fin dal titolo. Infatti la tradizione vuole che i capitoli di Atelier abbiano il nome dei protagonisti che possiedono il laboratorio d’alchimia, ma non questa volta. Resleriana infatti si riferisce sì a un personaggio, l’alchimista Resna protagonista dell’omonimo titolo mobile, ma viene utilizzato in questo caso con l’accezione di “universo” per far capire che ci troviamo nello stesso mondo del gioco free to play, chiamato Lantarna. Per quanto Resna e i personaggi collegati a lei abbiano un ruolo molto definito nelle vicende che si susseguono, i nostri protagonisti sono in realtà Rias e Slade, corrispondenti alle figure nel sottotitolo “The Red Alchemist & the White Guardian”.
Entrambi infatti vengono dalla città di Hallfein e il loro passato è collegato a essa e alla tragedia che ha portato alla sparizione di moltissime persone a seguito di una misteriosa nebbia rossa. La città ne è uscita distrutta e non ha aiutato una calamità naturale abbattutasi sulla capitale del regno che ha sostanzialmente richiesto l’investimento di tutti i tesori delle casse reali per essere debellata. Certo la pace è tornata, ma Hallfein è rimasta in rovina per l’assenza di fondi da utilizzare nel ricostruire. Tra queste macerie però, Rias e Slade trovano un laboratorio alchemico guidati dall’invisibile mano del destino e dalle loro storie: Rias infatti può vedere il mana innatamente e scopre di poter imparare l’alchimia spinta dall’obiettivo di far rivivere la città e il negozio del nonno scomparso, mentre Slade è ereditario di un particolare marchingegno chiamato Geist Core che sembra provenire proprio dal luogo del laboratorio alchemico, tanto che può addirittura espanderne le funzioni.
Capito l’obiettivo del gruppo e il cammino per la sua realizzazione, la storia di Atelier Resleriana segue una linearità abbastanza logica nella sua esecuzione ma è quel tipo di narrazione confortante e leggera che la serie di Gust ha sempre avuto come marchio di fabbrica. Per quanto il passato dei due protagonisti sia indubbiamente tragico e si ripercuota nel corso delle ore di gioco con le scoperte sulla verità di Hallfein, è unicamente la speranza e l’amicizia a farla da padrona tematicamente in un vento di spensieratezza onnipresente, regalandoci dialoghi, scorci e situazioni ideati proprio per darci l’idea di un’avventura emozionante di stampo fantasy classico, o meglio quello europeo immaginato dal Giappone.
Cieli azzurri e città fiorenti

L’essenza di Atelier del resto è proprio costituita su quello che oggi chiameremo “cozy gaming” e che si traduce in campi fioriti e personaggi che si uniscono contro un male evidente superando i propri problemi personali, piuttosto che passare il tempo tra complotti e toni cupi o innumerevoli difficoltà artificiali. L’avere una coppia in questo caso è stato vitale per rendere la trama molto più avvincente e sentita, poiché il supporto tra Rias e Slade è palpabile, realistico e soprattutto alimentato a vicenda per come il loro passato finisce per essere di lezione reciproca. Non si può dire che sia Slade a essere la colonna portante di Rias o viceversa, invece è evidente come la loro collaborazione finisca per essere il magnete che li tiene uniti contro le avversità e attira anche tutta una serie di alchimisti che vedono in loro una nuova fonte d’ispirazione o la scintilla giusta per far rinascere una comunità.
Atelier Resleriana in questo caso però fa un passo in più e crea ulteriori sinergie tra gameplay e intenti narrativi. Alla base di tutto c’è ovviamente l’Alchimia e il relativo laboratorio: attraverso un sistema di crafting profondo ma semplice da utilizzare, grazie all’aiuto di colori e funzioni utili che semplificano il processo, Rias potrà creare equipaggiamenti, oggetti e materiali per procedere nella storia, soddisfare le richieste degli abitanti di Hallfein e potenziare i propri armamenti. Naturalmente per far questo bisogna raccogliere gli ingredienti necessari e ciò avviene tramite l’esplorazione di numerose aree dai biomi differenti. Molto meno open world dei predecessori, specie di Yumia, Atelier Resleriana sfrutta le dimensioni contenute per puntare di più sulla diversità dei luoghi e proporre un’esperienza meno pesante in termini di ore da investire, oltre che visivamente più variegata e appagante con il classico stile pieno di fronzoli, colori e lineamenti tenui. Stavolta con molto meno fanservice, addirittura.

Non mancano poi scontri con i mostri che popolano le zone fuori dalla città, svolti a turni con tanti meccanismi per fare cose aggiuntive nello spazio d’azione e concatenare gli attacchi tra i 6 membri massimi del gruppo (3 in prima linea e 3 nelle retrovie). Se tutto questo è molto familiare ai fan della saga e mantiene lo standard qualitativo a cui sono abituati, è il ritorno in città invece a cambiare tutto e far assumere una nuova dimensione al ritmo di gioco. Hallfein infatti va ricostruita nella sua interezza e questo è un compito che Atelier Resleriana affida agli sforzi del giocatore e fornisce, finalmente, un’idea tangibile delle migliorie che l’alchimia porta a tutta la città.
Se nel passato diventare bravi alchimisti veniva riconosciuto solo tramite mezzi di storia o dialoghi, ad Hallfein lo sforzo è remunerativo anche nella fattualità dell’esperienza di gioco. Utilizzando il negozio ereditato da Rias è possibile vendere ingredienti e prodotti dell’alchimia per guadagnare soldi e far ricrescere l’economia della città, anche investendo nelle infrastrutture o completando le richieste dei suoi residenti. Man mano che procederemo con la storia e sbloccheremo nuove possibilità, Hallfein visivamente cambierà passando da città distrutta a luogo fiorente e bellissimo da vedere, con negozi completamente nuovi e sempre più personaggi che possono venire in nostro aiuto anche raccogliendo materiali per noi. E cosa c’è di meglio nel vedere con mano il frutto dei propri sforzi oltre i numeri e le statistiche?
Comunità alchemica

Il cuore pulsante di Atelier Resleriana è proprio avvertire la popolazione (e il nostro gruppo) crescere pian piano che facciamo azioni tangibili per la città, dando non solo quel senso di soddisfazione che accomuna i giocatori nel raggiungimento degli obiettivi, ma anche un profondo attaccamento con i luoghi, le persone e gli amici che vivono in città. Ciò ci dà la carica per continuare a esplorare e ottenere formule sempre più utili agli obiettivi di sviluppo delle infrastrutture, oppure trovare ciò che ci serve per mandare avanti le storie personali dei tanti eroi ospiti, chiamati “Wanderers”, dagli altri titoli di Atelier. Se avete già giocato le loro vicende, troverete numerosi rimandi alle trame da cui provengono e devo ammettere che in alcuni casi arricchiscono un bel po’ la caratterizzazione dei personaggi.
Tutto questo ha anche ripercussioni sulla progressione del gruppo, ovviamente, comprendendo sia numerosi alberi abilità che sfide sempre più difficili generate da Portali Dimensionali procedurali che donano una dimensione un po’ più varia anche all’endgame, se così vogliamo chiamare le battute finali del gioco. Per quanto però questo sia un ingranaggio importante nel vivere gli eventi della storia, è comunque posto in maniera parallela alla città e alla sua ricostruzione, segnando quasi un unicum all’interno del marchio e che ricorda l’unico altro celebrativo della serie: Atelier Nelke.
In sostanza però, Atelier Resleriana punta tutto sull’aspetto comunitario per sottolineare il sempre valido messaggio che fare del bene ripaga, anche quando le difficoltà e il proprio passato sembrano essere muri difficili da abbattere. Ma è proprio in quei momenti che c’è qualcuno su cui contare, qualcuno che anche solo donando un semplice oggetto può cambiare il corso degli eventi. Messaggi semplici, forse per qualcuno banali, ma in un mondo in cui spesso ci dimentichiamo il senso di leggerezza che può darci anche solo osservare un cielo sereno, Atelier Resleriana rappresenta un invito a scoprire il ricordo di ciò che ci scalda il cuore nel quadro di un’avventura emozionante vissuta da giovani alchimisti, dipinta da colori dolci e sentimenti espressi con onestà.



