Quando si parla di Assassin’s Creed Black Flag, è impossibile non viaggiare con la mente nei ricordi di uno dei capitoli più apprezzati dagli utenti.
Parliamo, d’altronde, di un progetto che era riuscito a recuperare la fiducia del pubblico dopo Assassin’s Creed III, ridimensionato nelle aspettative e nelle ambizioni dopo l’incredibile escalation di eventi vissuto con la saga di Ezio Auditore, grazie a un’ambientazione fresca e rinnovata per proporre nuove meccaniche di gameplay.
Ciurma all’arrembaggio

– ©Ubisoft
Il paragone che ho sempre ritenuto spontaneo fare è quello, in termini estremamente positivi, con la saga cinematografica di Pirati dei Caraibi. Non perché Edward Kenway rappresenti il Jack Sparrow dei videogiochi, quanto piuttosto per il modo in cui Ubisoft era riuscita, già nel lontano 2013, a catturare lo stesso spirito d’avventura che aveva reso iconica la trilogia cinematografica originale.
Edward e Jack condividono comunque alcuni tratti superficiali: entrambi sono opportunisti, amano la libertà e finiscono spesso coinvolti in eventi molto più grandi di loro, ma il fascino eccentrico e imprevedibile del personaggio interpretato da Johnny Depp rimane unico e irripetibile. Ciò che rende davvero vicine le due opere è, ovviamente, il setting piratesco di riferimento, pronto ad attirare fan e semplici curiosi.

– ©Ubisoft
Fin dai primi minuti, Assassin’s Creed Black Flag trasmette una sensazione di scoperta continua. Ogni isola all’orizzonte, ogni relitto sommerso, ogni tempesta che si staglia davanti alla Jackdaw sembra promettere una nuova storia da vivere. È quello stesso senso di meraviglia che caratterizzava i film del regista Gore Verbinski, dove ogni approdo nascondeva un tesoro maledetto, un tradimento improvviso o una leggenda pronta a prendere vita.
La forza dei film della trilogia cinematografica originale, non risiedeva soltanto nei suoi personaggi, ma nella capacità di trasformare ogni sequenza in un susseguirsi di eventi tanto rocamboleschi quanto incredibilmente coinvolgenti. Inseguimenti impossibili, fughe all’ultimo secondo, antiche maledizioni, duelli, tesori nascosti e spettacolari battaglie navali contribuivano a creare un immaginario piratesco che ancora oggi continua a rievocare nella mente un certo fascino.
Il presente lascia spazio al passato

– ©Ubisoft
Ubisoft comprese perfettamente che, almeno in questo capitolo, il conflitto tra Assassini e Templari dovesse lasciare spazio al contesto storico. La storica diatriba della serie rimane certamente presente, ma senza mai soffocare il cuore dell’esperienza.
Il risultato è un’avventura che funziona prima di tutto come una grande fantasia piratesca, capace di mettere il giocatore al centro di un mondo vivo, libero e costantemente imprevedibile. Ed è proprio questo uno degli aspetti che il remake, Assassin’s Creed Black Flag Resynced, sembra intenzionato a valorizzare ancora di più.
Le battaglie navali rappresentano probabilmente l’esempio più evidente di questa filosofia. Ancora oggi vengono ricordate come uno dei migliori sistemi di combattimento mai realizzati all’interno della serie; affondare una nave nemica, avvicinarsi per l’abbordaggio e scatenare il caos sul ponte insieme alla propria ciurma restituisce una sensazione incredibilmente cinematografica, difficile da ritrovare in altri videogiochi dedicati ai pirati.
Come dimenticare poi le leggendarie navi ai confini della mappa, autentici boss opzionali in grado di mettere alla prova ogni abilità acquisita durante l’avventura. Momenti epici che il remake promette di riproporre con un comparto tecnico completamente rinnovato e una spettacolarità ancora maggiore.
A rafforzare ulteriormente il legame con l’immaginario piratesco contribuisce poi il modo in cui Black Flag intreccia la propria narrazione con figure realmente esistite. Tra tutte, nessuna riesce a incarnare meglio questo equilibrio tra storia e leggenda di Edward Teach, il celebre Barbanera.
La sua presenza, tanto nel videogioco quanto nella saga cinematografica di Pirati dei Caraibi, comunica sempre la stessa sensazione: quella di trovarsi davanti a un uomo perfettamente consapevole della propria fama, sospeso tra il mito costruito dalle leggende e la brutalità della realtà storica. Una figura magnetica, capace di lasciare il segno ogni volta che entra in scena e che, secondo le informazioni diffuse sul remake, avrà anche un ruolo ampliato grazie a nuove missioni dedicate.
Il momento scelto per riportare Black Flag sul mercato, inoltre, potrebbe rivelarsi particolarmente favorevole.
Sono trascorsi ormai oltre nove anni dall’uscita di Pirati dei Caraibi – La Vendetta di Salazar, un capitolo che, pur ottenendo un buon successo commerciale, non è riuscito a ricreare quella magia e quella straordinaria alchimia che avevano caratterizzato la trilogia originale.

Da allora il futuro del franchise cinematografico è rimasto avvolto nell’incertezza, tra indiscrezioni, possibili reboot e nuovi progetti che ancora oggi non hanno trovato una direzione definitiva.
Eppure, il desiderio di vivere ancora quel tipo di avventure non è mai realmente scomparso. Per questo motivo Assassin’s Creed Black Flag Resynced arriva sul mercato nel momento ideale. Non semplicemente come il ritorno di uno degli episodi più amati della serie Ubisoft, ma come l’occasione per tornare a respirare quell’atmosfera fatta di libertà, esplorazione, grandi traversate oceaniche e leggende dei sette mari.
Perché, in fondo, forse non esiste oggi un modo migliore per tornare a vivere lo spirito di Pirati dei Caraibi che salpare ancora una volta a bordo della Jackdaw, controller alla mano.
