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La società ci ha sempre detto: studia sodo e lavora duro, vedrai che il mondo ti sorriderà.

Ci hanno ripetuto che avremmo potuto avere tutto, sarebbe bastato solo impegnarsi abbastanza. Studia, lavora, comportati bene, sii rispettosa. Eppure, nessuno ci aveva mai avvertito della trappola contemporanea, nessuno ci aveva mai detto che studiare non sarebbe stato sempre facile, o abbastanza, che ciò che amavamo a 17 anni poteva smettere di risultare ancora nostro a 25. Nessuno ci aveva preparato all’incubo della ricerca di lavoro: o troppo competenti, o troppo inesperte, o troppo giovani, o troppo vecchie. Cercano esperienza, ma appena laureate.

Ed è proprio dentro questo vuoto di promesse e realtà che si inserisce Sibylline, il graphic novel di Sixtine Dano targato Bao Publishing. Un’opera che colpisce subito, non solo per lo stuolo di tematiche trattate, ma per il modo in cui ci racconta il mondo dei giovani adulti: senza moralismi, senza tutele, talvolta persino senza risposte a domande spinose.

Immersi in una realtà onirica, a tratti ovattata, a tratti opprimente, osserviamo il mondo dagli occhi di Raphaëlle, studentessa di architettura che arriva a Parigi con quello che resta dei suoi sogni adolescenziali: un piccolo appartamento, qualche aiuto da casa, la speranza di farcela. Ma Lutèce si rivela matrigna, l’affitto è troppo alto, il materiale costa, il lavoro non basta a sopravvivere. Ed ecco che pian piano, Raph scivola rovinosamente in un vortice di dubbi, incertezze, annaspando tra le radici paludose della città. Come fare, dunque, per andare avanti, senza pesare sui genitori?

Apre un’app di dating, poi un’altra, e da semplice cameriera veste i panni di qualcos’altro. Sceglie la strada apparentemente più semplice, sicuramente più veloce, più redditizia. E diventare una “sugar baby” le sembra una soluzione logica, una scorciatoia in un sistema che non lascia spazio ad alternative, tra una bolletta da pagare e una vita in solitaria da sostenere.

Riprovevole, no? Agli occhi di un bigotto magari sì, eppure non ho provato alcuna avversione nei confronti di Raph e delle sue scelte – permettetemi il termine – peculiari. Solo una profonda tenerezza per una vita che, evidentemente, non era quella che la società le aveva venduto sino a quel momento.

Come biasimarla?

Sibylline, Bao Publishing © federica polino
Sibylline, Bao Publishing © federica polino

Partiamo da un presupposto fondamentale: Raphaëlle non è un’eroina, ed è forse questo il punto di tutta la storia. Lei è una persona comune, e in quanto tale prende decisione a volte discutibili, spesso contraddittorie, e siamo spinti a provare una forte empatia per la sua giovane età. Ma, a parer mio, è proprio per questo che funziona: Raphaëlle è riconoscibile, potrebbe essere ognuno di noi.

Immedesimarsi, dunque, è necessario per il lettore, e il racconto ce lo concede poiché procede a passo misurato, forte di pochi dialoghi, lasciando spazio al silenzio, agli sguardi, ai gesti. Oh, i gesti. Mani nelle mani, dita che si sfiorano, la luce che illumina il viso. E così il lettore viene invitato a osservare. Siamo dentro e fuori allo stesso tempo: spettatori e protagonisti delle vicende ordinarie.

L’opera è esteticamente potente, in bianco e nero, con un tratto che ricorda il carboncino, accarezza e lacera allo stesso tempo l’anime del lettore. Le tavole sono morbide, sfumate, ma raccontano una Parigi aspra, ostile, cruda, graffiante. Una Parigi molto lontana dal glamour, dall’idealizzazione romantica della Ville Lumiere. Ci troviamo in una città vissuta da una giovane donna che non ha ancora trent’anni e che si divide tra desiderio reale, sesso, necessarietà e sopravvivenza. Il segno sporco, materico, restituisce perfettamente l’intimità della storia, e l’illustrazione sembra sempre in bilico.

E poi c’è tutto ciò che sta sotto. Lo smarrimento, la paura di fallire, la delusione, il peso dello sguardo maschile, il catcalling, la tensione di camminare da sola la sera, il corpo che diventa il tuo migliore amico e merce di scambio allo stesso tempo. Essere illuse da uomini, deludere a tua volta, e dover affrontare da sole le conseguenze. Sempre da sole.

Ville Lumière

Sibylline, Bao Publishing © federica polino
Sibylline, Bao Publishing © federica polino

Ma Raphaëlle entra nel mondo delle sugar babies quasi per caso, senza accorgersene né soppesare parole, gesti e azioni, raccontandosi che va bene così, che è solo un modo per arrangiarsi. Ripetendo a sé stesa che può fermarsi quando vuole. Ma è davvero così semplice? O è una narrazione necessaria per non crollare? Per non sentire il peso di quello che accade, ogni volta, davanti all’ennesimo uomo ricco che paga per un frammento di lei?

“Basta annullarsi”

Sembra dirsi. Ma annullarsi non è mai neutro, ha un costo identitario, e Dano in Sibylline mette in scena tutta la sua maestria, non mostrandoci tanto il corpo che si vende, quanto la frattura che si crea dentro l’individuo. In queste situazioni, il piacere – quando c’è – non è mai davvero di Raph.

Nonostante tutto, l’opera non risulta mai scioccante o drammatica agli occhi del lettore, che ne resta oltremodo incantato. Il novel di Dano è più un reportage basato su testimonianze reali, un libro che – attraverso le avventure di Raph – si limita a raccontare la quotidianità di una qualunque studentessa con una lucidità disarmante. Vien da sé che l’autrice non avvertisse alcun bisogno di vendere una “realtà amplificata”. In questo contesto patinato, appare ovvio che la protagonista non sia una vittima dell’asset, ma non è nemmeno del tutto libera come crede di essere. È nel mezzo, in quello spazio grigio dove si negozia continuamente con noi stessi.

Ma accanto a lei, in questa continua ricerca di sé, c’è Leila. L’amicizia tra le due è uno degli elementi più forti della narrazione, nonché una boccata d’aria fresca di “normalità” in mezzo al marasma di corpi parigini. Eppure, le due paleseranno modi diversi di attraversare lo stesso mondo, due prospettive che si intrecciano e si scontrano, motivi differenti di approcciarsi alla prostituzione. E in mezzo, emerge una forma di sorellanza fragile, ma così reale, forse l’unico spazio davvero autentico in una realtà che tende a mercificare tutto.

Divertimento o discesa negli inferi? Non sta a noi giudicare.

Sibylline, Bao Publishing © federica polino
Sibylline, Bao Publishing © federica polino

Sibylline è, in fondo, un racconto di formazione privo di una reale morale, la crescita e la maturazione di due ragazzine che diventano donne, l’arduo passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dai sogni alla consapevolezza. A mio parere, siamo di fronte a un lavoro che – come ho scritto in precedenza – “è più un reportage”, la testimonianza più o meno diretta di una realtà quantomeno curiosa, spesso opzione inderogabile, talvolta alternativa interessante.

Scrollatevi di dosso i pregiudizi e lasciatevi, dunque, catturare dal mondo squisitamente realizzato da Sixtine Dano. Un mondo divertente, certo, ma che spesso avviluppa in sé anime fragili, meno consapevoli, destinate a scontrarsi con la cruda realtà e – in caso – affogare negli abissi. Un percorso, quello di Raph e Leila, differente e affrontato in diverse modalità, fatto di tentativi, errori, compromessi, una storia che rifugge dalla moda odierna del “voler spiegare tutto”, lasciando spazio al lettore di scelta: immedesimarsi o no?

Il ritratto di una generazione che si ritrova a fare i conti con una società che promette molto e restituisce ben poco, e in cui, a volte, per sopravvivere si è costrette a vendere qualcosa. Anche noi stessi.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.