Se dovessi scegliere una top fumetto 2025\2026 da consigliare a studenti in erba, lontani e restii ad approcciarsi al mito classico, tra questi figurerebbe Medea di Petruccioli senza ombra di dubbio. Nel rileggere il mito della donna più odiata, una strega, un demonio, l’autrice trasforma il villain in protagonista, attualizzandola e restituendoci uno specchio del presente. La sua graphic novel pubblicata da BAO Publishing (di cui abbiamo parlato anche qui in un’analisi attenta), attraverso violenza, potere, marginalizzazione, offre ai lettori un’opera stratificata, politica e profondamente contemporanea, in grado di dialogare con noi attraverso immagini, colore, silenzi calibrati e simbolismi.
Ma chi è Rita Petruccioli?
Illustratrice e fumettista romana, il percorso artistico di Petruccioli intreccia fumetto, narrativa per ragazzi e illustrazione. Sin dagli albori cone opere quali Frantumi e Ti chiamo domani, fino al successo di Isa Vince Tutto, l’autrice ha dato prova di essere già dotata una poetica molto personale in cui l’intrattenimento convive con una forte attenzione sociale e culturale. In questa intervista ci racconta le sue influenze, il rapporto con manga e animazione, la posizione sull’intelligenza artificiale e il modo in cui il fumetto può ancora diventare uno strumento per leggere il nostro tempo.
Insieme a Lorenzo Ghetti ha dato vita a Isa Vince Tutto, nato come webcomic e poi pubblicato da Rulez nel 2022: un progetto premiato come “Miglior webcomic” al Treviso Comic Book Festival e con il “Premio Giovani Letture” al Comicon di Napoli 2023. Il sequel, Isa vince ancora, ha ottenuto nel 2024 il riconoscimento come “Miglior fumetto per ragazzi” a Romics. Parallelamente, Petruccioli ha lavorato nel campo dell’illustrazione per ragazzi collaborando con autrici come Susanna Mattiangeli e Carola Susani, partecipando anche all’antologia internazionale Storie della buonanotte per bambine ribelli.
Con Medea, pubblicato ancora una volta da BAO Publishing, Rita Petruccioli torna al mito classico, sì, ma solo per interrogare il presente, forte di una protagonista che osserva, comprende e soffre proprio perché consapevole dei meccanismi di potere che la circondano… un potere prettamente maschio-centrico.
Un immaginario costruito tra fumetto occidentale, manga e animazione
Il percorso artistico di Rita Petruccioli nasce dall’incontro tra mondi molto diversi: il fumetto italiano classico, i supereroi americani, il manga giapponese e l’animazione televisiva degli anni 80 e 90. Cresciuta leggendo Topolino, Bonelli, Marvel e opere come L’Eternauta o Corto Maltese, l’autrice racconta però come manga e anime abbiano rappresentato uno spazio personale e identitario, distinto dal resto della sua formazione. Tra le influenze più importanti cita Rumiko Takahashi (la regina del manga: Inuyasha, Ranma 1\2, Mao), Ai Yazawa (Nana), Mitsuru Adachi (Jinbe, Misora per sempre), Akira Toriyama e Katsuhiro Otomo (Akira), oltre al lavoro registico e grafico di Shingo Araki (La principessa Zaffiro, Kimba, Goldrake, Mazinga, Devilman) e Michi Himeno (Yu-Gi-Oh!, Lupin III, Memola), animatori impegnati in serie cult come Lady Oscar e I Cavalieri dello Zodiaco.
Nel tuo percorso artistico convivono linguaggi molto diversi, ma quanto hanno contato anime e manga nella tua formazione visiva e narrativa? Oltre Tezuka e Naoko Takeuchi, ci sono altre opere o autori che senti particolarmente vicini al tuo modo di raccontare?
La mia formazione è un mix di tanti fumetti appartenenti a generi diversi. In casa mia la nona arte è sempre stata la benvenuta e così ho avuto la fortuna di crescere tanto con Topolino e il Corriere dei piccoli, quanto con fumetti Bonelli, come Tex o Dylan Dog, così come con i supereroi della Marvel o classici come L’Eternauta e Corto Maltese. Io sono quella che ha portato in casa i manga, per cui il fumetto giapponese e gli anime per me hanno sempre rappresentato il mio mondo, uno spazio creativo tutto mio, diverso da quello della mia famiglia.
Tra le autrici di manga che mi hanno influenzato ci sono sicuramente Rumiko Takahashi e Ai Yazawa, ma anche autori come Mitsuro Adachi, Akira Toriyama e Katsuhiro Otomo. Per quanto riguarda l’animazione, riconosco nel lavoro di Shingo Araki e Michi Himeno una regia e un design dei personaggi che mi porto dietro ancora oggi: penso a serie come Lady Oscar, I Cavalieri dello Zodiaco ma anche Goldrake e Rocky Joe.
Oltretutto, sebbene tra i riferimenti fondamentali dell’autrice emergano opere molto diverse tra loro, queste parrebbero tutte accomunate dalla capacità di unire intrattenimento, profondità e ricerca stilistica. Dall’adattamento disneyano di Casablanca firmato Giorgio Cavazzano a Touch di Mitsuru Adachi, fino ad arrivare a Asterios Polyp di David Mazzucchelli e Bellezza di Hubert e Kerascoët, Petruccioli individua nelle grandi opere capaci di stratificare linguaggi ed emozioni il modello ideale a cui guardare. Lavori che hanno modificato concretamente il suo modo di concepire il fumetto.
Dunque, se dovessi indicare cinque opere – tra fumetti, manga, romanzi o altro – che hanno segnato il tuo immaginario, quali sceglieresti e perché?
Minni in Casablanca di Giorgio Cavazzano, adattamento del film scritto e disegnato da Cavazzano, un capolavoro che ho avuto il lusso di leggere da piccolissima su Topolino. Ricordo ancora l’emozione che ho provato leggendo quella storia, ne percepivo tutta la qualità grafica e recitativa.
Touch di Mitsuro Adachi, perché penso che sia un’opera incredibile che riesce a mixare insieme dramma e commedia, crescita, sport e sentimenti. Leggerlo da ragazza mi ha fatto capire quanti strati potessero coesistere in una storia per adolescenti.
Gokinjo Monogatari di Ai Yazawa, letto anch’esso in adolescenza. Delizioso per stile e tematiche, racconta di un gruppo di studenti di una scuola d’arte che crea un collettivo per vendere le proprie creazioni in un mercatino artistico: per me ha rappresentato l’impulso a creare cose mie.
Asterios Polyp di Mazzucchelli mi ha dato prova di quanto il segno possa raccontare in una storia.
Infine Bellezza di Hubert e Kerascoët: la dimostrazione di come un libro possa essere al contempo una fiaba fantastica, un trattato politico e un’opera disegnata meravigliosamente.
Tuttavia, pur restando profondamente legata alla cultura manga e anime, Petruccioli racconta oggi un rapporto diverso con il concetto di serialità. Col tempo sono cambiati ritmi e modalità di fruizione, lasciando spazio a opere più selezionate e meno continuative. Tra le letture recenti emergono i lavori di Miki Yamamoto, mentre sul fronte animazione continuano a colpirla sia il cinema di Miyazaki sia produzioni contemporanee come Pluto e DanDaDan.
La me adolescente sarebbe molto sorpresa di sentirmi dire che non leggo quasi più manga e guardo pochi anime. I tempi di fruizione e i gusti della mia vita sono cambiati in modo che non prevedevo e ora, soprattutto come lettrice, la serialità mi interessa molto meno.
Tra le ultime cose che ho letto ci sono Miki Yamamoto con Sunny Sunny Ann! e il più recente How are you?. Mentre come anime, escludendo il nutrimento continuo che ricevo dal lavoro di Miyazaki, forse le ultime cose che mi hanno colpito sono Pluto e DanDaDan.
AI, copyright e tutela del lavoro creativo

Uno degli aspetti più discussi di Medea è la nota conclusiva in cui l’autrice specifica che nessuna intelligenza artificiale è stata utilizzata nella realizzazione dell’opera. Una testimonianza che non nasce da un rifiuto aprioristico della tecnologia, bensì più da una critica netta ai modelli economici e alle violazioni del copyright su cui si basano molte AI generative contemporanee. Petruccioli, membro di EGair – European Guild for AI Regulation, sostiene la necessità di regole chiare fondate su trasparenza, consenso informato e remunerazione degli autori spesso “violati”. E noi non possiamo che confermare e appoggiare questa sua battaglia.
Nella postfazione di Medea sottolinei esplicitamente che nessuna intelligenza artificiale è stata utilizzata. In un momento storico così delicato per il mondo creativo, che posizione hai rispetto all’uso dell’AI nell’illustrazione e nel fumetto?
Non sono contraria alle AI in sé stesse, sono invece fermamente contraria al modello di business che c’è dietro le AI generative e alla gravissima violazione del copyright e della privacy su cui si basano i dataset degli AI provider.
Sono membro di EGair European Guild for AI Regulation, che chiede al Parlamento Europeo e ai singoli governi delle leggi che tutelino autori e autrici, chi disegna, fa doppiaggio e in generale tutte le professioni creative.
Va molto di moda dare risposte affascinanti sulle possibilità di questa tecnologia e il confine tra umano e artificiale, ma per me i criteri da inseguire sono tre: trasparenza, consenso informato e remunerazione verso i legittimi proprietari dei dati. Senza questi parametri per me non c’è un futuro legale né nell’editoria né in nessun altro ambito culturale.
Medea, femminismo e narrazione contemporanea
Secondo Petruccioli, definire Medea esclusivamente come “fumetto femminista” rischia di trasformare il femminismo in un’etichetta destinata solo a chi già si riconosce in quel linguaggio. Eppure il libro affronta inevitabilmente temi legati al potere, al patriarcato, alla rappresentazione dell’io e alla disparità di genere. E per l’autrice, uno dei problemi principali della contemporaneità è la riduzione della complessità del dibattito pubblico, che semplifica all’inverosimile il discorso sul femminismo invece di trasformalo in una riflessione sulla parità di genere. Il fumetto, grazie ai suoi tempi narrativi e alla sua capacità empatica, può invece restituire profondità a quella che è – a tutti gli effetti – una lotta senza fine.
Penso anche io che quella del femminismo rischi di diventare un’etichetta scomoda che finisce per interessare solo la bolla che già si riconosce in questo sistema di pensiero.
I motivi per cui il femminismo è accolto con difficoltà dalla società sono tanti. A partire dal fatto che comporta una messa in discussione dei sistemi di potere e la decostruzione di molti aspetti della nostra società. Inoltre viviamo in un mondo che, per velocizzare la comunicazione, riduce la complessità dei messaggi. Il risultato è che il femminismo venga percepito come un ‘femmine contro maschi’ anziché come un movimento il cui obiettivo è la parità di genere.
Proprio per questo i medium narrativi come il fumetto aprono nuove possibilità: grazie all’immedesimazione e all’empatia possono arrivare a molte più persone.
E nel riflettere sulla rappresentazione femminile contemporanea, Petruccioli individua una fase di transizione interessante ma decisamente problematica, in quanto alla rottura degli stereotipi tradizionali spesso si sostituiscono modelli opposti ed altrettanto rigidi. Ciò che rende davvero efficace una personaggio, secondo l’autrice, non è la sua forza simbolica ma la complessità del sistema relazionale in cui vive. Per questo cita opere come Laura Dean continua a lasciarmi di Mariko Tamaki, le protagoniste di Miyazaki, Steven Universe o il lavoro autobiografico di Nine Antico e Kate Beaton.
Quali personaggi consideri esempi riusciti di rappresentazione femminile complessa e consapevole?
Viviamo un momento molto interessante dal punto di vista della narrazione femminile. Un momento di rottura verso gli stereotipi del passato che però molto spesso comporta la contrapposizione di stereotipi opposti.
Mi piacciono molto le personagge scritte da Mariko Tamaki, come le protagoniste di Laura Dean continua a lasciarmi o E la chiamano estate. Sono così imperfette e piene di domande, fragili ma in crescita.
Nel mondo dell’animazione amo la tenacia delle eroine di Miyazaki, ma ancora di più quei sistemi di relazioni in cui la questione del genere viene superata in chiave pop, come Steven Universe di Rebecca Sugar o la reinterpretazione di She-Ra realizzata da ND Stevenson.
Infine penso che l’autobiografia stia portando alla luce perle preziose in quanto a complessità di analisi.
Politica, coscienza critica e intrattenimento

La dimensione politica attraversa gran parte del lavoro di Rita Petruccioli, ma mai in maniera meramente didascalica o superficiale. L’autrice guarda con interesse a tutte quelle opere capaci di affrontare temi sociali mantenendo una forte dimensione popolare e narrativa, e tra i suoi riferimenti cita Annie Ernaux, Naomi Alderman, Christa Wolf e soprattutto gli X-Men dell’era Claremont, fondamentali per la sua educazione politica adolescenziale.
Ci sono libri, fumetti o autori che hanno avuto un ruolo decisivo nella costruzione della tua coscienza critica?
Ce ne sono tantissimi. Così su due piedi, in letteratura mi vengono in mente Annie Ernaux, in particolar modo Memorie di ragazza, oppure Ragazze elettriche di Naomi Alderman. Christa Wolf mi sembra d’obbligo citarla visto che la mia Medea è nata da una costola della sua.
In generale ho un debole per tutte quelle storie che riescono a far arrivare temi politici e sociali ma al contempo essere dell’ottimo intrattenimento pop. Penso agli X-Men di Chris Claremont: senza rendermene conto incameravo strumenti politici per raccontare discriminazione e razzismo.
Anche tutto il lavoro di Hubert è stato una fonte di conoscenza preziosa.
Per lei, la conoscenza è condanna o liberazione?
È entrambe le cose. La conoscenza ci rende liberi, ma comporta talmente tante conseguenze e responsabilità di cui farsi carico che può essere percepita come una condanna.
Per restare in tema classico, nel mito della caverna di Platone, l’uomo che riesce a uscire dalla caverna e vedere il gioco di ombre e proiezioni di cui era vittima, soffre perché non è più abituato alla luce diretta del sole.
Ma anche il colore in Medea partecipa alla costruzione simbolica del racconto. La palette cromatica si fonda principalmente su blu, giallo e rosso: il primo associato allo spazio e alla dimensione cosmica, il secondo alla magia e alle armature (dorate), il terzo alla violenza e al sangue. Una scelta minimale ma fortemente funzionale alla lettura della storia.
Le mie palette sono spesso minimali. Non sono esattamente simboliche, ma mi piace che ci siano pochi colori che aiutino a individuare con poco gli elementi fondamentali della storia.
In questo caso sono partita dal blu, colore dello spazio, poi dal giallo, colore delle armature e della magia del vello e dell’albero sacro. Infine per me era importante il rosso, perché è il colore del sangue e in generale della violenza.
Tutti gli altri colori sono stati aggiunti per far vivere bene sulla pagina questi tre.
Oltre lo stereotipo della “donna folle”: una scelta e non un’etichetta
Uno degli aspetti più interessanti della reinterpretazione di Petruccioli riguarda proprio il modo in cui Medea dialoga con lo stereotipo storico affibbiatole della donna folle e vendicativa. L’autrice chiarisce però che il suo obiettivo non era semplicemente “riabilitare” il personaggio, quanto piuttosto osservare i meccanismi esterni che la spingono ad assumere quel ruolo.
Non è stato facile sottrarre Medea dallo stereotipo antico e così ben radicato, ma soprattutto non era il mio obiettivo primario allontanarla da questa immagine.
In questa versione ho riscritto la sua storia indagando meno gli aspetti interni al personaggio e più quelli esterni che la circondano e la spingono all’azione. Ne è nato un personaggio diverso, talmente autonomo da scegliere di assumere le sembianze di una donna folle e vendicativa, per incarnare esattamente quello che la società si aspetta da lei.
Dopo Medea, Petruccioli guarda ancora al mito classico come terreno narrativo fertile per le sue opere. Tra le figure che vorrebbe esplorare emergono Antigone e Didone, personaggi accomunati da una straordinaria attualità e da una complessità spesso ridotta dall’immaginario collettivo.
Ci sono altri personaggi che ti piacerebbe esplorare?
Se dovessi scegliere di proseguire su un filone mitologico amerei molto raccontare Antigone. La sua storia è di una potenza e di un’attualità incredibili.
Ho una grande fascinazione anche per la regina cartaginese Didone. Da quando l’ho illustrata la prima volta in Miti Romani e poi nell’Eneide riscritta da Carola Susani, non mi do pace per il fatto che una regina così saggia e potente sia ricordata principalmente per il suo suicidio per amore di Enea.
Il fumetto quale strumento per leggere il presente

Nel concludere la riflessione sul proprio lavoro, Rita Petruccioli ribadisce come ogni racconto, anche quando ambientato nel mito o nella fantascienza, parli inevitabilmente del e al presente. Per lei il fumetto non deve limitarsi all’autobiografia o al documentario per essere politico: può diventare uno strumento di riflessione contemporanea anche attraverso l’allegoria e il fantastico.
Credo che tutto quello che disegniamo, scriviamo, mettiamo in scena o filmiamo, anche se fingiamo di parlare di altre epoche, non possa che parlare della nostra contemporaneità.
Ho usato il mito e la fantascienza per dare distanza dai fatti a chi avrebbe letto la mia storia. Per me fare questo è stato da un lato una necessità, dall’altro una sorta di esercizio di stile per distanziarmi da un tipo di fumetto che pensa di dover essere autobiografico o documentaristico per poter essere politico.
Penso che il fumetto possa fare molto più di quello che gli stiamo chiedendo. E la parte più interessante è proprio quando gli strumenti per riflettere sulla nostra contemporaneità arrivano in modo imprevisto.
