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Come può reagire un autore che riesce nell’incredibile – e sempre più difficile – impresa di creare un universo narrativo capace di diventare un cult? D’istinto potrebbe diventare estremamente protettivo, un geloso padre padrone che esclude chiunque dal suo piccolo regno, ma i grandi narratori sanno che un universo è vitale quanto le sue storie. Nuove visioni e diversi punti di vista sono il motore di questa vitalità, lezione ben appresa da Mike Mignola quando aprì il mondo di Hellboy ad altri autori, e apparentemente ben nota a Robert Kirkman, che ha reso il suo The Walking Dead un playground in cui invitare altri autori, altri media.

Non solo all’interno del suo medium d’elezione – il fumetto – ma portando i suoi non morti nelle spirali in pixel del mondo dei videogames. Con le avventure grafiche di TellTales, infatti, ha presentato il suo cult zombie da una diversa angolazione, una differente prospettiva che ha visto emergere uno dei migliori personaggi dell’intero franchise: Clementine. Una predestinata, che non poteva rimanere vincolata al mero videogioco, ma necessitava di una propria storia a fumetti, a patto di trovare una degna interprete.

Voce per chi cerca il silenzio

Clementine
Clementine – © Skybound

Serviva Tille Walden, una delle voci più pure e – speriamo – lontana da certe logiche del settore, capace di rimanere fedele alla propria narrativa pur muovendosi in diversi contesti. Premio Eisner per Trottole, la Walden ha continuato a evolvere la sua narrativa arrivando a Mi stai ascoltando?, un racconto on the road che mostra una spiazzante maturità nella trattazione di temi tutt’altro che delicati.

Facile ritrovarsi addosso l’etichette di ‘autrice impegnata’, o di essere investita dell’altisonante – e spesso soverchiante – titolo di autrice di riferimento di una generazione. Onorificenze che sanno di slogan editoriale,  spesso incapaci di dare al vero strumento dell’artista – la sua personalità – la possibilità di esprimersi liberamente.

La voce della Walden ha resistito a queste lusinghe da copertina, rimanendo fedele a sé stessa. Grazie a questa personalità, è possibile confrontarsi con un’ambientazione come The Walking Dead, non tanto per il suo incredibile successo planetario, quanto per la sua radice: una storia di zombie.

Chi ha paura dello zombie?

Clementine
Clementine – © Skybound

Date la colpa a Romero – o il merito, punti di vista – per avere tolto allo zombie il suo ruolo originario di mostro spaventoso, trasformandolo in uno dei più lucidi e inquietanti strumenti di analisi della contemporaneità. Con L’alba dei morti viventi, i putrescenti non morti sono un graffiante grido di critica alla società consumistica e disumanizzante dell’America del periodo, ma cambiando l’oggetto della critica, lo zombie resta perfetta metafora di un angosciante presente.

Kirkman li ha resi un microscopio con cui analizzare i rapporti umani, quando vengono spinti al limite. Non pensiamo alla serie – prodotto sin troppo diluito e piagato dagli inutili spin-off – ma focalizziamoci sul fumetto, che è riuscito a rinnovare il concept dello zombie, lavorando in modo attento alle relazioni tra personaggi, mostrando la loro evoluzione guidata dall’impatto di questa piaga mortale.

In The Walking Dead, per quanto abbandoni momenti di violenza quasi splatter, sono le tensioni personali a dominare, il vero cuore della storia. E ripensando alla narrativa della Walden, questo è un terreno comune che la rendeva l’autrice ideale per raccontare la storia di Clementine, sostenuta anche da un endorsement dello stesso Kirkman:

“Tillie Walden è il futuro. La sua voce coraggiosamente autentica fa toccare nuove vette al mondo di The Walking Dead”

Clementine, una storia di The Walking Dead

Clementine
Clementine – © Skybound

Fedele alla tradizione di The Walking Dead, la Walden mette alla radice di tutto le relazioni personali. Clementine inizia questa avventura come un elemento dissonante, rassegnata alla sua vita solitaria per non dover nuovamente affrontare perdite e sofferenza. Eppure la vita le presenta l’occasione di stringere nuovi legami, di potere mettere la sua visione cinica a confronto con chi ancora cerca di opporsi alla fine con la speranza di un nuovo inizio,

Una contrapposizione vissuta non negli scontri con i vaganti – sempre più stimolo al confronto con il nuovo mondo – ma nei dialoghi, nella dimensione dell’immediato quotidiano, quei momenti in cui emergono le verità interiori e da cui non si scappa. La Walden è impeccabile in questo, sa come mettere in scena scambi di battute genuini, in cui il tono adolescente tradisce una visione cupa del mondo.

I tre volumi che compongono questo spin-off fumettistico di The Walking Dead mettono a nudo la complessa anima di Clem, esaltano la sua iniziale necessità di isolarsi dagli altri come reazione alla perdita. Perdere tutto è una ferita inguaribile, la paura di rivivere quel dolore porta a creare un muro col resto dell’umanità, una forma mentis che Clem mette sotto esame nel momento in cui lascia avvicinare qualcuno al suo intimo.

Cadere, rialzarsi, trovare, perdere

Clementine
Clementine – © Skybound

Come sempre accade in The Walking Dead, affezionarsi ai personaggi è una pessima scelta. Contrariamente ad alcune morti eccellenti del fumetto principale, esaltate da una violenza spettacolare, in Clementine la perdita è rapida, disperata e non è mai splatter. L’impatto devastante è dato dalla reazione emotiva, vive nel tratto delicatamente espressivo della Walden, che cerca il sentimento negli sguardi, nelle piccole gestualità dei personaggi.

Un calore spiazzante in un mondo che sembra condannato a un’entropia del sentimento. Eppure, anche nei suoi momenti di distacco, Clem risulta viva, grazie alle sue interazioni con Amos, Ricca o gli altri volti che incontra nel suo percorso. Tillie Walden costruisce questo percorso emozionale tramite tavole che comprimono il tempo per necessità narrative, al pari di frangenti più diluiti con cui definisce tanto i personaggi quanto il mondo circostante.

Non lasciamoci ingannare dai protagonisti adolescenti o dalla pubblicazione di Clementine all’interno di Yaù!, la collana di letteratura young adult di saldaPress. Scelta comprensibile da parte dell’editore, ma la crescita di Clem e delle figure che la circondano ha un respiro più ampio, tocca spesso corde emotive che echeggiano maggiormente con sensibilità più mature.

L’altro lato di The Walking Dead

Clementine
Clementine – © Skybound

Nel seguire alcuni punti fermi del canone di The Walking Dead, Clementine riesce a interpretarli diversamente. La ricerca di un posto sicuro, di una vita comunitaria e la sua perdita sono una costante di questo mondo, ma il viaggio della giovane ha una connotazione differente. Ancor più che nella saga principale, la centralità dei legami è il vero motore della vicenda.

Ci si commuove, si odiano alcuni volti e si amano altri. E gli zombie restano lì a far il loro, silenziosi e decadenti moniti di un’umanità perduta, o forse solo stordita dalla paura del domani. Oppure, come impara dolorosamente e catarticamente Clementine, questo nuovo mondo potrà diventare un banco di prova per i sopravvissuti, a patto che non rinuncino alla loro umanità, alla loro emotività.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva