X

Illustratrice e animatrice 2D italiana attiva in Giappone, Misu Yamaneko rappresenta una di quelle traiettorie rare in cui passione, studio e determinazione riescono a trasformarsi in una carriera internazionale all’interno dell’industria dell’animazione giapponese. Spinta fin da giovane da un forte interesse per la cultura orientale e da un amore profondo per videogiochi, fumetti e animazione, Yamaneko ha scelto il Giappone come luogo in cui formarsi e lavorare, affascinata da una sensibilità narrativa e registica profondamente diversa da quella occidentale, capace di parlare a pubblici di ogni età con linguaggi e toni estremamente variegati.

Dopo un percorso di studi a Tokyo, ha iniziato a muovere i primi passi nell’industria dell’animazione partendo dall’animazione tradizionale, per poi affermarsi progressivamente come storyboard artist ed episode director, ruoli che ha sempre sentito più vicini alla propria visione creativa. Nel corso degli anni ha lavorato a produzioni di primo piano, tra cui Pokémon Sun & Moon, Pokémon Horizons, The Apothecary Diaries (Il monologo della speziale), Resident Evil 4 Remake, fino a esperienze formative come l’internship alla HAL Laboratory, storico studio legato a figure leggendarie del videogioco giapponese.

Nel suo lavoro convivono una forte attenzione alla regia, al ritmo narrativo e alla costruzione emotiva delle scene, insieme a un approccio concreto e curioso, maturato confrontandosi quotidianamente con un sistema lavorativo esigente e culturalmente complesso come quello giapponese. In questa intervista, Misu Yamaneko ci racconta il suo percorso, le difficoltà e le soddisfazioni di lavorare in Giappone da occidentale, i titoli che hanno segnato la sua carriera, le influenze artistiche che l’hanno formata e i sogni che guarda ancora al futuro, con un desiderio chiaro: continuare a crescere come regista e dare vita, un giorno, a storie originali capaci di lasciare il segno.

Perché proprio il Giappone? Gli inizi

© Misu Yamaneko
© Misu Yamaneko

Ti andrebbe di parlarci un po’ del tuo percorso? Puoi raccontare il momento o il progetto che ti ha convinto a trasferirti definitivamente in Giappone e a intraprendere la carriera nell’animazione?

In generale ho sempre avuto un interesse per popoli lontani come quelli orientali e per le loro tradizioni molto diverse dalla nostra. Ho deciso di andare in Giappone perché mi interessava la cultura e perché ero appassionata di videogiochi , fumetti ed animazione.
Da adolescente, guardando anime un po’ più di “nicchia”, mi ero accorata che i giapponesi avevano una tecnica registica e narrativa molto particolare e diversa da quella occidentale. Ho percepito che fossero estremamente variegati nelle produzioni, in grado di realizzare sia storie per bambini, che per adolescenti o addirittura perfino per adulti.
Non c’è stata un’opera in particolare che mi ha spinto a voler studiare e lavorare in Giappone, ma sicuramente quella che mi è rimasta più impressa è stata “Laputa il castello nel cielo” di Hayao Miyazaki, che mi ha spinto ad interessarmi molto all’animazione come lavoro.
Ciò che mi ha portato ad andare all’ estero è stata la curiosità di imparare e conoscere un mondo nuovo, che mi acconsentiva di avvicinarmi ad una diversa mentalità ed a delle tecniche che in Italia non avrei mai potuto apprendere.

E, secondo la tua esperienza, per un occidentale, lavorare in Giappone è davvero così difficile come dicono?

Penso per un occidentale sia difficile adattarsi alla cultura del lavoro giapponese, perché per loro il lavoro viene sempre prima di tutto, sono molto severi sul servizio e la qualità da dare al cliente. Sul lavoro I giapponesi sono indubbiamente degli stacanovisti, nel senso che lavorano tanto , ed hanno poche ferie. Non è sempre detto che siano super produttivi, molte volte sono lenti perché super scrupolosi nel fare le cose. Ovviamente poi ci sono persone e persone, come in ogni Paese.

Per fortuna, lavorando in un settore creativo, ho decisamente meno stress delle “classiche aziende giapponesi” e personalmente mi trovo abbastanza bene. Mi piace il fatto che lavoro con gente professionista e di talento che può insegnarmi molto.

Hai riscontrato qualche differenza sostanziale nel loro (e tuo) metodo lavorativo?

Come differenza ho notato che spesso sono sorpresi che lavoro velocemente e consegni i lavori per tempo. Quando lavoravo in un’azienda di videogiochi mi dicevano che “invidiavano” il fatto che mene andassi a casa sempre all’ orario stabilito dal contratto (e comunque qualche straordinario l’ho fatto anche io).
Un’altra cosa che forse può essere difficile per uno straniero è il fatto di saper “leggere l’ aria che tira” (空気を読む), cosa che a me spesso risulta difficile. Magari non avendo filtri e dicendo onestamente una mia opinione mi metto un po’ in situazioni imbarazzanti.

I titoli che ti hanno lasciato un segno indelebile

pokemon orizzonti, © amazon
pokemon orizzonti, © amazon

Ma ti piacerebbe elencarci – tra i tanti titoli cui hai lavorato – i cinque che ti hanno lasciato un segno indelebile? E perché “proprio” questi?

In generale tutti i lavori che ho fatto mi hanno lasciato qualcosa di unico, ma provo a fare comunque una lista:
1. In Pokémon Sun & Moon episodio 121 ho fatto davvero una piccolissima parte, ma è stato il primo lavoro di storyboard e regia, quindi per me molto importante. Di solito questo lavoro non è assolutamente adatto a chi alle prime armi, ma io avevo diversi esempi di storyboard nel mio portfolio, li hanno apprezzati e mi hanno offerto il lavoro. Mi hanno dato fiducia, quindi ho cercato di dare il meglio. Mi dovevo occupare di Meowth, non solo uno dei miei preferiti, ma anche un personaggio con cui sono cresciuta: la prima volta che l’ho visto avevo 6 anni! Non potevo credere di essere riuscita a fare uno storyboard con lo stesso personaggio a 27 anni. Tra le altre cose, lo sceneggiatore dell’episodio era stato il mio insegnante di sceneggiatura all’università, e per me è stato un onore lavorare sulla sua sceneggiatura.

2. Per quanto riguarda Resident Evil 4 RE, mi sono occupata dello storyboard della cutscene di apertura del DLC in cui Ada è protagonista, “Separate Ways”. Avevo già avuto esperienza con cutscene di videogiochi, visto he ho lavorato per diverso tempo sul videogioco “Bleach Brave souls” ma è stata la prima volta in cui ho lavorato a un progetto così importante nell’ambito dei videogiochi tripla A. Personalmente non mi piacciono gli stili realistici e non penso siano il mio forte, ma mi è piaciuto molto lavorare a questo progetto perché aveva un approccio molto cinematografico, visto che il director era un ex Quantic Dream (heavy rain, beyond two souls etc.).

3. Per Pokemon Horizons episodio 61 è stata la prima volta in cui ho realizzato lo storyboard di un intero episodio e poi mi sono occupa anche della regia. All’inizio mi avevano proposto di fare qualche minuto di storyboard, ma dopo il meeting mi sono accorta che volevano farmi farmelo dirigere per intero. Per me è stata una grande opportunità, perché penso che Pokemon sia una serie a cui sono portata (mi piacciono molto le serie per un pubblico più giovane, con tratti meno realistici e con storie completamente originali). È stato molto difficile perché, oltre a dover leggere e comprendere la sceneggiatura in giapponese, dovevo disegnare il tutto molto velocemente.

Senza contare che nell’ episodio ci sono diverse battaglie e pure una scena di RAP!
È stato molto entusiasmante lavorare con animatori veterani e mi ha dato una grande soddisfazione!

Secondo il tuo curriculum, hai lavorato anche a I diari della speziale: non è da tutti poter asserire di aver visto il dietro le quinte di uno degli anime del momento!

4. Esatto, dopo aver lavorato a Pokemon Horizons, l’assistente producer di Pokèmon mi ha offerto di lavorare per l’episodio 39 de I diari della Speziale (questi due anime vengono prodotti dallo stesso studio, lo studio OLM). Non mi aspettavo una tale offerta, e ho pensato “non ho molta esperienza come regia, siete sicuri di volerlo dare proprio a me?!” .
E’ stato un episodio molto particolare poiché Mao Mao è intenta a preparare il gelato nella prima parte, mentre nella seconda ci sono più dialoghi e molta tensione tra i vari personaggi. In generale è una serie complicata registicamente e con tematiche adulte, capire i vari intrecci riguardo la trama ed i personaggi non è semplice.

Una cosa che ho trovato particolarmente difficile sono i nomi dei personaggi: gli ideogrammi sono di origine cinese ma hanno un accento giapponese.
Lo studio C-station si è occupato delle animazioni ed hanno fatto davvero un ottimo lavoro, sia il production manager che i vari animatori (per la maggior parte donne, sfatiamo questo mito che ci sono solo uomini nell’animazione). E sia il regista (Akinori Fudesaka) sia il co-regista (Norihiro Naganuma) della serie sono stati molto pazienti e gentili con me che avevo poca esperienza.

5. Non è esattamente un lavoro che mi hanno affidato, ma nel 2014 ho avuto l’opportunità di fare un internship di character design alla HAL Laboratory, Inc., l’azienda di videogiochi in cui è nato Kirby, Super Smash Bros e la serie di Mother; e nella stessa azienda hanno iniziato a lavorare gente del calibro di Satoru Iwata, Shigeru Miyamoto e Masahiro Sakurai. E’ durato solo un giorno, ma ci hanno dato le basi per la creazione di personaggi per un videogioco partendo da una piccola idea. Il mio personaggio insieme a quello di altri due ragazzi è stato scelto come Personaggio migliore e mi hanno rilasciato un piccolo attestato per documentare l’internship. Per me è stata davvero una grossa opportunità!

Tra Pokémon e le avventure di MaoMao…

© apothecary diaries, oricon
© apothecary diaries, oricon

E come ti sei sentita quando ti hanno affidato due titoli celebri come Pokémon Horizons e The Apothecary Diaries?

Sono molto onorata quando mi offrono di lavorare a serie così importanti e famose. Non è facile fare regia, soprattutto per uno straniero. Allo stesso tempo però mi sento un po’ in ansia, mi chiedo spesso “sarò all’ altezza?”… Per questo cerco sempre di dare il meglio e lavorare sodo. C’è da dire che l’ansia scompare quando inizi a vedere le schedule e la quantità di roba da fare. Non c’è tempo per avere l’ ansia!!!

C’è una scena di cui sei particolarmente orgogliosa e che ti andrebbe di analizzare per noi? Hai di fronte una fan delle avventure di Mao Mao!

Ci sono tre scene che mi hanno resa orgogliosa:

1) La parte finale dell’ episodio 61 di Pokemon Horizons che ho diretto ed anche storyboardato. Il protagonista Roy fino a quel momento aveva vinto tutti gli incontri ed era un po’ pieno di sé, ma l’avversario – la capo palestra Rhyme – manda in campo Toxtricity e c’è un susseguirsi di scene in cui il protagonista tenta di attaccare in tutti i modi, ma alla fine perde. Penso che il climax di quella parte sia venuto bene e l’azione sia molto incalzante, seppur non sia un episodio “perfetto”.

2) La parte in cui Mao Mao fa il gelato nell’ episodio 39 della Speziale. Ad un certo punto Mao Mao mette la ciotola nell’ acqua con il ghiaccio e mischia il composto… sembra semplice a prima vista, in verità è un delirio di livelli e disegni. Ho aggiustato molti disegni ed animazioni in modo che si muovesse il ghiaccio nella ciotola e che il movimento della mano con la frusta fosse quello giusto. Per questo episodio, mi sono messa a fare il gelato con il mio assistente alla regia per capire effettivamente come si facesse. Devo dire che è stato molto utile!

3) Nell’ episodio 107 di Pokemon Horizons, la scena in cui appare Mega Dragonite. Mentre lavoravo a questo episodio nessuno sapeva ancora di Mega Dragonite, quindi ho dovuto lavorarci con molta riservatezza, e la scena è stata animata da un veterano che ha realizzato il character design della versione animata dello stesso Mega Dragonite. E’ stato molto bello lavorare con una persona di questo livello, insieme anche al resto dello staff che si è impegnato tantissimo!

La “tappa” Natsume degli spiriti

© natsume degli spiriti, oricon
© natsume degli spiriti, oricon

Abbiamo letto che nella tua carriera ti sei imbattuta anche in Natsume Yuujinchou, che è uno dei miei titoli preferiti: di cosa di sei occupata nello specifico in qualità di secondary keyframes dell’adattamento?

I 2 genga (detti anche Secondary keyframes) consistono nel rimettere a modello e ripulire i keyframe fatti da chi realizza i layout con le animazioni base. In passato questa suddivisione non esisteva, e lo stesso animatore che faceva i draft ripuliva i suoi stessi disegni dopo il check dei director (che è più logico). Ultimamente però ci sono sempre meno animatori e le schedule sono meno flessibili, quindi è nata questa sottospecie di lavoro di “Clean up”. La qualità dipende sempre dall’ animatore, e dalle sue skill, perché non è sempre facile mettere a modello tanti disegni.

Ultimamente questo lavoro viene un po’ dato a “casaccio“ a gente inesperta e la qualità è estremamente scadente… per fortuna, quando ho lavorato a Natsume c’era ancora una qualità molto alta e mi ha dato l’opportunità di imparare molto.

Come sei arrivata a Natsume?

Il lavoro mi è stato offerto da un mio amico koreano che mi ha fatto da mentore e mi ha insegnato molto in quel periodo. E’ praticamente il primo lavoro anime che ho fatto per qualcosa di così importante e che andasse in onda in tv. Il lavoro è stato realizzato tutto su carta, la qualità era molto alta e i tratti dei disegni molto particolari. Non penso sia possibile tirare fuori un tratto così delicato in digitale… Non so bene come spiegarlo, ma è quello che ho pensato mentre ci lavoravo.
Natsume è sempre stata una delle mie serie preferite, ed ho una grande ammirazione verso il regista della serie, Takahiro Omori, perché oltre a Natsume ha diretto un altro dei mie anime preferiti: “Baccano!”.

Da key animator a storyboard artist a… episode director!

© Baccano!, oricon, official
© Baccano!, oricon, official

Baccano! è un masterpiece! E dunque, come si è sviluppato il tuo passaggio da key animator a storyboard artist ed episode director? Quali competenze hai dovuto approfondire?

In verità io ho sempre mirato a fare regia, in particolare anche storyboard. Da sempre quando guardo gli anime penso più alla regia ed alla trama. Apprezzo le belle animazioni, ma non sono mai stata una grandissima fan di tutta la roba super sakuga (ndr spettacolare) che viene realizzata ultimamente. E negli anime c’è una gerarchia precisa: è impossibile partire subito a fare storyboard e regia, perché determinano responsabilità e necessitano di molta preparazione. Per diventare director di solito non si incomincia come animatore, ma si parte come production manager, che di solito ha una visione completa della produzione. Non ho mai fatto da production manager, ma ho realizzato dei corti di animazione in proprio, e questo mi ha dato una visione più ampia della produzione (anche grazie agli ottimi insegnanti che ho avuto all’ università).

Quindi come hai fatto a muoverti in quest’ambiente?

Il fatto di conoscere un po’ tutto della produzione di un anime mi ha aiutato nella regia. Siccome da qualche parte dovevo iniziare, dopo aver fatto training, ho provato subito a fare genga e, successivamente, layout. Più avanti ho cominciato a proporre storyboard che avevo realizzato per piccoli lavori freelance o per conto mio. Questi lavori sono stati apprezzati mi è stata data possibilità di lavorare ad opere più famose. A dirla tutta, il primo lavoro di regia è stato per un anime di Science Saru chiamato “Yurei Deco” (episodio 10). L’ho trovato un anime molto “artistico”, con uno stile unico e mi è piaciuto molto che la storia fosse completamente originale. E’ stato un buon modo per capire come funziona la regia.

Come si svolge la tua giornata lavorativa? Hai una routine o degli esercizi quotidiani per mantenere allenata la parte creativa pur avendo un’agenda molto piena?

Sarò sincera, non ho una vera e propria routine. Di solito mi sveglio e lavoro subito dopo colazione, faccio pausa pranzo e poi ritorno a lavorare fino alla sera, e se smetto mi sembra di perdere il filo conduttore di quello che mi stavo immaginando. Se non sono molto impegnata cerco di fare sport, altrimenti è la fine… sto molte ore seduta ed a volte me ne dimentico. Ogni giorno cerco di realizzare almeno una pagina di sceneggiatura, il che equivale ad un minuto di Storyboard. Ma anche in tal caso è difficile mantenere una routine costante perché a volte le scene possono essere difficili da creare e richiedere più tempo, a volte invece accade il contrario. Per quanto riguarda regia degli episodi – invece – è molto diverso: prima di tutto devo fare molti meeting con svariati animatori per spiegare le animazioni in modo che possano realizzare i layout. Dopodiché devo dare tutte le indicazioni per l’episodio al resto del team.

E poi…? Sembra un lavoro davvero faticoso!

Più tardi incominciano ad arrivare i layout e le animazioni base: tutto ciò che arriva in giornata lo devo correggere il prima possibile perché va indirizzato verso tutta la gente che viene dopo, e se ritardo io ritardano tutti. Oltre a tutto questo, il regista dell’episodio deve anche partecipare a diversi “eventi” tipo: il cutting per decidere la lunghezza delle battute e delle scene, il doppiaggio in sala, il sound mix dove inserire i suoni ed i vari RUSH, il che significa guardare l’episodio completo e dare i feedback per vedere se c’è qualcosa da aggiustare e come – eventualmente – farlo.
In poche parole, l’episode director deve vegliare su TUTTO quello che viene fatto in un episodio.

Mentori e ispirazioni

© mushishi, oricon official
© mushishi, oricon official

E ti ispiri o ti sei ispirata a qualche regista o animatore in particolare per i tuoi lavori? Quali sono le tue opere preferite?

Sicuramente i film che mi sono rimasti più impressi sono “Laputa castello nel cielo” e “Lupin III il castello di Cagliostro” di Hayao Miyazaki. Per me in questi due film ha dato il massimo come regista. Come altri film di animazione ci sono “Metropolis” di Rintaro ispirato all’ opera di Osamu Tezuka, “Memories” di Otomo e il meno conosciuto “Night on The Galactic Railroad“, un film inimitabile, ispirato ad una storia di Miyazawa Kenji. Ma forse tra tutti i film quello che mi ha impressionato di più è “Royal Space Force” (Le ali di Honneamise), il primissimo film di quei pazzi dello studio Gainax, e, anche se lo conoscono in pochi, per me rimane un capolavoro. Apprezzo molto anche i primi film di Mamoru Hosoda, come “Bokura no war games” , “La ragazza che saltava nel tempo” e “Summer wars”. Per film con tematiche più adulte mi piace molto “The Sky Crawlers”.

Sei amante anche delle serie?

Sì, per quanto riguarda le serie mi piacciono le opere che ti fanno pensare, non apprezzo invece gli anime pieni di azione fine a se stessa, li trovo abbastanza mediocri.
Adoro “Mushishi” per la narrazione e le tematiche, “Baccano!” per la trama e la regia strutturata come un puzzle che comprendi solo se lo guardi con attenzione. Poi  “Kino’s Journey” diretta da Ryūtarō Nakamura, che reputo un vero e proprio genio (Lain, Ghost Hound,..etc.). C’è inoltre “Cowboy bebop”, ma anche “Patlabor” per come mischia la tematica dei mecha con la quotidianità della vita dei protagonisti, così come “Planetes” molto simile come tematica. Mi piacciono molto anche gli anime World Masterpiece Theater della Nippon animation, tra i miei preferiti “il cane delle Fiandre” ed “il Cielo azzurro di Romeo”. Ma anche “Nadia the secret of Blue Water”, “Erin the Beast Player”e “Fantastic Children” di Nakamura Takashi, un po’ sconosciuto in occidente.

E oltre agli anime?

Oltre ai film di animazione, guardo anche i vecchi film di Vittorio De Sica come “Miracolo a Milano” e “Ladri di Biciclette”, oppure “La strada” di Fellini. Tra i film più commerciali mi piacciono molto i vecchi film di Spielberg come Indiana Jones ed i primi Star Wars di George Lucas. In verità anche i videogiochi mi hanno ispirato molto nella mia vita, soprattutto i JRPG come “Skies of Arcadia”, “Grandia”, “Chorno Cross/ Trigger”, “Mother3”, “Zelda The wind waker”, “Final Fantasy 6 e 9”.

Hai un mentore?

In generale tutti gli insegnanti che ho avuto all’ università a Tokyo sono stati tutti bravissimi, e li considero miei mentori. Mi sono subito trovata a mio agio con il sensei di Storyboard e regia Kuwabara Satoshi, un veterano che ha lavorato alla Tezuka Production. Ho avuto anche un buon rapporto con il mio sensei di Character design ed animazione, Iida Fumio, un veterano Gainax che ha lavorato appunto ad uno dei miei film preferiti “Royal Space Force” (Le ali di Honneamise) .

Non so se si può considerare un “mentore”, ma nel primo posto in cui ho lavorato c’era un super veterano, Hashimoto-san, che avevano lavorato al “castello di Cagliostro”, mi ha insegnato tantissimo per quanto riguarda gli storyboard. Tra le altre cose aveva lavorato ad un sacco di animazioni occidentali che io pensavo fossero fatte in occidente… invece provenivano quasi sempre dal Giappone, come per esempio: i Gummybears, Ducktales, Ispettore Gadget

Tra tutti questi titoli quasi dimenticavo di porti una domanda fondamentale per me: leggi anche manga?

Leggo anche diversi manga, adoro Vinland Saga e Full Metal Alchemist. In generale mi piacciono le opere fantasy come i manga della rivista Afternoon, Atelier witch hat, oppure Drifting Dragons, che attualmente è uno dei miei manga preferiti. Menzione speciale anche per “Made in Abyss” perché penso che abbia un setting geniale. Vivendo in Giappone ho trovato anche molti manga meno famosi e mai pubblicati all’ estero come Shanghai Kaijinzoku di un famoso illustratore e character designer, Takahiro Kusanagi.
Penso di dover anche menzionare il Dio dei manga, Osamu Tezuka, che per me rimane il vero genio in fatto di creazione di personaggi e trame. Quando ho studiato all’università a Tokyo ho incominciato a prendere in prestito dalla libreria diversi suoi fumetti e sono rimasta colpita molto dalle tematiche e dall’umanità delle sue opere. Tra quelle che preferisco ci sono: Black Jack, The Vampires, Jungle emperor, Buddha e le sue storie brevi in “Metamorfosi”.

Uno sguardo al futuro

dragon delivery, © dragon delivery
dragon delivery, © dragon delivery

Se avessi carta bianca e budget illimitato per dirigere un lungometraggio animato, quale storia racconteresti e quali temi vorresti esplorare?

Sarebbe un sogno. Mi piacerebbe fare una storia fantasy originale in stile World Masterpiece Theater. Vorrei scrivere una storia di avventura che combacia con la crescita del protagonista, e mi piacerebbe molto anche inserire animali, perché mi piace molto la relazione che si può instaurare tra specie diverse.
In verità ho provato spesso a fare progetti originali, con uno ho anche vinto un pitch contest con il governo di Tokyo nel 2020. Lo sto portando avanti da molto tempo, abbiamo anche un piccolo trailer già disponibile. E’ visibile sul nostro sito Alunite – dragon delivery.

Quali sono i tuoi programmi e progetti per il futuro? Hai già qualche idea?

In verità tutti gli obiettivi che mi sono preposta nella mia vita li ho raggiunti. Forse l’ unico che mi rimane è realizzare un progetto mio, con storia e personaggi originali. In verità anche questo in parte ci sono riuscita, perché l’ anno scorso abbiamo rilasciato un piccolo gioco per smartphone di cui ho creato personaggi e storia, si chiama “Night at the Meowseum”, disponibile per iphone e Android.

Mi piacerebbe in futuro essere più indipendente e creare più opere originali, anche collaborando con altri autori. Vorrei diventare una regista a tutti gli effetti. Siccome è difficile fare anime originali in questo periodo, sto studiando anche tecniche manga disegnandone alcuni. La strada è ancora lunga ed ho molto da imparare per questo continuerò a lavorare ad altri progetti per migliorare le mie abilità!

Condividi.

Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.