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Riversare il proprio pessimismo sui bambini è folle.
Se non hai più speranza puoi parlare agli adulti, ma non ai più piccoli. Tacete piuttosto.

Fine anni 70, l’illusione che il progresso scientifico e tecnologico significhi automaticamente felicità e un futuro migliore si spezza, lasciando il posto alla realtà. È come se il mondo perdesse improvvisamente la propria innocenza.

Eppure, nel 1978 accade l’impensabile: grazie ad un giovanissimo artista si torna indietro, ad una civiltà antica, lontana-lontana, bestiale quasi. Dal genio di Hayao Miyazaki nasce nasce Conan, il ragazzo del futuro (Mirai Shōnen Conan) che, come un fulmine a ciel sereno, squarcia un cielo invaso dai robottoni giapponesi, distaccandosene e proponendo una “nuova” visione del progresso tecnologico. Imponendosi quale valida opzione in merito all’intrattenimento per “giovanissimi”, l’opera del sensei esula da quell’immaginario di battaglie tra colossi d’acciaio, proponendo una riflessione dolce e inquieta sul destino dell’uomo, nonché sul nostro rapporto con la natura.

E tutto pochi anni prima dell’avvento di capolavori cinematografici quali Laputa – Il castello nel cielo, Porco Rosso, La principessa Mononoke. Un esercizio di stile che in Italia giunge nel 1981, ad oggi pronto ad invadere i Cinema italiani grazie a Animagine, il progetto nato dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment. Perché sì, signori: Conan, il ragazzo del futuro quest’anno compie ben 45 anni. Per festeggiare l’anniversario, la serie arriverà per la prima volta sul grande schermo italiano con un montaggio degli episodi finali, in programmazione esclusiva il 9, 10 e 11 febbraio.

Serie anime diretta interamente dal Premio Oscar Hayao Miyazaki (in collaborazione di Keiji Hayakawa e Isao Takahata), che ne ha curato regia, character design, storyboard e scenografie, l’evento rappresenta un’occasione unica per riscoprire l’opera che ha dato inizio al percorso autoriale del Maestro, regalando agli spettatori di ieri un tuffo nella memoria e a quelli di oggi la possibilità di incontrare uno dei capolavori fondativi dell’animazione giapponese.

Oltretutto, a noi è parso che Conan, il ragazzo del futuro fosse un’opera particolare, unica nel suo genere… un’opera in grado di parlare al presente, attuale come poche.

Come un fiore tra le macerie

Anno 2028. Una voce narrante racconta la fine del mondo, accompagnata da immagini violente e colori lividi. È la fotografia di una civiltà scomparsa, schiacciata dal peso del progresso tecnologico e dalla necessità dell’uomo di “spingersi sempre più in là”. Eppure, eccola: un’esplosione di verde, di luce. Il mare, la pace, e la distruzione, l’orrore lasciano spazio alla vita. Nella città di Indastria (o Industria), ultimo baluardo tecnologico ed emblema del dispotismo, una casta di scienziati sogna di riportare in vita la civiltà attraverso le antiche macchine. Le spedizioni partono senza sosta alla ricerca di reliquie del passato, fino a raggiungere anche l’isola dove vivono un vecchio e suo nipote, Conan: un ragazzo, un pescatore, cresciuto tra vento, acqua e silenzio, secondo i ritmi della natura.

Un giorno, il giovane trova sulla spiaggia Lana, una ragazza fuggita da Hig Harbour, che gli rivela l’esistenza di altre comunità umane. Poco dopo, un aereo militare di Indastria arriva sull’isola, Lana viene rapita e il nonno di Conan muore durante lo scontro.

Ma ciò che Conan scopre è che Lana è in realtà la nipote del dottor Rao, l’unico scienziato capace di controllare l’energia solare. Il despota malvagio Repka la usa come esca per costringerlo a collaborare, e il giovane eroe decide di partire per salvarla e scoprire il resto del mondo. Durante il viaggio incontra nuovi alleati, come Jimsey, Dyce (un capitano disertore) e persino Monsley, un ufficiale di Indastria che si ribella al regime.

L’incontro con Indastria – per Conan e per noi – è la scoperta del mondo, della modernità, ma anche del pericolo: come ben sappiamo, il progresso – quando è cieco – si trasforma in minaccia per tutti. Anche e soprattutto per noi esseri umani.

E se nei film coi robottoni la scienza è àncora di salvezza, una soluzione a ogni minaccia, in Conan emerge subito il rapporto tormentato di Miyazaki con il progresso tecnologico, tema che svilupperà in seguito nella maggior parte (se non totalità) delle sue opere. Non a caso, in questa storia il sensei dà dimostrazione di tutta la sua sensibilità, illustrando al pubblico la rinascita della Natura dalle rovine della civiltà. Dunque, la Terra non è morta: è stata riconquistata dalla natura. C’è speranza anche nella distruzione.

Il futuro visto da Miyazaki

Affascinato da The Incredible Tide, romanzo per ragazzi di Alexander Key, Miyazaki immagina un mondo sopravvissuto a una guerra rovinosa, che non ha lasciato scampo. Un pianeta ormai spoglio, dove la natura tenta di riprendersi ciò che le è stato sottratto e l’umanità si rifugia in pochi quartieri, custodi di una tecnologia fragile e preziosa. Ma il sensei modifica il romanzo di Key aggiungendo un elemento fondamentale: l’ultimo testimone del mondo perduto, il nonno di Conan, il fil-rouge tra passato e futuro.

Un futuro ancora immacolato, forse un po’ incerto, ma che non si rivela “del tutto negativo”. Il futuro del Miyazaki ancora giovane, idealista, che rifiuta per ora il pessimismo assoluto. Un futuro che “fiorisce” tra le crepe delle rovine di una civiltà ormai morta, come la speranza negli occhi di un bambino, quegli stessi bambini che riescono dove gli adulti falliscono miseramente.

Conan e i suoi amici incarnano quella bontà originaria che si oppone alla visione fredda, utilitaristica del potere. Ma le macchine di questo mondo sono meri strumenti, non mostruosi villain da sconfiggere, e risulta ormai chiaro, lampante e necessario accogliere il progresso, anziché demonizzarlo a prescindere.

Dopotutto, al giorno d’oggi è così, no? Abbiamo aperto le braccia ai PC, agli smartphone, alle Intelligenze Artificiali… eppure, c’è una parte di Miyazaki che non riesce ad accettarlo, non si piega a questa fantomatica “necessità”. D’altronde, già fece fatica a chinare il capo dinanzi al “disegno digitale”, e come dargli torto? Tutta un’altra cosa la magia del fatto-a-mano, un tripudio di emozioni, di idee, di creatività, di spontaneità. Siamo davvero destinati a sparire sotto il peso del “chiedo all’intelligenza artificiale”?

La gioia del fare è morta?

Le avventure di Conan ci mettono davanti a una verità ma che ha un che di profetico: nell’opera di Miyazaki, gli umani ricercano spasmodicamente l’energia solare, un’energia che ci viene propinata da tempo quale “pulita”, la scelta più ecologica. Eppure, questo elemento diventa così simbolo perfetto della disamina miyazakiana: da un lato bene comune, dall’altro ricompensa di pochi, emblema del potere assoluto. Dipende da chi la possiede, da chi si aggiudica il monopolio, e ancora una volta non dobbiamo ricercare nella “strumento” il colpevole, bensì nella mano che lo impugna. Ecco, adesso applicate lo stesso ragionamento alle intelligenze artificiali, all’abuso delle IA che stanno man mano appianando il consenso, lo spirito critico, la gioia del “fare”.

E oggi, forse più di ieri, riteniamo Conan, ragazzo del futuro sia attualissimo. Ventisei episodi di un Inno alla vita, una serie che trascende il tempo e le generazioni, forse figlia di una visione semplicistica e romantica. Eppure, questo piccolo capolavoro di Miyazaki ci rammenta che dietro problemi complessi, dietro cupidigia e ricerca di poteri inutili, a volta basta rispondere con la semplicità dell’animo umano, con lo sguardo ottimista e il cuore puro di un fanciullo che parte alla scoperta del mondo.

Tornare indietro per guardare avanti. E finché esiste uno sguardo capace di sorridere al futuro, la fine del mondo può sempre trasformarsi in un nuovo inizio.

 

In collaborazione con Manuel Enrico

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.