X

La situazione negli Stati Uniti si fa più delicata ogni giorno che passa. Il secondo governo di Donald Trump, che segue il suo primo insediamento e la presidenza di Joe Biden, sta facendo tabula rasa in diversi settori dell’amministrazione pubblica: tagli alla sanità, all’istruzione e al governo federale, dazi verso tutti i Paesi, “invasioni di campo” e minacce come quella di “prendersi” la Groenlandia. Ciò che suscita maggiore preoccupazione è la questione legata all’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia incaricata della sicurezza delle dogane e della gestione dei flussi migratori: arresti di massa, uso della violenza e, in alcuni casi, abuso di “legittima difesa”.

Quello che si sta vivendo in America richiama i canoni di certe distopie immaginate nell’arte e nei media, in particolare nel recentissimo Civil War di Alex Garland. Già due anni fa il film mostrava gli Stati Uniti completamente a pezzi, rispecchiando la precarietà e la frustrazione vissute sia durante il primo mandato di Trump sia durante quello di Biden – cittadini al limite della sopportazione, tutti contro tutti, divisi in Stati indipendenti che spezzavano l’Unità a base della loro Costituzione.

Tuttavia, questa spaccatura nel popolo americano fu già affrontata anzitempo in un film, uscito direttamente per HBO nel 1998: La seconda guerra civile americana, diretto da Joe Dante, straordinario regista fin troppo sottovalutato negli anni.

La seconda guerra civile americana prima di Garland

La seconda guerra civile americana -©HBO
La seconda guerra civile americana -©HBO

Il film si apre con la frase “un giorno, nel prossimo futuro”, suggerendo che quanto verrà raccontato non sia poi così distante dalla realtà. Lo Stato dell’Idaho decide di chiudere i propri confini, in seguito all’aumentare dei flussi immigratori causati da uno scontro tra Pakistan e India, con lo scopo di difendere la “propria identità americana”. La decisione porta lo Stato a dichiararsi indipendente, innescando una escalation che vede prima il governo andare contro l’Idaho, per poi scatenare un effetto domino in tutti gli altri stati: da una parte alcuni seguiranno l’esempio secessionista, altri rimarranno fedeli alla Casa Bianca.

In questo film i protagonisti sono “vittime” della satira feroce che Dante porta all’interno della sua opera – a partire dal governatore Farley, una caricatura di Bill Clinton che parte da una promessa liberal-democratica per poi perdersi nel conservatorismo, incapace di comprendere il male che ha causato e al centro di uno scandalo extraconiugale. Senza dimenticare il Presidente, probabilmente il personaggio peggio raffigurato all’interno del film, incapace persino di “aggiustare un rubinetto” e non riconoscere il giusto Roosevelt, perfetto fantoccio per i lobbisti e le grandi corporazioni.

La comunicazione come strumento di audience

La seconda guerra civile americana -©HBO
La seconda guerra civile americana -©HBO

Il film muove anche una feroce critica alla comunicazione televisiva, rappresentata dal canale NN (parodia della nota CNN), disposta a tutto pur di catturare una notizia “accattivante” per il pubblico sorvolando completamente sul lato umano – trovando sempre nuovi modi di “manipolare” i fatti, venderli al grande pubblico e alzare l’audience. Nel calderone finisce anche l’opportunismo di molte associazioni umanitarie che dovrebbero avere lo scopo di salvaguardare vite umane, ma che finiscono per pensare principalmente al proprio tornaconto.

Tutti questi elementi, derive peggiori dell’America, sono quelli che faranno esplodere una guerra civile. A essere “salvato” da Dante è il personaggio di Jim, interpretato dal grandioso James Earl Jones, l’unico uomo ragionevole e di buon cuore, colui che ha capito la gravità della situazione: l’ultimo vero giornalista che tiene ancora al proprio ruolo, pur osservando un mondo ormai completamente a pezzi.

La commedia che diventa la realtà

La seconda guerra civile americana -©HBO
La seconda guerra civile americana -©HBO

Quella che ha realizzato Joe Dante è un’opera grottesca e a tratti surreale, ma che verso la fine propone più di un momento drammatico, mostrandoci come dietro la commedia si nasconda il dramma. Tutto questo veniva raccontato nel 1998, ma riguardando il film oggi non sembra quasi di vedere un vero e proprio documentario. Il film per la tv ha avuto un “seguito spirituale” che non è il già citato Civil War di Alex Garland, bensì un altro film televisivo firmato dallo stesso Joe Dante: Homecoming. Contesto: nel 2002 il regista Mick Garris, famoso per il “memorabile adattamento televisivo” di Shining (no, non lo è), organizzò una cena amichevole con alcuni dei migliori registi del panorama horror dell’epoca.

Questo incontro diede vita alla serie antologica Masters of Horror, in cui i suddetti registi andavano a scrivere e a dirigere un episodio autoconclusivo appartenente al genere horror. Tra questi episodi spiccano quelli diretti da Joe Dante: The Screwfly Solution e proprio Homecoming. Proprio da quest’ultimo, il padre di Gremlins ha proseguito la sua carica satirica iniziata con La seconda guerra civile americana.

In principio ci fu una cena spaventosa

Masters of horror -©Showtime
Masters of horror -©Showtime

La trama del mediometraggio televisivo ruota attorno al Presidente degli Stati Uniti che, in vista delle prossime elezioni americane, dichiara che tutti i caduti dell’esercito americano lo avrebbero votato se avessero potuto. Una dichiarazione talmente “assurda” che porta, per ironia, i defunti a risorgere dalle proprie tombe pur di manifestare il proprio dissenso. Un’aspra e fiammante critica al governo Bush, al suo piano di risposta agli attacchi dell’11 settembre e all’invasione del Golfo, ma anche a tutti i presidenti precedenti che hanno compromesso le nuove generazioni – tra guerre e conflitti sparsi per il mondo.

Joe Dante, da grande artista qual è, era inferocito con il proprio paese e ha deciso di sfogare il suo dissenso attraverso l’ironia di queste due opere. Probabilmente gli saranno costate la carriera (infatti in trent’anni ha realizzato solo quattro film di non troppo successo), ma è riuscito a lasciare un monito, una lucidissima visione di ciò che gli Stati Uniti stavano diventando: un Paese a pezzi e sull’orlo dell’autodistruzione. Peccato non l’abbiano ascoltato.

Condividi.

Sono nato nel 1999, lo stesso anno di "Il gigante di ferro", "Tarzan", "Matrix", "Ghost Dog" e "Terror firmer". Grande appassionato di cinema, di storia, di videogiochi e di arti marziali. Laureato alla triennale di "Antropologia", amo analizzare i i film e il giochi tramite la loro importanza culturale, storica, sociologica e non solo.