Benvenuti nel secondo episodio di Scusate se musical, il format di ScreenWorld che ogni mese prova l’impossibile: farvi amare un genere che in Italia fa ancora più paura di una carbonara con la panna. Ma noi non molliamo. Perché sappiamo che da qualche parte, anche in chi dice “i musical non li reggo”, c’è un cuore che batte al ritmo di una canzone.
Anzi, oggi quel cuore prenderà davvero il volo, sulle note di un numero che ha fatto storia sul palcoscenico e ora ha conquistato anche lo schermo.
Perché stavolta parliamo di Defying Gravity, il numero che chiude il primo atto di Wicked – il celebre e amatissimo musical teatrale, ispirato all’universo de Il mago di Oz, portato finalmente al cinema nel 2024 da Jon M. Chu, con Cynthia Erivo e Ariana Grande nei panni (e nei cappelli) delle streghe Elphaba e Glinda. Una canzone che è diventata, negli anni, quasi un inno, un’esibizione da standing ovation, una prova di bravura canora, un meme da TikTok e — diciamolo —anche il vero motivo per cui Let It Go di Frozen esiste.
Già, perché Let It Go è praticamente la sorella minore di Defying Gravity: stesso crescendo, stessa liberazione, stesso grido di ribellione in tonalità crescente. Solo che Elsa si chiude in un castello di ghiaccio e si isola, mentre Elphaba sfida la gravità. E si libera e…. vola.
Ma entriamo subito nella scena che ha fatto la storia del musical.
Quando la ribellione prende il volo (e la voce sale di due ottave)

Siamo alla fine del (primo) film di Wicked, ovvero di quello che a teatro era la fine del primo atto. Elphaba ha appena scoperto che tutto ciò in cui credeva è una bugia, che il Mago non è affatto buono e che lei non potrà mai essere “normale”. Ma invece di crollare, si alza. E canta. E vola.
È l’essenza stessa del musical, un momento che già sul palcoscenico aveva conquistato platee e critici: l’intensità emotiva, la potenza della voce e l’uso del corpo per raccontare la liberazione interiore rendono Defying Gravity un numero iconico. Grazie anche alla cosiddetta “coreografia verticale”, che indica proprio il modo in cui Elphaba, già sul palco teatrale, si sollevava in aria mentre canta, trasformando il volo in uno strumento narrativo: non è solo uno spettacolare effetto scenico, ma la rappresentazione fisica del superamento dei limiti e della conquista della propria libertà. Quasi un sogno ad occhi aperti per chiunque abbia mai desiderato sfidare i limiti imposti dagli altri.
Nel film, Jon M. Chu prende questa energia teatrale e la amplifica con spettacolarità cinematografica: La magia non è più solo suggerita: la senti, la vedi, la respiri. Elphaba si alza in volo, per davvero. Il confine tra cinema e musical si dissolve insieme alla gravità. La scena esplode in un mix di emozioni, effetti visivi e tensione narrativa: la camera la segue prima durante l’inseguimento da parte delle guardie, poi mentre affronta l’apparente sconfitta. Mentre cade, apparentemente verso la morte, Elphaba rivede se stessa, il suo passato e capisce che quello che aveva sempre voluto nascondere e tenere a bada è in realtà la sua forza. E così prende coscienza di sé (“It’s meeee”) e decide di non obbedire più. Mai più.
La musica cresce, il corpo si solleva, e quella frase che poco prima aveva accennato alla sua amica – “I’m through accepting limits ‘cause someone says they’re so” – adesso diventa realtà e risuona come una dichiarazione di indipendenza artistica, politica ed esistenziale.
Mentre è sospesa a mezz’aria, a cavallo della sua scopa magica, Elphaba lo ribadisce in modo chiaro:
As some told me lately
Everyone deserves the chance to fly
And if I’m flying solo
At least, I’m flying free
Il numero raggiunge così il suo culmine: Elphaba sospesa nell’aria, il vento che le accarezza i capelli, le note che esplodono in tutta la sala cinematografica come se il palcoscenico fosse diventato infinito. È la fusione perfetta tra spettacolo teatrale e magia del cinema, un momento di pura liberazione che lascia lo spettatore senza fiato.
Voli impossibili e acuti infiniti: l’apice di Elphaba

Negli ultimi minuti del film, la magia esplode. Elphaba non canta solo: vola sopra la città con la scopa, tra venti impetuosi e nuvole che corrono, mentre il crepuscolo si trasforma nel chiarore dei lampioni. Chu non usa il cielo e i palazzi solo come sfondo: diventano parte della sua storia, del suo conflitto, del suo salto verso la libertà.
La coreografia verticale che aveva caratterizzato il numero già a teatro qui diventa un vero linguaggio: ogni sollevamento, ogni giro, ogni inclinazione della scopa è come se dicesse “non mi piego, non obbedisco, sono io a comandare”. E cosa dire della voce straordinaria di Cynthia Erivo? Gli acuti finali arrivano uno dopo l’altro senza fermarsi, pieni di controllo e tensione, con una potenza che sembra davvero “unlimited”. E mentre il volo raggiunge il suo culmine, Elphaba fa sentire chiaro e forte:
“No wizard that there is or was
is ever gonna bring me down”
Ogni parola si materializza nel volo, e il messaggio di ribellione e libertà diventa tangibile: lo vedi, lo senti, lo vivi. Non è solo un effetto speciale: è il trionfo di una trasformazione. È il momento in cui il palcoscenico incontra il cinema, dove voce, movimento, scenografia ed effetti si fondono in un crescendo che ti lascia senza fiato.
Ecco il bello di Defying Gravity: puoi parlare di coreografie, di effetti visivi o di tecnica vocale, ma alla fine è un’esperienza che ti prende dentro. Ti ricorda che il volo non è solo fisico: è libertà, coraggio e un po’ di sana follia.
Un’eredità pesante e una canzone diventata manifesto

C’era un’enorme attesa attorno a questa scena. Perché Defying Gravity non è solo una canzone di Wicked, è la canzone. Quella che tutti aspettano. Quella che ogni Elphaba deve affrontare come una sfida. E nel film Cynthia Erivo, con la sua voce profonda e controllata, riesce a darle una nuova forza: meno “urlo liberatorio” come nella versione teatrale di Idina Menzel, più costruzione lenta, carica di tensione, che esplode nel finale.
Ariana Grande, dal canto suo, accompagna con delicatezza e timore Glinda in questo momento di rottura. Ed è giusto così: Defying Gravity è il momento di Elphaba. È il suo volo. Gli altri restano a terra a guardare. Proprio come noi spettatori.
E sì, lo sappiamo: Idina Menzel e Kristin Chenoweth resteranno per sempre legate a questo indimenticabile musical e duetto. Ma proprio per questo è bello che poco prima nel film ci fosse quel bellissimo/omaggio che le vede coinvolte: una sorta di passaggio di testimone, anzi, di scopa. Un omaggio sentito e meritato, che lega la nuova generazione alle origini e che rende giustizia a tutte le straordinarie protagoniste di questa opera.
Dal debutto a Broadway nel 2003, Defying Gravity è diventata un simbolo. Della libertà di scegliere, del coraggio di essere diversi, del potere delle donne nella narrazione pop. Ha ispirato generazioni di performer, migliaia di cover su YouTube, e — non scherziamo — buona parte delle canzoni Disney degli ultimi vent’anni.
Ma soprattutto, è una di quelle scene che riescono a rendere credibile l’incredibile. Una ragazza verde che canta e vola non dovrebbe emozionarci. Eppure lo fa. Perché quel volo è anche il nostro.
Da musical di nicchia a magia globale

Fuori dallo schermo, Defying Gravity ha continuato a volare da sola. Su TikTok, l’hashtag #DefyingGravity ha superato i 300 milioni di visualizzazioni: ci sono cover, parodie, tentativi più o meno eroici di replicare il celebre volo… e decine di mash-up che mettono in fila le somiglianze con “Let It Go” di Frozen. Lo stile, il crescendo emotivo, la liberazione finale: chi ascolta nota subito l’influenza. E non è un caso che a cantare in Frozen ci sia ancora Idina Menzel, la voce che ha reso immortale Defying Gravity sul palco di Broadway.
Il risultato è un tributo involontario ma perfetto: una canzone ha ispirato l’altra, e il pubblico può quasi vedere Elphaba e Elsa condividere lo stesso desiderio di libertà, seppur in modi diversi. È un legame invisibile che corre dai musical teatrali ai film d’animazione, dai palchi alle piattaforme digitali, e dimostra quanto Defying Gravity abbia lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario pop moderno.
D’altronde, con Wicked il musical è tornato a parlare a tutti, e lo ha fatto con numeri da record che ne hanno consacrato il successo mondiale. Dal debutto a Broadway nel 2003, ha incantato oltre 15 milioni di spettatori, accumulando un incasso superiore a 1,7 miliardi di dollari solo a New York. Con più di 8.400 repliche, è tra i musical più longevi della storia del teatro.
Il successo si è esteso anche al cinema: il primo film di Wicked ha incassato oltre 750 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando non solo l’adattamento cinematografico di Broadway più redditizio della storia, ma anche il musical live action con il maggior incasso di sempre.
Questo perché, grazie a Defying Gravity, parla in una lingua che conosciamo bene: quella del cambiamento, del coraggio, del salto nel vuoto. Una lingua che, in fondo, è quella di tutta la grande musica. E dei grandi musical.
Ecco perché abbiamo scelto proprio questa scena per il nostro secondo episodio: perché se non vi emozionate almeno un po’ qui, forse avete un cuore di latta. Ma tranquilli: continueremo a provarci. Scena dopo scena.
Nel frattempo, come sempre:
Scusate se musical.


