Tra Nanni Moretti e la Mostra del Cinema di Venezia non c’è mai stato un vero amore. O meglio, c’è stato prima della rottura nel 1989 (ricordiamo il premio alla Miglior regia per Sogni d’Oro nel 1981), quando Palombella Rossa fu destinato alla Settimana Internazionale della Critica e non al concorso. Un episodio che portò poi il regista romano a scegliere sempre Cannes come vetrina privilegiata per i suoi lavori futuri. Curioso, se si pensa che l’inizio di questa frattura sia avvenuta proprio con il titolo che non solo sanciva la morte della sua esilarante, nevrotica e irriverente maschera di Michele Apicella e l’inizio di una fase cinematografica più drammatica e introspettiva, ma che rifletteva anche sulla crisi del Partito Comunista Italiano a tre anni da Tangentopoli.
Ad ogni modo, dopo aver sfilato per più di trent’anni sul red carpet della Croisette, vincendo pure nel 2001 la Palma d’oro con La stanza del figlio (l’ultimo italiano a riuscirci), Nanni Moretti prova a fare pace con Venezia con Succederà questa notte, il suo nuovo, grande e intenso film presentato in concorso (il primo dei cinque italiani in ordine di programma) all’83 ª edizione della Mostra del Cinema, e poi destinato alle sale italiane il 3 dicembre. E possiamo ammetterlo: dopo aver sentito una calorosa accoglienza a suon di applausi scroscianti durante la proiezione, la riconciliazione con il Lido sembrerebbe essere avvenuta. E chissà se con quello che potrebbe essere l’epilogo della carriera non se ne torni dalla laguna con un premio in mano.
Le fragilità umane al centro di Succederà questa notte

Se il precedente Il sol dell’avvenire rappresentava una sorta di ritorno alle origini da parte di Moretti, una riflessione conclusiva e biografica sulla propria identità artistica (e politica) che si chiudeva con quella parata testamentaria in cui sfilavano tutti i volti della sua filmografia, Succederà questa notte si colloca all’interno di quella sua fase autoriale cominciata con La stanza del figlio: un cinema meno autobiografico, più corale e intimo, interessato più alle fragilità dei legami umani che alle nevrosi del suo vecchio alter ego (anche se qua, come vedremo, torna in alcuni momenti a quella ironia tagliente).
Oltre ad alcune citazioni ai suoi film precedenti, su tutti Mia Madre (il rapporto genitori-figli, la malattia) e La messa è finita (l’ossessione per lo sport), l’eredità più consistente che Succederà questa notte raccoglie è quella di Tre Piani, in particolare nella scelta di adattare nuovamente un racconto dell’israeliano Eshkol Nevo: Lev Raev della raccolta Legami. Ancora il ruolo della casa come spazio vivo ed emozionale, quindi. Ancora relazioni fragili, ancora esseri umani attraversati da una profonda solitudine, da dilemmi morali, e ancora legami familiari disfunzionali.
“Tutto così puro e bello”

Ma rispetto all’atmosfera funerea e piatta di Tre Piani, qua Moretti sembra proprio cambiare passo e battere un terreno diverso nella sua stessa filmografia. Un terreno che attinge a piene mani dal cinema di Pedro Almodóvar, nella costruzione delle scene, nella carnalità dei corpi, nella potenza del dramma e nel tentativo di catturare la complessità delle emozioni umane negli sguardi e nei gesti. Tra l’altro, l’anello di congiunzione tra Succederà questa notte e i film del maestro spagnolo è proprio il medesimo compositore: Alberto Iglesias, che qui firma una colonna sonora capace di amplificare l’intensità emotiva di ogni scena.
Succederà questa notte è quindi uno struggente, intimo, doloroso e sorprendente melodramma sulla ricerca di un amore impossibile, con due interpretazioni straordinarie (quelle di Louis Garrel e Jasmine Trinca) che restituiscono con una naturalezza disarmante tutte le vulnerabilità dell’animo umano. Ed è un film in cui Moretti è anche bravissimo nell’inserire quella sua consueta ironia pungente, sottile e mai prevaricante, per evitare – a differenza del poco riuscito Tre Piani – che il sentimento sfoci nel patetismo. E riprendendo una battuta del film: “È tutto così puro e bello”.
