Quando il febbraio del 2020 scoppia la pandemia del Covid-19 le sale cinematografiche, come i servizi pubblici di tutto il mondo, chiudono per evitare che i contagi si diffondano. In tanti sembrava che avessero perso la speranza che ci fosse una rinascita della settima arte ed infatti i cittadini del globo terraqueo si sono abituati al piccolo schermo dello streaming. Ma quando tutto sembrava perduto, mentre il nuovo virus uccideva milioni di persone innocenti, diversi registi hanno combattuto nelle ore più buie del nuovo decennio per dimostrare che il cinema può ancora vivere. Uno di questi è certamente Christopher Nolan.
Infatti, il regista britannico, che solo tre anni prima aveva innovato il war movie con Dunkirk, ha lavorato con le grandi majors per evitare l’uscita in streaming del suo undicesimo film e per permettere alle persone afflitte dal disagio della pandemia a vivere la potenza del cinema vedendo un film tutti insieme in una sala cinematografica. Ed è proprio in questo che risiede l’importanza di uno dei film più chiacchierati nella filmografia di Christopher Nolan. Ecco quali sono i principali motivi del perché l’undicesimo lavoro del regista britannico rimane uno dei blockbuster più validi e importanti degli ultimi anni.
L’apice della manipolazione temporale

Come blockbuster ispirato ai classici film di spionaggio, Tenet rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso iniziato con Memento e proseguito prima con Inception e poi con i successivi lungometraggi. In ogni suo film, Nolan mette il tempo al centro della narrazione e in ogni progetto, i personaggi principali cercano di superare un labirinto fatto di illusioni, di paura e di ostacoli; in Inception c’erano i piani del sogno, in Interstellar la galassia fatta di pianeti sconosciuti e in Dunkirk i soldati britannici devono scappare dall’Europa invasa dai nazisti. In Tenet abbiamo un algoritmo creato nel futuro e che genera l’effetto del reverse.
Fino 2020 Nolan ci ha abituati a lunghi spiegoni e lasciava che la fosse la sceneggiatura a introdurti i suoi universi, ma dopo aver sperimentato la narrazione visiva e sonora con Dunkirk, con Tenet si limita con gli spiegoni e trasforma i concetti astratti in vere e proprie immagini per permettere allo spettatore di immergersi nella vicenda. I proiettili tornano nel caricatore, le esplosioni si ricompongono e i combattimenti sono i due direzioni temporali arrivando a convivere nello stesso spazio. Il vero talento di Nolan non consiste soltanto nel costruire trame complesse, ma anche nel tradurre in immagini dei concetti normalmente legati alla filosofia o alla fisica e nel suo undicesimo progetto questa operazione raggiunge il suo punto più alto, perché il tempo non più soltanto un tema del racconto, bensì la materia stessa della messa in scena.
Pochi approfondimenti dei personaggi

Uno degli aspetti più discussi di Tenet riguarda i suoi personaggi, i quali sono stati definiti freddi e poco empatici da una buona fetta di pubblico. Ed eppure questo è perfettamente coerente con la visione di Christopher Nolan. Il Protagonista, interpretato da John David Washington, non è pensato per essere un personaggio da analizzare interiormente come Dom Cobb in Inception o Leonard Shelby in Memento, ma come un punto di osservazione attraverso cui il pubblico esplora un’idea. E lo stesso vale anche per Prya, Neil, Kat o Sator: incarnano tutti quanti funzioni narrative e filosofiche prima ancora che emozioni da comprendere; rappresentano l’amicizia, il sacrificio, il potere. Perfino Micheal Caine, che qui interpreta Sir Micheal Crosby, pur avendo poco minutaggio riesce a rappresentare la chiave di accesso al mistero che si cela dietro il nemico anglo-russo.
Nolan, che fino poco tempo fa ci aveva abituato a personaggi con tante sfaccettature e con un passato tutto da conoscere, come banalmente avviene nella storica trilogia di Batman con Bruce Wayne che deve fare i conti con il suo passato, stavolta sacrifica una buona parte dell’intimità dei personaggi per dare maggiore centralità ai concetti che rappresentano, trasformandoli in degli ingranaggi per una riflessione più ampia sul tempo. Questa è una scelta che sicuramente può allontanare dalla vicenda uno spettatore che necessita di un coinvolgimento emotivo, ma che conferma che in Tenet prima ancora degli esseri umani sono le idee ad occupare la scena.
Ma soprattutto, non è necessario che un film per funzionare debba per forza approfondire un personaggio centrale per la narrazione. Pensiamo per esempio alla trilogia del dollaro del maestro Sergio Leone, nella quale i tre protagonisti interpretati da Clint Eastwood spiccano grazie alla straordinaria performance dell’attore senza che si dica qualcosa del suo passato. E qui è la stessa identica cosa, perché grazie alla performance di John David Washington e alla messa in scena di Nolan il Protagonista riesce a risultare un personaggio tanto carismatico quanto interessante da seguire.
Un’originale idea di cinema

Christopher Nolan lo conoscono gli appassionati di cinema; è cresciuto con l’amore per il cinema girando cortometraggi con la Super 8 di suo padre e, pur non avendo mai studiato veramente cinema, è cresciuto con la convinzione che la settima arte può vivere solo in sala e quindi ritiene che un autore di oggi debbano rientrare in questo modo di realizzare pellicole se si vogliono superare crisi economiche come quella causata dal coronavirus.
E aveva ragione, perché anche se Tenet non ha avuto il successo sperato al botteghino, la sua terzultima fatica ha avuto un’influenza commerciale che ha portato il cinema a riprendere vita negli anni successivi, in seguito dell’uscita di titoli come Top Gun: Maverick di Josh Kosinski e Avatar: La Via dell’Acqua di James Cameron. I realizzatori di queste ultime due opere hanno ripreso la lezione del regista britannico, le cifre sono tornate esorbitanti e hanno dimostrato nuovamente il perché i film devono essere fatti per la sala. L’uscita delle sale di Tenet nel 2020 ha trasformato il film comunque, suo malgrado, in un simbolo. Ma, al di là del contesto pandemico, il film rappresenta la difesa di un certo modo di fare cinema; costruire una visione autoriale forte e sostenuta da un investimento enorme. Oggi, dopo i successi di Oppenheimer e di Odissea, è più facile vedere che Tenet è stato uno dei più grandi atti di fiducia dell’industria cinematografica nei confronti di un blockbuster guidato da un autore.
E forse è proprio questa la vera importanza dell’opera di Nolan sul reverse, perché potrebbe non essere la più amata della sua filmografia, ma racchiude più di ogni altro suo film la sua ambizione. Perché i grandi film non sono quelli che esauriscono il loro significato durante i titoli di coda, ma quelli che non rimangono nell’ombra. Un’opera può essere disprezzata alla sua uscita, ma difficilmente rimane irrilevante ed può essere destinata perfino ad aprire una nuova fase per il loro autore e per il cinema nel futuro.
