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Facciamo un gioco. Un gioco in cui non posso esserci romanzi, fumetti, storie vere o spettacoli teatrali. Insomma, nessuna altra narrazione alle spalle. Solo opere nate al cinema per il cinema. Grande schermo in purezza. Ecco, riflettendoci un attimo, dal 2000 in poi il cinema ha faticato a creare grandi personaggi originali. Icone pop che non provenissero da altre opere. Forse è solo colpa della pigrizia della settima arte più mainstream, che negli ultimi vent’anni si è adagiata sulla nostalgia, preferendo rispolverare l’usato sicuro invece di proporre al pubblico davvero qualcosa di nuovo e originale. O, forse, è anche colpa dei nostri tempi frenetici. Tempi dove anche i film diventano “usa e getta” e le nuove proprietà intellettuali faticano a penetrare nell’immaginario collettivo.
Nel dubbio, una cosa è certa: dal 2000 oggi pochi personaggi puramente cinematografici sono diventati cult. Pochissimi sono definibili “iconici” (aggettivo abusato, lo sappiamo, ma inevitabile per quello che stiamo per raccontarvi).

Perché le icone le riconosci anche da lontano. Grazie a una battuta, a una frame, a un indumento entrato nella storia. Le icone le puoi ridurre anche a due colori, e riconoscerle lo stesso. Possono diventare anche due strisce, una gialla e una nera, magari macchiate di sangue. Ed eccola lì: la Sposa di Kill Bill. Cult a partire dalla sua tuta presa in prestito da Bruce Lee. Senza dubbio una delle eccezioni alla regola. Uno dei pochi personaggi nati sul grande schermo (assieme a Jack Sparrow e Miranda Priestley) che ha lasciato un segno nella cultura pop dal 2000 in poi. Ma come ci è riuscita? Qual è il segreto di questo personaggio così affascinante? Qual è stata la mossa letale di Quentin Tarantino e Uma Thurman? Scopriamolo insieme in questo video dedicato alla Mitica Sposa.Anche perché la nostra Black Mamba tornerà al cinema per una settimana, dal 28 maggio al 3 giugno , con Kill Bill: The Whole Bloody Affair, un nuovo montaggio inedito che unisce i due volumi di Kill Bill in un’unica versione di 4 ore con scene inedite. Ovvero il formato che Tarantino aveva inizialmente in mente per la sua storia di vendetta. Ma adesso impugnate la vostra katana più affilata, e partiamo.

Le origini

Uma Thurman e Quentin Tarantino sul set di Kill Bill
Uma Thurman e Quentin Tarantino sul set di Kill Bill

Per provare a capire il segreto dietro il successo di Beatrix Kiddo (il cui nome verrà svelato solo in Kill Bill – Volume 2), dobbiamo partire dalle sue origini. E scavando tra le sue radici, capiamo subito perché la Sposa sia un personaggio destinato a lasciare il segno. Sarebbe facile parlare del solito personaggio femminile “forte” scritto da un uomo, ma la storia della Sposa è più complessa di cosa. Più complessa, e di conseguenza più profonda. Beatrix nasce dieci anni prima della sua entrata in scena. Inizia a muovere i primi passi nel 1993, sul set di Pulp Fiction, quando Tarantino e Uma Thurman chiacchierano tra loro dietro le quinte. Parlano delle loro passioni cinefile: degli spaghetti western, dei kung fu movie asiatici degli anni Settanta e dei loro manga preferiti. Ad esempio Lady Snowblood, manga del 1972 firmato Kazuo Kamimura e Kazuo Koike, tutto dedicato a una feroce e giovane assassina nel Giappone del periodo Edo. La prima immagine che emerge da quelle chiacchierate tra amici è soprattutto una: una sposa sporca di sangue. Una donna ferita e traumatizzata in un momento di gioia. Una donna con cui è facile empatizzare, perché merita la sua vendetta.

Negli anni questa idea prende forma nella mente di entrambi. Tarantino punta tutto sul gioco cinefilo delle citazioni, sul gusto ludico dei riferimenti postmoderni. Come se Kill Bill fosse una specie di grande puzzle composto da tutto quello che ama. Uma Thurman, invece, pensa al disegno del puzzle. Cosa ci deve vedere il pubblico dentro? E così diventa il motore emotivo della storia. Diventa una donna ferita, violata, arrabbiata. Sola contro un mondo infame. Una donna che scopriremo essere madre, ed eccola esplodere in tutta la sua potenza femminile. Non è un caso che entrambi di sentano pronti per Kill Bill solo molti anni dopo. Quando l’attrice compie 30 anni e diventa madre. Quando entrambi si sentono maturi abbastanza per dare spessore a una storia così carica da camminare su un filo sottilissimo tra il cult e il caos più totale. Cammineranno entrambi su quel film con passo felpato. Andando dritti verso la storia del cinema.

Mito moderno

La Sposa di Kill Bill
La Sposa di Kill Bill

La verità è che la Sposa di Kill Bill è un meraviglioso cortocircuito. Un personaggio capace di incarnare in un’unica donna immaginari diversi. Diversi e distanti anni luce. Nel tempo e nello spazio. Un esempio? Pensateci bene. Kill Bill riprende alla perfezione il linguaggio del mito. Una grande storia (divisa anche in due atti), piena di enfasi, dove tutto è portato all’esasperazione: parole, azioni, regia, colonna sonora e personaggi. Ogni cosa sembra riemersa delle sabbie del tempo per urlare al mondo una grande storia di vendetta. Uno dei sentimenti umani più viscerali e antichi, alla base di tantissime storie epiche. E Kill Bill è epico. Anzi, fonde a meraviglia tante tipologie di epica. Da una parte c’è quella occidentale, che affonda le sua radici del Far West. E visto che gli Stati Uniti sono una nazione dalla storia giovane e breve, il western diventa il terreno perfetto per la mitologia a stelle e strisce. Kill Bill del western non riprende solo i primi piani di stretti di Sergio Leone, ma anche la violenza brutale, alcune ambientazioni (come la chiesa sperduta in cui avviene il massacro durante il matrimonio) e l’austerità di personaggi duri, grezzi e di poche parole.

Dall’altra c’è tutta la fascinazione orientale per il wuxia, il genere cappa e spada della tradizione cinese, fatto di duelli spettacolari e personaggi, ammantato da una sacralità quasi teatrale che Tarantino sottolinea con amore a suon di passi nella neve e colpi di katana ben assestati. Ma Kill Bill non è solo la perfetta fusione tra Hollywood e Hong Kong, ma una grande fiaba postmoderna che, non a caso, parte con una bella addormentata pronta ad attraversare la sua personale foresta nera, prima di ammazzare il suo drago personale.
Sì, perché Kill Bill è un contenitore di archetipi senza tempo, ancestrali come l’essere umano. Archetipi che rendono La Sposa un personaggio trasversale, capace di colpire chiunque. La vendetta, il concetto di maternità, la via del samurai che incontra il destino del cowboy. Tutti grandi temi che Tarantino mantiene in miracoloso equilibrio. A partire da una scelta semplice: la sposa all’inizio del film non ha un nome. Proprio come un personaggio di Sergio Leone, anche Beatrix sfugge alle definizioni in quanto donna di pura azione. Una donna che diventa semplicemente quello che fa. Immagini in movimento che raccontano una grande storia. Pura epica. Puro cinema.

Mazzate e filosofia

Un frame di Kill Bill - Vol. 1
Un frame di Kill Bill – Vol. 1

Dal 28 maggio al 3 giugno, per la prima volta nella storia, potremo goderci al cinema di Kill Bill: The Whole Bloody Affair. Ovvero nella forma originale, immaginata da Tarantino stesso: un unico, grande film. Eppure, va detto che la divisione in due volumi non fu soltanto una trovata commerciale, ma un modo per evidenziare la doppia natura di un personaggio straordinario. Sì, perché la Sposa racchiude dentro di sé due anime opposte, che Tarantino abbraccia senza freni. Ovvero le mazzate e il pensiero. Il fare e il dire. La violenza e la filosofia. Da una parte c’è tanta azione. Un’azione che trova nella potenza espressiva di Uma Thurman (capace di incutere timore solo con lo sguardo) un’alleata fondamentale. Un’azione esagerata, iperbolica, talmente assurda da diventare catartica e divertente. La Sposa si aggira per il film come dentro un videogioco, facendo a pezzi i suoi nemici come fossero boss di livelli sempre più difficili. Sì, perché è innegabile che la vendetta de La Sposa abbia un retrogusto piacevole, un lato quasi ludico che Tarantino non nasconde mai. Non rinnega mai, anzi.

Dall’altra parte, invece, c’è l’altro lato della medaglia. Un lato che conferma quanto la Sposa sia un meraviglioso cortocircuito, figlia di contrasti violenti. Dall’altra parte c’è il dramma di una donna che è costretta a sporcarsi le mani con lo stesso odio e la stessa violenza che le ha distrutto la vita. E qui la Sposa smette di essere solo una macchina di morte, ma si trasforma in un personaggio dolente. Una donna che, all’inizio, è mossa solo da un moto distruttivo senza una prospettiva di pace. Prospettiva che cambia quando diventa una madre protettiva e indomita. Ecco come la Sposa si è rivelata un personaggio contraddittorio e di conseguenze estremamente umano, e soprattutto condannata all’eternità. Sempre attuale, come attuali sono gli archetipi atavici che si porta addosso, in mezzo a tutte quelle macchie di sangue sul giallo. Un personaggio vecchio e moderno. Una donna indomita e ferita, che rivive e rivivrà sempre grazie al cinema. La migliore vendetta possibile sul tempo che passa.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.