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Bisogna tenerci davvero per fottersene altamente”. Come a dire: devi amare tanto per odiare come si deve. Forse gli Oasis si possono riassumere così. Incastonati alla perfezione dentro questa frase. Una frase che riassume il loro essere contraddittori, estremi, altezzosi e geniali allo stesso tempo. E abbraccia l’essenza di una delle più grandi band della storia del rock. Lo conferma il rapporto burrascoso tra Noel e Liam Gallagher, che ci hanno tenuto talmente tanto al bene degli Oasis (e dell’altro), da arrivare a fottersene altamente (degli Oasis e dell’altro). Se lo ricordano bene gli increduli spettatori del loro concerto previsto il 28 agosto 2009. Concerto mai avvenuto, perché dietro le quinte Liam distrusse una chitarra in faccia a Noel, che prese e se ne andò, sancendo lo scioglimento della band.

Parte proprio da quel trauma Don’t Look Back in Anger, il documentario dedicato alla tanto agognata reunion degli Oasis (in arrivo il 10 settembre al cinema). Una pace attesa oltre quindici anni da fan rimasti orfani di una band, ma non della loro musica. Capace di esserci sempre e comunque. Nei vinili e su Spotify, dentro qualche vecchia musicassetta riavvolta con una matita o nella scena di un film potenziata delle loro note. In ogni caso presente nelle vite di chi li aspettati per anni. Ed è di questo che parla questo film. No, non di come gli Oasis si sono riuniti, ma di come gli Oasis sono sempre stati capace di unire noi.

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Una scena del documentario degli Oasis
Liam Gallagher ritorna in scena – © Disney

È il 19 febbraio 1996 quando Don’t Look Back in Anger, quinto singolo del secondo album degli Oasis (il primo cantato da Noel), arriva nelle radio di tutto il mondo. L’album è l’amato (What’s the Story) Morning Glory e il testo del pezzo è pura profezia che si autoavvera. La canzone parla di passato da mettersi alle spalle. E di quanto sia inutile portarsi dietro rimpianti e livore. Ovvero proprio quello che hanno fatto Noel e Liam dopo tanti anni fatti di litigi, frecciatine, incomprensioni e inevitabili lotte per la supremazia all’interno del gruppo. Ecco perché non poteva esserci titolo migliore di Don’t Look Back in Anger per il documentario che ne racconta il grande ritorno in scena. Un documentario che parla di perdono, di tempo che vince sul rancore, ma non si sofferma sui perché del litigio e non esplora a fondo i motivi del loro riavvicinamento, perché il cuore del film batte altrove. E batte tra il pubblico che ha sempre coltivato amore puro per quei pazzi ragazzi di Manchester.

Proprio perché in quel duo imprevedibile, anarchico e presuntuoso si è sempre riconosciuto. “Liam e Noel sono due idioti. Proprio come noi”, è la frase emblematica di un fan che ha capito il segreto del loro successo: le persone si sono sempre riconosciute in loro perché Noel e Liam sono imperfetti come noi. Contradditori come noi e come la vita. Autori di canzoni che hanno saputo parlare alla pancia della gente. Perché hanno raccontato di sogni senza dimenticare la frustrazione. Sono stati poetici senza mai diventare retorici. Hanno abbracciato il presente e immaginato un futuro senza mai smettere di essere un po’ malinconici. Ecco perché gli Oasis non se ne sono mai andati anche quando gli Oasis non esistevano più. Rimasti congelati dentro cuori mai freddi. Riscaldati dall’amore di fan che ne hanno custodito il ricordo e soprattutto alimentato l’eredità. Per informazioni, bussate alla porta della Gen Z e cercate tra le lacrime dei millennial.

You’re gonna be the one that saves me

La reunion di Don't Look Back
Abbracci pesanti in Don’t Look Back – © Disney

Sia chiaro: se siete fan di Blur, non sarà questo documentario a farvi cambiare idea (o schieramento). Scherzi a parte, Don’t Look Back in Anger è esattamente quello che un fan degli Oasis vuole e si aspetta. Un flusso emotivo dirompente, difficile da arginare. Immagini e suoni che ti faranno per forza cantare in sala e battere i piedi sul pavimento. Un film celebrativo, commovente ed emotivo, capace di farti venire la pelle d’oca sia alzando il volume della musica, che regalandoci almeno un paio di immagini bellissime. Come Liam che si avvicina al microfono come felino farebbe con una preda, trasformandosi in un animale da palcoscenico. O come Noal che si volta sul palco con nonchalance, dando le spalle al pubblico, per nascondere l’emozione che gli segna il suo volto davanti a un bagno di folla atteso oltre quindici anni.

Al di là della celebrazione dei fan di tutto il mondo (il film segue 12 concerti in 3 continenti diversi) e del loro legame affettivo con gli Oasis (forse la parte più classica del film), è interessante come Don’t Look Back in Anger racconti tanto di Liam e Noel attraverso i loro atteggiamenti sul palco. Sguardi, cenni di intesa, pacche sulle spalle, mani che si sfiorano. Piccole cose che tra due tizi con un caratteraccio diventano più potenti del solito. Tutto tra due fratelli che, nonostante ci abbiano regalato parole meravigliose, sono capaci di dirsi tutto senza dirsi niente. Ad esempio: “You’re gonna be the one that saves me”, semplicemente con un mezzo sorriso e un occhiolino.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.