A Cannes, il giorno dopo aver ricevuto la Palma d’Oro alla carriera dalle mani di Elijah Wood, Peter Jackson ha scelto di affrontare uno dei temi più divisivi di Hollywood: l’intelligenza artificiale nel cinema. E lo ha fatto nel suo stile, senza peli sulla lingua, spiazzando chi si aspettava la solita condanna apocalittica che arriva da gran parte dell’industria. “L’intelligenza artificiale distruggerà il mondo“, ha esordito con ironia durante una masterclass al festival francese, prima di aggiungere una frase che ha fatto alzare più di un sopracciglio: “Ma per quanto riguarda il suo uso nel cinema, non mi dispiace affatto“.
Per il regista neozelandese, l’AI è semplicemente un effetto speciale come gli altri. Niente di più, niente di meno. Una posizione che potrebbe sembrare provocatoria in un momento in cui sceneggiatori e attori hanno scioperato per mesi proprio per proteggere il loro lavoro dalla minaccia dell’intelligenza artificiale. Ma Jackson traccia una linea netta: la tecnologia in sé non è il problema, lo è l’uso scorretto che se ne può fare.
“È assolutamente critico proteggere i diritti degli attori dall’avere le loro sembianze rubate e usate nei film senza il loro permesso“, ha precisato. Se vuoi creare un duplicato digitale di Indiana Jones o di chiunque altro, va bene, purché tu abbia ottenuto la licenza dalla persona che stai mostrando. Il problema nasce quando le sembianze delle persone vengono rubate e usurpate.
Peter Jackson on AI being used in film:
“I don’t dislike it at all. I mean, to me, it’s just a special effect.” pic.twitter.com/SOn1nhINse
— Variety (@Variety) May 13, 2026
Eppure, c’è un rovescio della medaglia in tutto questo dibattito sull’AI che Jackson ha identificato con lucidità quasi profetica: il rischio che performances straordinarie vengano ignorate dalle giurie dei premi semplicemente perché coinvolgono tecnologia. E qui il discorso si sposta su Andy Serkis e sul suo Gollum, uno dei personaggi più iconici della storia del cinema moderno. “Con l’ambiente attuale, con tutti così preoccupati dall’intelligenza artificiale, non credo che un personaggio come Gollum o un personaggio generato abbia alcuna speranza di vincere premi“, ha dichiarato Jackson.
“Il che è piuttosto ingiusto, specialmente nel caso di Andy Serkis, dove non si tratta di una performance generata dall’AI, ma di una performance generata da un essere umano al cento per cento“. La questione non è nuova. Quando la trilogia del Signore degli Anelli uscì tra il 2001 e il 2003, Serkis ricevette elogi universali per la sua interpretazione di Gollum, un personaggio interamente realizzato attraverso motion capture. Eppure, nonostante le campagne e le petizioni, l’Academy non ha mai preso in considerazione seriamente l’idea di nominarlo. Il problema non era la qualità della performance, era la difficoltà di classificarla. È recitazione vera se non vedi il volto dell’attore? È un effetto speciale o è arte drammatica?
Domande che allora sembravano astratte, ma che oggi, nell’era dell’AI generativa, assumono un peso esistenziale per l’intera industria. Ma c’è anche un’altra novità che Jackson ha condiviso durante la masterclass: il prossimo film ambientato nella Terra di Mezzo, “The Hunt for Gollum“, sarà diretto proprio da Andy Serkis, che tornerà anche a interpretare la creatura tormentata dalla dipendenza dall’Anello. Quando gli è stato chiesto perché avesse deciso di non dirigerlo lui stesso, Jackson ha risposto con una logica che suona quasi ovvia a posteriori.
Peter Jackson explains at #Cannes why he is not directing "The Lord of the Rings: The Hunt for Gollum':
"The film is about Gollum's psychological and addiction. I thought Andy knows this guy better than anybody. So I actually I didn't think much of me [directing the new movie.… pic.twitter.com/eNbmQuQ54d
— Variety (@Variety) May 13, 2026
“Il film riguarda la psicologia di Gollum e la sua dipendenza. Ho pensato: ‘Andy conosce questo personaggio meglio di chiunque altro’. Quindi in realtà non ho pensato molto a me che lo dirigessi. Ho pensato che la versione più eccitante di questo film sarebbe stata se l’avesse fatto Andy Serkis”. – Peter Jackson
Durante la cerimonia di apertura del festival, Elijah Wood aveva presentato Jackson con parole cariche di emozione: “Hai mostrato al mondo qualcosa che non aveva mai visto prima, e niente è stato più lo stesso“. L’attore che ha interpretato Frodo Baggins ha ricordato come il regista abbia contribuito a costruire una cultura cinematografica completamente nuova dall’altra parte del mondo, trasformando la Nuova Zelanda in un polo produttivo di livello mondiale.
Nel suo discorso di ringraziamento, Jackson ha ricordato il momento cruciale che ha cambiato tutto per la trilogia del Signore degli Anelli. Girare tre film contemporaneamente era considerata una “follia” dai media, una scommessa enorme che avrebbe potuto rivelarsi un disastro se il primo film non avesse funzionato. Ma venticinque anni fa, nel 2001, proprio a Cannes, Jackson mostrò venti minuti di girato da “La Compagnia dell’Anello” a una platea che esplose in un’accoglienza rapita. “Ha cambiato la percezione del film”, ha ricordato. Da potenziale fallimento a evento cinematografico atteso, tutto grazie a venti minuti di immagini che convinsero il mondo che la Terra di Mezzo poteva davvero prendere vita.
