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Cosa c’è dietro il casting di un film o di una serie e quali sono le difficolta da affrontare, grazie all’arrivo dell’IA? Si è parlato de “L’arte del Casting” oggi, mercoledì 8 luglio in Sala Polissena al Palariccione, con Kate Rhodes James, casting director di serie iconiche come Ragione e sentimento, House of the Dragon e Alien: Pianeta terra e film come Napoleon e Il gladiatore 2 e Francesco Vedovati (Conclave, Ripley, The White Lotus, Io Capitano), moderati da Hakim Zejjari.

Davanti a un pubblico composto anche da attrici e attori intervenuti per comprendere più da vicino i processi di selezione della serialità internazionale e italiana, Rhodes James e Vedovati hanno innanzitutto raccontato come si sono accostati alla loro professione.

Kate Rhodes James e Francesco Vedovati -©Italian Global Series
Kate Rhodes James e Francesco Vedovati -©Italian Global Series

300 anni fa” ha subito scherzato Kate Rhodes James, “studiavo recitazione ma mi sono resa conto che non ero molto brava. Però volevo stare in questo business, vedevo tanta televisione e avevo una cultura enciclopedica sugli attori e sulle attrici, così ho preso la decisione di intraprendere questo mestiere ed è stata la migliore che abbia preso nella mia vita”.

Francesco Vedovati: “Io invece avevo 20 anni, avevo iniziato l’Università ma ero piuttosto svogliato. Vedendomi così, mia madre mi ha segnalato a una sua amica che faceva l’aiuto regista che mi ha portato con sé in Costa Azzurra, per fare l’assistente per un film. Da assistente sono poi passato a fare l’aiuto regista che in realtà, anni fa, si occupava anche del casting. Dopo il grande successo di L’ultimo bacio di Gabriele Muccino iniziarono a chiamarmi in tanti e, a quel punto, decisi di abbandonare i set, per dedicarmi completamente al lavoro di casting director”.

Come si raggiunge il successo in questo lavoro? Per Kate Rhodes James “è tutta una questione di istinto, un istinto di pancia, credo di avere un dono. All’inizio è difficile imporsi ma quando poi vedi che il tuo istinto ti porta a ottenere dei buoni risultati, allora capisci che sei sulla strada giusta. Penso che anche avere recitato per tre anni mi abbia aiutato”.

Kate Rhodes James e Francesco Vedovati -©Italian Global Series
Kate Rhodes James e Francesco Vedovati -©Italian Global Series
Dichiarazione

“Io non so se ho un dono o meno – ha ammesso Vedovati – ma sono d’accordo sul fatto che questo lavoro richiede istinto. Un istinto che talvolta devo anche contenere per non sovrappormi alla figura del regista, che comunque è sempre il vero responsabile del prodotto. Certo, se sto lavorando con un regista o un produttore che conosco bene posso anche allargarmi un po’ con i miei consigli, ma mai più di tanto”.

Quali i cambiamenti che il lavoro del casting ha subito nel tempo? Kate Rhodes James: “Prima era più semplice, oggi il vero problema è che è diventato burocratico, siamo pieni di vincoli, spesso nelle nostre richieste agli agenti non possiamo fare il nome né del prodotto né del regista e questo sta diventando un problema”.

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“Quando io ho iniziato – ha ricordato Francesco Vidovati – non c’era Internet, era tutto di una lentezza incredibile, ci arrivavano buste per posta o per corriere, un grande spreco di carta. Poi sono arrivati i self tapes degli attori inviati con lnternet che, nel periodo del Covid, avevano preso completamente piede e restano ancora oggi il modo migliore per un attore o un’attrice per presentarsi. In ogni caso oggi ci sono meno soldi, i tempi per fare le proprie scelte si sono compressi per motivi economici, spesso i produttori ci chiedono di convincere il regista a non ingaggiare un attore o un’attrice stranieri se troppo cari”.

Sul ruolo sempre maggiore dell’Intelligenza Artificiale nel campo dell’audiovisivo, Kate Rhodes James ammette che “gli attori si sentono minacciati, io francamente un po’ meno. Stanno anche tremando, tra gli altri, i location manager, gli aiuto registi e gli assistenti. Ma io sono certa che il nostro mestiere non sparirà, l’AI va solo imbrigliata e controllata”.

In proposito Francesco Vedovati ha fatto un esperimento: “Ho chiesto a ChatGPT, sulla base del lavoro che ho svolto fino ad oggi, chi avrei scelto per un certo progetto. Il risultato è stato completamente sbagliato!

Quali sono i progetti dei quali i due professionisti vanno più fieri? Per Kate Rhodes James “la serie The Terror e non solo per il casting, l’ho adorata per la meravigliosa esperienza che ho avuto con tutti. Non ha vinto premi, non è stata molto vista all’epoca della sua prima uscita ma, per favore: cercatela!

Francesco Vedovati si sente particolarmente legato a Io capitano di Matteo Garrone e alla serie The White Lotus. “Ma anche a Lo chiamavano Jeeg Robot. Gabriele Manetti, che conoscevo già da tempo, venne da me con una rosa di quattro nomi di attori e attrici di una certa fama che avrebbe voluto nel cast, senonché risposero tutti di no, non si fidavano di un esordiente e la sceneggiatura gli sembrava strampalata. Così ci dovemmo inventare un cast da zero e il risultato fu che, forse per la prima volta nella storia dei David di Donatello, tutti e quattro gli attori vinsero nella categoria della migliore interpretazione. A quel punto chiamai gli agenti di tutti gli attori e le attrici che avevano detto di no e dissi loro: ‘Forse valeva la pena di investire su un giovane autore, o no?’”.

Sul coinvolgimento di attori italiani nelle produzioni internazionali, Vedovati pensa che ne valga la pena quando si tratta di ruoli interessanti e fuori dagli stereotipi. “Tenete presente che negli Stati Uniti non li conoscono, non gli interessa il nome che è famoso qui. Sabrina Impacciatore e Stefano Gianino non erano particolarmente noti neppure qui da noi quando sono stati presi per The White Lotus”.

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“Lo scorso anno – ha raccontato Kate Rhodes James – sono stata a Roma per un workshop e ho visto che gli attori e le attrici più giovani parlano un ottimo inglese. Ma io ho detto loro che il vero superpotere è l’italiano, nessun regista o produttore prenderebbe mai un attore o un’attrice italiana per un ruolo in madrelingua inglese!”.

L’Italian Global Series è ideato e organizzato da APA – Associazione Produttori Audiovisivi con il sostegno del Ministero della Cultura, in collaborazione con Cinecittà, con il supporto di Regione Emilia-Romagna e di APT Servizi Emilia-Romagna, dei Comuni di Rimini e Riccione e di AGIS, con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, Enel e Gruppo FS e VisitRomagna, diretto da Marco Spagnoli.

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Sono nato nel 1999, lo stesso anno di "Il gigante di ferro", "Tarzan", "Matrix", "Ghost Dog" e "Terror firmer". Grande appassionato di cinema, di storia, di videogiochi e di arti marziali. Laureato alla triennale di "Antropologia", amo analizzare i i film e il giochi tramite la loro importanza culturale, storica, sociologica e non solo.