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Inutile negarlo, persino un fan del maestro Tite Kubo lo ammetterebbe: per anni, il manga Bleach ha subito passivamente insulti e tentativi di sabotaggio a causa di quello che potremmo definire un problema di percezione. Ma, attenzione, non parliamo della banalissima sensazione di essere dinanzi a un’opera ritenuta da molti “imperfetta”, bensì l’idea quasi totalizzate che Bleach fosse al contempo vittima e “carnefice” dei propri difetti, tuttavia dovuti in parte alle regole del tempo e dell’editoria. Parliamo, ad esempio, di una lunga serializzazione durata 15 anni, ma anche di un calo di ritmo dovuto ad alcuni archi narrativi meno riusciti, nonché di un epilogo giunto ai lettori in modo apparentemente precipitoso.

E tutte queste cause hanno progressivamente oscurato ciò che Bleach aveva rappresentato nel panorama shonen, il “terzo dei big 3” (direbbero qualcuno), e la sua eredità da gigante in caduta libera ha per anni macchiato in maniera apparentemente irreversibile l’idea del maestro Tite Kubo. Almeno fino ad oggi.

La rinascita

bleach: Thousand-Year Blood War, © amazon
bleach: Thousand-Year Blood War, © amazon

E sì, perché è universalmente riconosciuto che l’adattamento anime Thousand-Year Blood War stia riscrivendo tale distorta quanto veritiera percezione. Una prima precisazione, però, è necessaria: il quarto e conclusivo cour dell’anime, The Calamity, è ancora in corso, pertanto non addentratevi nell’articolo se non volete rischiare di incappare in spoiler. Al 25 agosto 2026 sono stati trasmessi cinque episodi e il sesto è previsto per il 29 agosto: pertanto, non siamo davanti a un’opera già conclusa, bensì a un processo di rivalutazione che, episodio dopo episodio, sta diventando sempre più evidente.

Eh, ma non sta seguendo gli eventi del manga!

E meno male, diremmo, in quanto a nostro parere il punto decisivo è proprio questo: la nuova (e prima, in tal senso) versione animata si prende la libertà di reinterpretare con garbo e riadattare l’originale, anche grazie all’autore stesso. Difatti, Tite Kubo è accreditato ufficialmente come autore e supervisore generale dell’adattamento, tant’è che il suo coinvolgimento non è meramente formale: il sensei ha disegnato bozze di storyboard per mostrare agli animatori le sue idee in merito a battaglie e scene decisive, e a lui si deve la realizzazione del nuovo bankai di Ichigo, o delle novità che riguardano il personaggio di Orihime (if you know what I mean). Dopotutto, già in un’intervista del 2023 Kubo aveva spiegato di aver fornito disegni e indicazioni per una battaglia completamente assente dal manga, e questo perché non aveva avuto modo di dar vita ad alcune sue idee durante la serializzazione dell’originale.

E forse è proprio qui che si comprende la vera natura di Thousand-Year Blood War, non credete? Lentamente, l’ultima stagione dell’anime sta diventando una sorta di “edizione definitiva” di Bleach, un’opera in grado di affrontare direttamente i problemi che avevano appesantito il giudizio sull’ultimo arco dell’originale. Il riscatto di Tite Kubo, che – come direbbe un maestro – “si sta riprendendo tutto ciò che era suo“.

Perché un epilogo così frettoloso?

bleach, tite kubo © amazon
bleach, tite kubo © amazon

Per chi non lo sapesse, il celebre manga – accreditato tra i migliori shonen del tempo – terminò dopo quindici anni di pubblicazione. In seguito, Kubo ammise di aver avuto non poche difficoltà fisiche durante la serializzazione, tant’è che – dopo la conclusione – decise di parlare apertamente circa i suoi problemi alla spalla: conseguenza, ovviamente, di un lavoro così gravoso. Nonostante ciò, in molti sono convinti che l’epilogo raffazzonato e un arco narrativo non proprio ispirato siano da imputare ad un altro fattore: la decisione – mai realmente appurata, ma molto accreditata nel fandom – che Weekly Shōnen Jump volesse cancellare Bleach. Kubo stesso ha spiegato in molteplici interviste di aver scelto di arrivare alla conclusione del manga nonostante il peggioramento della salute, anche se questo rese inevitabilmente più difficile sviluppare tutto ciò che aveva in mente.

Fu palese e sotto gli occhi di tutti: l’ultimo arco fu costellato di sottotrame compresse, combattimenti che avrebbero meritato più spazio e soprattutto una battaglia finale contro Yhwach che lasciava un senso di sproporzione fra la costruzione dell’antagonista e la sua quasi ridicola sconfitta. E The Almighty è forse l’esempio più evidente, poiché si tratta di un potere fondato sulla capacità di vedere e alterare i futuri, un’abilità difficile da sconfiggere, tanto da tramutarsi in un vero e proprio problema narrativo. Se l’avversario può adattare la realtà alle proprie visioni, qualsiasi vittoria rischia di sembrare immotivata, ingiustificata. Ovviamente.

Ed ecco che, anche stavolta, entra in gioco l’anime che – al contrario – sta trasformando quel “limite” in un vero e proprio spettacolo per gli occhi, presentandoci uno scontro ad armi – più o meno – pari tra personaggi sempre più potenti e conseguenze sempre più mortali. La stessa sinossi ufficiale sottolinea che Yhwach ha ormai superato persino i limiti del proprio Almighty, e l’anime ci permette di percepire meglio quanto sia terrificante un potere capace di dominare il futuro.

E poi c’è Ichigo. Il caso più emblematico è l’episodio 45, “DEFEND YOU”, trasmesso il 22 agosto: l’anime ha introdotto una forma completamente nuova per il protagonista, la “Blood Chains Ichigo”, disegnata e battezzata dallo stesso Kubo. Così facendo, il protagonista risveglia la propria natura Hollow, fondendo quella componente con il Bankai e affrontando Yhwach in una sequenza che trasforme ed espande la battaglia finale, figurandosi quale una delle più grandi occasioni mancate del finale originale. Oltretutto, durante l’intera scena assistiamo anche ad un momento cruciale che ha commosso molti di noi: il sacrificio del tutto inaspettato di Orihime per il suo amato Kurosaki kun. Tranquilli, no crediamo mica sia morta davvero!

Cosa c’entrano Gundam e Blade Runner?

bleach, tite kubo © amazon
bleach, tite kubo © amazon

Il fenomeno di cui abbiamo discusso, in realtà, non è unico. Un caso particolarmente interessante – seppur diverso – è quello riguardante Mobile Suit Gundam SEED Destiny, altra serie che per anni è stata associata meramente ai propri problemi di sceneggiatura e a un finale quantomeno controverso. Eppure, anche qui, la successiva rimasterizzazione HD ha corretto e ricostruito parti della serie, mentre nel 2024 Mobile Suit Gundam SEED FREEDOM ha riaperto quella storia trasformandosi nel maggior successo commerciale nella storia cinematografica di Gundam: quasi 4,9 miliardi di yen al botteghino. Perfino alcune recensioni del film hanno sottolineato come Freedom riuscisse a colmare questioni lasciate in sospeso da Destiny.

Non siete convinti? Beh, nel cinema il parallelo più calzante è forse Blade Runner che al suo debutto nel 1982 fu accolto tiepidamente, fallendo commercialmente, poiché ostacolato – in parte – anche da un montaggio avulso, imposto dai produttori. Tuttavia, anche in quel caso il successo dell’home video trasformò il film in un cult, tant’è che la successiva Director’s Cut, e infine la Final Cut del 2007, contribuirono a restituirgli lustro e la reputazione che oggi possiede. Il BFI lo descrive ormai come un classico, mentre Roger Ebert, dopo anni di riserve, arrivò nel 2007 a inserirlo nel proprio canone dei grandi film. Come vedete, non sempre un insuccesso iniziale resta tale: spesso è il tempo a far da giudice.

Dare nuovo lustro a un’opera

bleach, tite kubo
bleach, tite kubo, amazon

E’ interessante notare quanto, in tal caso, l’adattamento anime si sia trasformato nel passaggio decisivo per permettere all’opera di trovare finalmente il proprio pubblico. Com’è noto, in Giappone la serializzazione su rivista sottopone i mangaka a stress e ritmi serrati, classifiche, pressioni editoriali e dinamiche commerciali che possono penalizzare opere incredibili. Ma questa catena può essere spezzata con un anime di qualità atto ad amplificarne i punti di forza, modificandone la percezione e trasformandolo in un fenomeno culturale, come accaduto con Demon Slayer. Difatti, il manga di Koyoharu Gotouge – pur avendo già ottenuto un buon riscontro – non sembrava destinato a imporsi come uno dei grandi fenomeni di Weekly Shōnen Jump.

Eppure, l’arrivo dell’anime nel 2019, affidato allo studio Ufotable, ha cambiato radicalmente la traiettoria della serie: regia, animazioni, combattimenti e atmosfera hanno potenziato il materiale originale. Ed è così che ci ritroviamo con 5 stagioni e svariati film che hanno sbancato al botteghino, trasformando l’opera originale in un titolo dal successo allucinante.

Questo meccanismo, dunque, non implica necessariamente una gerarchia per cui “l’originale è sempre superiore all’adattamento”. È un’idea che gli studi di letterature comparate hanno progressivamente messo in discussione, considerando ogni adattamento non quale copia impoverita, bensì come una forma autonoma di rilettura, un “originale” in grado di aggiungere significati, cambiare prospettiva e valorizzare elementi che nel testo di partenza avevano un peso diverso. Un arricchimento, non una svalutazione. E questa chiave di lettura può essere particolarmente utile per comprendere il caso Bleach, che con l’anime Thousand-Year Blood War ha potuto approfondire personaggi, momenti, legami, e correggere il tiro quando necessario, ridimensionando alcune delle debolezze nell’epilogo originale.

Anni dopo, dunque, oseremmo dire che l’adattamento Bleach: Thousand-Year Blood War sta attivamente agendo sul ricordo dell’opera di Tite Kubo, plasmando l’opinione dei fan e donando, finalmente, nuovo lustro a un pezzo di storia del manga, nonché di cuore degli appassionati.

Questo perché, a parer nostro, quando un anime riesce a cambiare il modo in cui il pubblico valuta persino l’opera originale, siamo di fronte a qualcosa di più di un semplice adattamento che sfrutta l’effetto nostalgia. È arte che si eleva di continuo.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.