Prendere un fumetto che ha ‘crisis’ nel titolo significa esser consci che tra le mani si ha potenzialmente una bomba che devasterà le nostre sinapsi. Maxi eventi che resettano interi universi narrativi, momenti epocali che stravolgono anni di vita editoriale, sotto quel termine rivoluzionario si sono presentati grandi cult del fumetto, ma nessuno ha mai saputo cogliere appieno il senso di crisi come Assorted Crisis Event.
Forse perché nessuna di quelle crisi era stata raccontata da Deniz Camp. Un autore che recentemente si è fatto amare dai lettori dei due colossi del fumetto supereroico, con Absolute Martian Manhunter – per cui è stato premiato al recente Napoli Comicon – e con gli Ultimates della Casa delle Idee. Forse proprio questa sua esperienza all’interno del canone supereroico ha consentito a Camp di rielaborare il concetto di ‘crisis’ in una chiave più autonoma e concreta, avvicinandosi in modo evidente al nostro presente.
Assorted Crisis Events, mondi alla deriva

Quotidianamente il termine crisi ci bombarda, ci viene sparato a piena forza dai telegiornali, campeggia a caratteri cubitali sui quotidiani. Viviamo in una crisi perenne, verrebbe da dire, in cui assistiamo a un mondo che sembra impazzito, spesso sentendoci fuori luogo, incapaci di processare ciò che la società iperconnessa ci propina. Ma ignoriamo quanto questo meccanismo collettivo possa incrinare le esistenze individuali, proiettarci in una vista asincrona in cui ci si senta fuori dal mondo, fuori dal tempo.
Questo è il concetto di crisi su cui si fonda la visione antologica di Deniz Camp. Niente supereroi, ma persone comuni che si ritrovano a vivere situazioni paradossali, specchio di una realtà disumanizzante. Camp abbandona i tizi in calzamaglia per affidarsi alla purezza della sci-fi critica, quella letteratura d’anticipazione che giocando con le infinite possibilità della scienza potenziale mette a nudo i difetti del presente.
Per farlo, anziché affidarsi a un protagonista, si affida a un multiverso. E finalmente – dopo tanto tempo – un multiverso di cui possiamo percepire l’essenza e il funzionamento, nella sua mutevole costanza di infinite possibilità.
Microcosmi impazziti

Assorted Crisis Events non poteva che essere un’antologia. Le diverse incarnazione del percorso di disumanizzazione dell’individuo in una società che viaggia su concetti precotti e che vanno digeriti forzatamente richiedevano più punti di vista, non solo da parte del lettore, ma anche per chi ha il difficile ruolo di cantastorie del terzo millennio.
Il concetto di tempo spezzato non è solo un artificio narrativo, ma è l’allegoria di una realtà in cui non riusciamo a più vivere un’esistenza pacifica, razionale. Questa frattura è specchio delle crepe dell’animo degli uomini e donne comuni, persone che posso percepire uno sfasamento su tempo e luogo. Non è un caso che nei racconti di Camp spazio e tempo siano le costanti in crisi, con personaggi che vivono intere esistenze nel giro di secondi o esuli dimensionali che vengono ostracizzati dai propri doppelganger.
I cinque racconti che compongono il primo volume di Assorted Crisis Events non vogliono rendere la vita facile ai lettori. Già con il primo racconto, il senso di straniamento esplode nella mente, spiazzando chi legge ma proiettandolo nel giusto stato emotivo per vivere al meglio questa esperienza.
Antologia di anime spezzate

Camp si fonda su questa confusione per spostare l’attenzione dal contesto globale alla dimensione intima. I cinque racconti sono spaccati di vita di individui costretti ad affrontare la follia di un ‘tempo spezzato’, creando microcosmi che racchiudono esistenze scheggiate, situazioni grevi che trasmettono un sin troppo evidente eco al nostro mondo attuale. Un mondo spezzato anche se non riusciamo a comprenderlo.
Possiamo sorridere di alcune situazioni al limite del paradosso, domandarci quanto Camp sia quasi lisergico in certe trovate, ma inconsciamente lo sentiamo quello sguardo indagatore, che scruta nel mondo e ne ottiene un saggio sociologico sullo stato emotivo e mentale dell’umanità. Impietoso in alcuni passaggi, Camp mette a nudo le criticità dell’individuo, rapportandole al macrosistema che cerca di plasmarlo, spezzandolo quando non è possibile.
Non è un caso che tutti i protagonisti delle storie di Assorted Crisis Events siano alle prese con elaborazione del lutto, accettazione e incapacità di affrontare le sfide quotidiane. Camp non concepisce l’azione, ma anzi sviluppa le sue short story come la sublimazione dell’inazione, un approccio quasi passivo in cui i protagonisti patiscono gli eventi più che pilotarli.
In queste crisi, la stasi, l’immobilità emotiva dei personaggi, è la costante, il punto fermo che viene visto dal vagabondo dimensionale che compare, quasi fosse un Osservatore marveliano, in ogni vicenda. Dimesso, sguardo arrendevole e posa stanca, come oppresso dalle troppe dimensioni viste crollare.
La fine dei mondi

Camp si lascia andare a una narrazione emotivamente anarchica, si affida alla fragilità umana per trovare la sua chiave di lettura per Assorted Crisis Events. Una frammentazione che viene interpretata graficamente da Eric Zawadki, che si scatena in una prova artistica encomiabile.
Ogni racconto muta la sua interpretazione di spazio e tempo, ad ogni cambio di vicenda cambia la frammentazione grafica del racconto stesso, quasi a creare un’individuale rottura col mondo per ogni personaggio. L’unica costante è il considerare le pagine – non singola, ma le due pagine attigue – come un unico fronte temporale, sfidando il lettore a seguire questi flussi cronologici folli, utilizzando ogni espediente tecnico possibile,
Una dinamicità che sfida le regole della tavola classica spezza anch’essa come si spezza lo spazio nelle storie. Anarchica consapevolezza che coinvolge anche Jordie Bellaire, che viene coinvolta in questo pastiche per dare una colorazione varia in base alle corde emotive dei singoli racconti, riuscendo sempre a cogliere l’obiettivo.
Le crisi sono una potenzialità?

Assorted Crisis Events non deve essere considerato come un fumetto dell’autore di Absolute Martian Manhunter. Impariamo a prendere gli autori come creature libere, capaci di spaziare e trovare nuovi stimoli, come ha fatto Camp come questa antologia.
Non di facile assimilazione, con una forte connotazione critica e di valorizzazione sociale, Assorted Crisis Events richiede una certa predisposizione alle narrazioni stratificate, in cui seguire intuizioni lisergiche compresse in poche pagine, in cui dialoghi e soluzioni grafiche sono un tutt’uno narrativo.
Il tempo può essersi spezzato, lo spazio può esser piegato, ma la mente di Camp non è mai stata così affilata e spaventosamente lucida.
