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Chi avrebbe mai sospettato che Alessandro Manzoni potesse essere un ottimo sceneggiatore di fumetti? Se vi sorprende questo accostamento, sappiate che il romanziere milanese aveva concepito il suo capolavoro, I Promessi Sposi, come un romanzo illustrato. Ripercorrere la genesi e lavorazione di questo classico della letteratura italiana sarebbe già di per sé un’avventura, ma questa fatica è stata egregiamente svolta da Alberto Brembilla nei suoi approfondimenti contenuti in I Promessi Paperi, volume che raccoglie la più celebra parodia Disney dell’opera manzoniana.

Troppo spesso ci si dimentica di valorizzare il lavoro di ricerca e approfondimento che accompagna edizioni come I Promessi Paperi. Specialmente in presenza di parodie legate a patrimoni culturali come il capolavoro manzoniano, avere una chiave di lettura che unisca originale e rivisitazione è fondamentale. Nel caso de I Promessi Paperi, questo si traduce in una visione più ampia, che consente al lettore di apprezzare come ci sia un profondo legame tra i desiderata di Manzoni per la sua storia e quello che nel 1976 Segantini e Chierchini portarono su Topolino.

I Promessi Paperi, riscrivere il classico manzoniano

I promessi paperi
I promessi paperi -© Disney

Una riscrittura dell’originale manzoniano che si discosta in modo evidente dall’opera ispiratrice, contrariamente a quanto avverrà qualche anno dopo con i Promessi Topi. Parodiare non è sempre facile, anche in casa Disney si sono avute delle interpretazioni di classici del cinema o del fumetto – come Casablanca o Una ballata del topo salato – in cui la dialettica disneyana ha saputo riscrivere in modo delicato i concept originali. Nel caso de I Promessi Paperi, questo passaggio si è tradotto in un lavoro di adattamento più libero, spesso ribaltando punti fermi del canone manzoniano.

Una concessione che si perdona agli autori, che mirano a omaggiare il Manzoni, senza dimenticare che il pubblico a cui si rivolgevano era probabilmente ignaro dell’opera originale e cercava, invece, un divertimento alimentato dalle classiche meccaniche disneyane.  E ancora oggi, rileggendo questa parodia, non si può fare a meno di sorridere nel vedere come la grande piaga raccontata dal Manzoni, la peste, si sia trasformata con un gioco di parole in una più divertente – ma ugualmente temibile – avversarie, le poste.

In questa sequenza di gag e rimandi all’avventura di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, non sfugge come alcuni personaggi rivestano ruoli insoliti, se rapportati alle dramatis personae ideate da Manzoni. La regola non scritta delle parodie secondo cui il carattere del personaggio disneyano debba trovare la giusta maschera da indossare viene meno, tratto dovuto alla poca familiarità di Segantini con i personaggi disneyani.

Pur con tutte le sue ingenuità, I Promessi Paperi rimane una della più celebri parodie disneyane, ancora oggi ricordata dai lettori con affetto e che non perde il suo fascino. Non così aderente all’originale come per altri titoli, ma ancor più apprezzabile se affiancata, come nel recente volume di Panini, da Zio Paperone e il troppo vero storico.

L’importanza del vero storico

I promessi paperi
I promessi paperi -© Disney

Il celebre assunto di Manzoni sul ‘vero storico’ consente a Alessandro Sisti e Paolo Mottura di mettere nuovamente i paperi sulla strada del romanziere, in sento letterale! Intenzionato a recuperare un manoscritto inedito di Manzoni, Paperone arruola come sempre Paperino e nipoti per questa sua strampalata missione, che tramite degli speciali occhiali realizzati da Archimede, li porta nella Milano ottocentesca per incontrare nientemeno che Manzoni.

Paperizzato in Anassandro Manzoni, il letterato milanese si ritrova a subire le attenzioni di un Paperone in cerca di un piccolo tesoro, ma finisce per dare una vera lezione sulla sua visione autoriale

Un romanziere che si rispetti si attiene al vero storico, ossia alla storia real

Sisti omaggia Manzoni cogliendone lo spirito autentico – pur adeguandolo al racconto disneyano – inserendo quei tratti resi celebri che aiutano i cultori dello scrittore a rivedere in questa divertente parodia una giocosa ma rispettosa interpretazione, che può appassionare bene più dei celebri 25 lettori.

Una parodia che s’ha da fare

I promessi paperi
I promessi paperi -© Disney

Queste due storie, raccolte in un unico volume, sono un interessante lettura che consente di apprezzare tanto la geniale inventiva degli autori che le hanno ideate, quanto l’importanza del fumetto come strumento divulgativo.

Anche se in chiava parodistica, l’idea stessa di presentare un classico della letteratura in un linguaggio differente – come il fumetto – è un esperimento da sostenere, recuperare se necessario, soprattutto se supportato da un lavoro eccellente in termini di contenuti extra per accompagnare il lettore in un percorso divulgativo che ricorda come il fumetto non sia un figlio minore della letteratura.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva