Un piccolo passo per un papero, un grande passo per una generazione di lettori. Si potrebbe riassumere così l’ingresso di Paperino nella Ducklair Tower, il momento in cui Paperinik passò dall’essere un personaggio fortemente disneyano a primo supereroe per una generazione di lettori. PK – Paperinik New Adventures trent’anni fa segnava un momento epocale per il fumetto italiano – e per quello supereroico – che oggi viene giustamente celebrato.
Durante la tappa padovana di BeComics!BeGames! abbiamo avuto una doppia fortuna: visitare la mostra dedicata a PK, ma soprattutto di ripercorrere questi tre decenni di onorata carriera con gli autori che hanno creato il mito di questa serie a fumetti.
PK raccontato da Francesco D’Ippolito

A cominciare da Francesco D’Ippolito, che ha ripercorso il suo rapporto con PK partendo proprio dal loro primo incontro, passando per il suo lavoro sul supereroe di Paperopoli. Eppure nemmeno lui all’epoca avrebbe immaginato che trent’anni dopo avrebbe partecipato a una mostra sul personaggio, esibendo anche delle sue tavole:
“Ricordo di aver preso il volume in bianco e nero della prima storia, delle prime tre storie, quella disegnata da Alberto Lavoradori, Stefano Intini, Claudio Sciarrone. Mi ero detto “Finalmente un personaggio così figo che vorrei disegnare” e poi mi sono ritrovato a disegnarlo e ad essere qua con voi e con dietro il Razziatore, uno dei miei personaggi di miei villain preferiti. Perché proprio il razziatore? Perché il razziatore, perché fondamentalmente ha tutto quello che è di figo e un po’ anche cattivo, insomma è potente, graficamente potente. Io ringrazio Claudio Sciarrone, il suo creatore, forse è il primo che l’ha disegnato perché ha tirato fuori un personaggio fortissimo e poi sono riusciti nel corso delle evoluzioni di PK a renderlo sempre più innovativo.”
Per molti appassionati di supereroi nati in quegli anni, PK è stata la prima esperienza a contatto con il mondo supereroico, tanto che D’Ippolito ha un suo pensiero sul perché di questo immediato affetto verso PK
“Col senno del poi, quando ad esempio Disney ha acquisito Marvel, non so se è stato PKche in qualche modo ha mosso, però è la prima volta in cui l’universo Marvel – che non credo neanche fosse così tanto presente allora anche sul mercato editoriale italiano- ha sfondato e ha appreso una serie di lettori che non conoscevano i supereroi, non conoscevano questo tipo di approccio. La costruzione della tavola, molto più dinamica, il formato più verticale, ha dato sia agli autori la capacità di essere potenzialmente ancora più potenti, e infatti ha creato una generazione di grandi artisti che fanno della loro potenza anche la firma grafica. Penso ad esempio a Lorenzo Pastrovichio, che è uno anche lui dei grandi che hanno portato avanti PK tutti questi anni. Anche io sono cresciuto graficamente grazie anche a queste sperimentazioni che Pk ha permesso e che Topolino in quel momento lì tanto non permetteva.”
La rivoluzione PK

Ripensando alla Disney del periodo, D’Ippolito non manca di pensare a come la fortuna di PK sia stato anche trovare un modus operandi che consentisse agli autori di potere essere liberi di sperimentare, quasi di rivoluzionario
“Avevamo la percezione che stavamo facendo qualcosa di veramente divertente. E quando ci si sente presi da un esperimento del genere si ha una gran voglia di fare, di portare avanti un progetto. Io vedo nelle mie tavole, nelle tavole dei miei colleghi, la voglia di divertirsi e di far divertire. E questo i lettori lo hanno capito, lo hanno apprezzato e hanno sostenuto PK per tutti questi anni. Credo che le cose funzionino quando dentro non c’è soltanto un progetto, ma proprio un desiderio forte di far riuscire qualcosa, di farlo diventare vero.”



