Dopo una prima stagione ricca di avventure, il ritorno di Dragonero – I Paladini è atteso da parte dei fan del personaggio bonelliano. Il racconto delle prime imprese del futuro scout erondariano è parte dello sviluppo dei personaggi della casa editrice milanese nel mondo dell’entertainment, che dopo il buon esordio de I Paladini si appresta ad arricchirsi ulteriormente con l’annunciata serie dedicata a Legs Weaver.
Dopo il primo arco narrativo di Dragonero – I Paladini, abbiamo colto l’occasione offerta da Lucca Comics & Games per vivere l’avventura dei giovani eroi erondariani al fianco del team artistico che ha curato la serie. Con Mauro Uzzeo, Giovanni Masi non abbiamo solo ripercorso il successo della prima serie di Dragonero – I Paladini ma abbiamo avuto la fortuna si scoprire qualche anticipazione.
Dragonero – I paladini: nuovo capitolo di una saga

Dragonero – I Paladini non è solo una serie animata, ma si inserisce all’interno del mito di Dragonero. La saga creata da Luca Enoch e Stefano Vietti è un complesso mosaico narrativo in cui la vita di Ian Aranill e dei suoi compagni di avventura è stata affrontata in momenti diversi delle loro esistenze.
La complessità di una continuity simile si amplifica con ogni nuovo tassello, non rendendo semplice il lavoro per coloro che devono scrivere le storie che arricchiscono questo universo.
“Nel momento in cui noi andiamo ad adattare un qualcosa di preesistente in un altro formato, in questo caso quello del linguaggio audiovisivo del cartone animato, abbiamo due strade: abbracciare la strada della crossmedialità piena, cioè prendo un’opera che è fatta in un determinato modo a fumetti e la riporto più o meno uno a uno in un altro ambito, o ci spostiamo in un universo condiviso.”
La prima strada, per intendersi, è quanto accaduto nel caso di Harry Potter, ma per Dragonero si è scelta la seconda possibilità, sfruttando le possibilità offerte da un’ambientazione ricca e dinamica come l’Erondar.
“Dragonero ci ha permesso una sfida molto più interessante , sfruttando la transmedialità, basandoci su un universo condiviso, coeso con delle regole ma che consentono di creare un qualcosa di nuovo che possa essere una porta d’accesso verso un pubblico diverso. Noi raccontiamo la storia di Ian Aranil, della sorella, di Gmor come abbiamo visto mille volte in Dragonero, ma in un periodo diverso, la loro adolescenza, un periodo che non è stato raccontato nei fumetti ma che è perfettamente coerente con i fumetti.”
Una responsabilità che rende Dragonero – I Paladini un entry point all’interno di una saga molto più articolata
“Ciò che mi rende più felice di fare questo lavoro il fatto che un ragazzino vede Dragonero – i Paladini e guarda quella che per lui è la porta d’accesso al mondo di Dragonero per lui è quella: comincerà con il cartone animato di e poi magari passerà ai fumetti ma lui lo scoprirà così. Abbiamo la responsabilità di creare una via d’accesso, sapendo che Dragonero è una delle serie che va meglio sulla Rai, ha il primato di essere la serie per ragazzi con il maggior numero di persone che inizia il primo episodio e arriva a vedere fino al 26esimo.”
Un principio che è stato da sempre al centro della volontà autoriale della writing room di Dragonero – I Paladini
“Abbiamo cercato di fare in modo che Dragonero – I Paladini potesse essere un entry point sia perché Luca e Stefano avevano già l’avventure che era già più per piccolini e è ovvio che poi il nostro pubblico non può traslare su Dragonero o su Senzanima. È un gioco in cui cerchi di mantenere tre posizioni: rispetto del personaggio, che la storia sia divertente per il pubblico di riferimento e orientarti all’interno del grande affresco dell’Erondar. È un po’ complicato però è molto divertente.”
Stessi eroi, nuovi eroi

Considerato che Dragonero – I Paladini si rivolge a un pubblico di adolescenti, non era necessario solo trovare un modo per entrare nell’universo creato da Enoch e Vietti, ma si doveva cercare una nuova identità per i protagonisti, compatibile con l’età in cui sono ritratti.
“Quando tre anni fa Enoch e Vietti hanno visto i primi quattro episodi, noi eravamo decisamente tesi. Alla fine della visione, ci dissero che avevano apprezzato tutto, ma la cosa che più hanno gradito il modo che abbiamo inventato per farli interagire in maniera tale che si prendono sempre in giro.”
Può sembrare strano che degli adulti trovino questa natura per i loro protagonisti, ma in questi casi subentra l’esperienza personale e la fortuna di avere al proprio fianco amici di vecchia data.
“Giovanni veniva al liceo con me, Federico lo conosco da quando ha sei anni. In realtà noi abbiamo traslato uno a uno il nostro modo di prenderci in giro tra di noi nella vita, il nostro rapporto umano si basa sulla costante presa in giro reciproca, sul costante deriderci sapendo quanto ci vogliamo bene.”
I dialoghi sono infatti uno degli aspetti più identificativi di Dragonero – I Paladini. Necessari per trasmettere l’epicità della serie e al contempo veicolo della personalità di tre adolescenti, battute e frasi ricche di emotività sono uno dei punti di forza di questa serie:
“E’ uno dei lavori più lunghi che facciamo. Scriviamo il primo draft dei dialoghi sulla prima sceneggiatura consegnata, poi viene rivisto per la colonna guida, poi viene rivisto dopo le animazioni, infine rivisto per il doppiaggio definitivo prima di andare in sala. E’ un lavoro lunghissimo su cui investiamo molto tempo, perché siano divertenti.Dall’altra è proprio divertente i personaggi, sono talmente carini che in realtà è la parte più divertente del lavoro scrivere loro tre che bisticciano, quindi per fortuna non è un peso insomma. Sono contento che passa perché è una cosa che ci hanno detto in molti e siamo molto contenti che passi questa cosa”
Rispettare l’ambientazione

La gestione di questi aspetti coincide comunque con il rispetto di una continuity curata, che coinvolge un mensile e collane parallele, come Senzanima. Muoversi all’interno di questo universo richiede quindi un attento controllo sui dettagli, anche minimi, delle storie
“Noi abbiamo comunque Enoch e Vietti sempre con noi quindi per quanto riguarda gli errori che potremmo fare quando scriviamo siamo tutelati. Quindi la traslazione non è tanto difficile perché gli autori sono a bordo con noi. Dall’altra parte, avendo pubblico di Dragonero – abbiamo scoperto che sono stati visti anche dai lettori di Dragonero! – non puoi raccontare un personaggio completamente diverso. Anche perché è proprio il diktat che Vincenzo Sarno, quando ha Bonelli Entertainment ci aveva dato: mantenere i personaggi i più simili possibile.”
Nella prima stagione, sembrava strano che i tre ragazzini possano vivere simili avventure senza che gli adulti loro vicini si insospettiscano. Questa assenza sembra essere arrivata anche alla writing room della serie, che nel secondo arco narrativo coinvolgerà anche alcuni dei familiari dei protagonisti, in ottemperanza alla continuity della serie
“I ragazzi non hanno più Draken come mentore, perché è andato altrove, arriverà un nuovo mentore, che non si aspettano, negativo. Un mentore con tutta un’altra scala di valori, che li metterà profondamente in dubbio. Soprattutto entra in scena la mamma dei giovani Aranill, botanica imperiale, che come sa chi conosce Dragonero è una specie di James Bond. In questo momento, nasconde ai figli chi è veramente, per loro è una botanica imperiale ed è una mamma, ma loro nascondono alla madre”



