Ogni volta che leggo una storia di supereroi, il villain è la figura che più mi rimane impresso. Per quanto la legge aurea dei supereroi con super- problemi ci ha abituati a vedere Spider-Man, X-Men e compagni attraversare momenti bui, alla fine i ‘buoni’ riescono ad avere una realizzazione, a uscirne vincenti. I villain, invece, sono dei predestinati al fallimento, la sconfitta alla fine è ineluttabile. E soprattutto, salvo alcuni maxi-eventi, non sono mai i protagonisti. Forse per questo Bring on the Bad Guys è il manifesto di una loro rivalsa, finalmente unici protagonisti.
Non esisterebbero i Fantastici Quattro senza Destino, e come sarebbe stata la vita di Thor senza Loki? Troppo spesso i villain sono visti come dei semplici meccanismi asserviti all’ascesa dell’eroe di turno, figure di secondo piano. Eppure, alcuni dei cattivi della Casa delle Idee sono delle stupende dramatis personae, capaci di sorprendere con momenti di umanità nel rivelarsi così vicini alle nostre emozioni.
Il fascino del villain

Che in casa Marvel i villain non siano stati semplici artifici narrativi è evidente. Non considerare l’importanza dei villain in storie come L’ultima caccia di Kraven o Fenice Nera significherebbe privare le storie stesse di una loro componente essenziale. Un ruolo fondamentale che l’editor Mark Panicca ha ben condensato in questo suo pensiero:
“Marvel ha rotto gli schemi con i villain, trasformandoli da archetipi a personaggi complessi e talvolta moralmente ambigui, mantenendoli sempre temibili. Ogni one-shot è una finestra sul perché questi cattivi sono tra i personaggi più pericolosi dell’universo Marvel”
Una convinzione che già nel 1976 aveva spinto la Marvel a dedicare ai grandi cattivi del periodo un volume, Bring on the The Bad Guys: Origins of Marvel Villains. Nomi come Buscema, Kirby e Ditko aveva reinterpretato gli esordi di figure come Destino non relegandole ad antagonisti, bensì rendendoli i protagonisti della storia. Una scelta narrativa importante, che ribalta le regole del fumetto supereroico e – tramite questo cambio di prospettiva – consente di apprezzare maggiormente la caratura dei personaggi.
Da quel primo volume, la percezione del ruolo del villain è cambiata all’interno del comics superoico. L’era degli anti-eroi durante la Bronze Age ha spostato la bussola morale, ha abituato i lettori a cambiare la propria visione dei villain, arrivando anche a casi – come Secret Wars di Hickman – in cui un controverso personaggio come Destino viene ritenuto degno di plasmare da zero un universo.
Bring On The Bad Guy, giochi di potere

Dopo cinquant’anni da quel primo esperimento, Marvel ha deciso di celebrare quel primo riconoscimento del ruolo dei villain con un nuovo Bring On The Bad Guys. Non un nuovo racconto delle origini – ammesso che oggi abbia ancora senso raccontare nuovamente origin stories dei personaggi – bensì un racconto corale, diviso in capitoli legati da una sottotrama che crea il legame tra questi one-shot. Potremmo catalogare i capitoli di questo nuovo Bring On The Bad Guys come degli one shot, ma la mente dietro questa operazione, Marc Guggenheim, ha creato un filo sottile ma adamantino che lega questi racconti, con una precisa idea in mente
“Essendo cresciuto con la serie originale, questo progetto è particolarmente stimolante per me È da tempo che non avevo l’opportunità di lavorare con altri scrittori in un evento di crossover e sto apprezzando moltissimo la collaborazione”
La Forgia delle Anime è un potente artefatto, creato in tempi remoti da alcune delle forze magiche più potenti. Tra questi maghi figurava anche, sotto mentite spoglie, Mefisto, che aveva architettato questo piano in modo ottenere un potere tale che avrebbe potuto esercitare la sua influenza anche sul mondo dei vivi. Come prevedibile, il suo piano si scontrò con la cupidigia dei suoi sodali, dando vita a un gioco di tradimenti che ha costretto Mefisto ad attendere secoli prima di compiere il suo piano.
Per completare la sua cerimonia, il demone necessità delle anime di coloro che hanno iniziato il rituale, oppure di quello dei loro eredi. Una caccia secolare, che viene battura da una delle più fedeli servitrici del demone, Sorella Sofferenza, agente infernale che per adempiere al compito assegnatole da Mefisto utilizza dei rinforzi atipici: alcuni dei più letali villain.
Dottor Destino, Green Goblin, Abominio, Loki, Teschio Rosso e Dormammu diventano lacchè di Sorella Sofferenza, ma ognuno di loro nasconde un proprio piano, soprattutto il leader della Latveria.
Dare umanità al cattivo

Nel coordinare il suo lavoro come timoniere di Bring On The Bad Guys, Guggenheim ha ricordato come Stan Lee definitiva Victor Von Doom
“Un uomo che avrebbe potuto esser un dio, se asolo avesse sconfitto se stesso”
In questa mini-saga, è proprio Destino a presentarsi come il grande oppositore a Mefisto. Venuto a conoscenza della Forgia delle Anime, comprende il suo potere e quanto possa essere utile ai suoi scopi. Anche a costo di mettersi in contrasto prima con Sorella Sofferenza sul campo e poi con Mefisto in persona.
Bring On The Bad Guys riesce a dare all’impostazione antologica una struttura solida, legata non solamente dal casus belli, ma anche dalla storia di Sorella Sofferenza, spezzata in modo da chiudere ogni short, sino alla sua liberatoria conclusione. Pur se affidati a diversi team artistici, si percepisce un’identità narrativa e grafica solida, in cui i diversi personaggi sono ritratti nella loro specificità, mostrando tanto il loro lato umano quanto le loro ossessioni.
Leggere Bring On The Bad Guys è una piacevole sorpresa, in cui i villain riescono a mostrare un lato umano che ricorda la loro essenza, adattandola alla trama orizzontale, ma senza mai snaturarli. Che si conoscano o meno i loro trascorsi, poco importa, questo volume rende questi cattivi degli stupendi, appassionanti protagonisti
