Dopo una prima stagione come quella che avevamo elogiato in tempi non sospetti, parlare oggi di Hazbin Hotel fa tutto un altro effetto. Il mondo è cambiato drasticamente, così come è cambiata la percezione popolare intorno a questa serie: dopo essersi scrollata di dosso le polemiche sulla sua natura, la serie animata creata da Vivienne Medrano per Prime Video è diventata un vero e proprio fenomeno. Un curioso caso pop che ha invaso i social e il mondo nerd, convertendo gli spettatori in una folta schiera di fedele che inondano qualsiasi fiera o convention con costumi e canzoni legate allo show. Per quanto lo stile della narrazione rappresentasse il punto più fragile dei primi episodi, la qualità generale dell’animazione e delle musiche si è dimostrata di ottimo livello – una caratteristica non da poco, che tra l’originalità dello stile e dei personaggi ha saputo decisamente catturare l’attenzione.
Con l’arrivo della seconda stagione sarebbe stato necessario alzare il tiro per rispettare attese ormai fuori scala. Eppure sembra di vivere un raro paradosso: la seconda stagione di Hazbin Hotel è stata accolta dal fandom con un vero e proprio tripudio nonostante manchi ancora qualcosa per fare il salto di qualità. Difficile pensare che queste puntate soddisfacessero tutti, una volta arrivati alla loro conclusione, ma è importante analizzare cosa occorre sistemare in vista delle (già confermate) prossime stagioni. Inutile ricordare che si tratta di un progetto indipendente, uscito da YouTube: al netto di una crescita importante, Vivienne Medrano dovrà impegnarsi molto di più per convincere davvero fino in fondo. Circondarsi di folle festanti, come dimostra la stessa serie, non basta a costruire un vero impero.
L’inferno (non) è per sempre

Mettendo da parte il caos che aveva caratterizzato l’impatto della prima stagione, Medrano e soci cercano di concentrarsi maggiormente sui personaggi e sullo sviluppo verticale della narrazione. I confini sono più evidenti, i contorni più chiari, ma la sostanza sembra risentirne. Pur mostrando un cuore sempre più grande, Vivienne Medrano dimostra di avere delle grosse lacune (o dei grossi limiti) dal punto di vista della scrittura – ed è parecchio strano se si pensa che un’opera più libera e anarchica come Helluva Boss riesca a gestire meglio il proprio mondo e i propri personaggi.
Urge fare una premessa importante: da una serie e da un’autrice simili non ci si aspetta certo un grande drama vecchia scuola o una commedia brillante. Questo non vuol dire, però, che ci si debba accontentare di uno spettacolo visivo quando il racconto in sé non regge il livello di una produzione tanto ambiziosa. Persino musica e contesto ne escono ne escono ridimensionati, forse per l’eccesso di momenti canori o per il poco focus riservato alla struttura portante del worldbuilding. Ci sarà sicuramente spazio per approfondire in futuro, ma vedendo come si è sviluppata la narrazione sarebbe stato più semplice risparmiare su qualche canzone per raccontare meglio.
L’unico, vero neo di un progetto sempre più popolare riguarda proprio ciò che non dovrebbe rappresentare un problema (a prescindere dalle risorse disponibili). Mettendo per un attimo da parte il semplice sviluppo della trama, Hazbin Hotel impone dei rigidi canoni per poi dimenticarsi la loro funzione narrativa, sacrificando spesso la coerenza interna pur di raggiungere il climax emotivo. La gestione dei personaggi è quasi sempre altalenante: nella speranza di offrire più spazio a chi non ne ha avuto in precedenza, la seconda stagione mette in ombra o incatena (letteralmente) chi finora aveva brillato. Come capita spesso, è una questione di equilibrio.
Uno spettacolo… a metà

Per uno show che aumenta la qualità sotto quasi ogni aspetto della produzione, va detto che l’approccio risulta decisamente stimolante: emerge con forza una satira che guarda all’America di oggi, alla disinformazione e al potere delle apparenze. Nulla di nuovo sul piano dei contenuti, ma sicuramente un passo in avanti che avrebbe potuto anche offrire numerose opzioni per allontanarsi dal semplice scontro inferno-paradiso. Non bastano alcuni momenti più intensi per correggere il tiro: forse ad Hazbin Hotel serve più tempo, o forse ci si dovrà abituare a episodi leggeri, godibili e con pochi picchi da ammirare davvero. C’è tanto da fare e altrettanto da dire, per questo il grande lavoro di tutte le professionalità coinvolte (dalla produzione ai cast, americano e italiano) merita un racconto all’altezza dell’amore dei fan.
La seconda stagione di Hazbin Hotel è dolce, divertente e toccante in più di qualche frangente, ma è proprio per questo che è doveroso criticarla dove serve. La Medrano non avrà sicuramente vita facile, dovendo reggere il peso delle aspettative e di una major come Amazon che non vede l’ora di sfruttare al massimo questo ennesimo asset. Le incertezze e le fragilità partono direttamente dalla penna: bene restare fedeli a se stessi, ma bisogna migliorarsi per capire dove si vuole arrivare. Anteporre la passione del fandom alla qualità dell’opera può avere conseguenze catastrofiche.



