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Incontrare Davide Barzi a Lucca Comics & Games significa sedersi davanti a una delle penne più versatili e riconoscibili del fumetto italiano contemporaneo. Sceneggiatore, scrittore e storico del fumetto, Barzi ha prestato la sua matita a personaggi e universi narrativi che hanno fatto la storia dell’edicola italiana, firmando storie per serie iconiche della Sergio Bonelli Editore e non solo, opere che puntano il focus sul concetto di memoria e sperimentazione.

Barzi è anche noto per il suo lavoro di adattamento dalla prosa al fumetto: è il curatore delle edizioni a fumetti di Don Camillo, serie premiata e pubblicata anche all’estero. Tra le sue opere si contano graphic novel dedicate a figure cardine della cultura italiana, tra cui G&G, omaggio a Giorgio Gaber, e progetti che intrecciano sport, teatro e musica. Dal 2025 ricopre inoltre il ruolo di direttore editoriale di If Edizioni, per cui ha firmato il soggetto della graphic novel L’inafferrabile Eva K., una nuova interpretazione dell’iconica complice di Diabolik, realizzata con i disegni di Erika De Giglio.

Autore prolifico, docente e formatore attivo da anni nel campo didattico, Barzi ha costruito un percorso narrativo ampio, capace di unire ricerca storica, ironia, umanità e passione per il linguaggio del fumetto. Una passione “da studente di fumetto che voleva fare fumetto“.

Lo abbiamo incontrato nel cuore pulsante di Lucca Comics & Games 2025, per parlare di scrittura, ma anche di fumetto, della rinascita di Fumo di China, di come la rivista-libro continui a reinventarsi grazie a If Edizioni restando, allo stesso tempo, un baluardo della nona arte. Entriamo, dunque, nel mondo della sua nuova sfida editoriale e creativa.

Il mio primo amore? Le strip italiane di fumetto umoristico

lupo alberto, © amazon.it
lupo alberto, © amazon.it

Davide, qual è la prima volta che hai letto un fumetto? E qual è stato il tuo primo fumetto?

Credo fosse più o meno il 78-79, Biblioteca di Pieve Emanuele, Interland milanese

“(Biblioteca che poi sarebbe stato il set di un film di Maurizio Nicchetti, per cui si sono mescolati una serie di mondi a cui poi avrei attinto): galeotto fu Lupo Alberto! Io ho quasi saltato l’inevitabile passaggio Disney, recuperandolo in seguito, tant’è che sono partito con le strip.

Quindi i miei primi amori sono Silver, Lupo Alberto, i fratelli Origone… le strip italiane di fumetto umoristico.”

Credo che il mio primissimo sia stato Lupo Alberto, condizionata da mio padre, un po’ come per Sansone: abbiamo un po’ tutti la stessa “matrice della passione”, se ci pensi.
Ma tu – differentemente da me – hai raccontato di personaggi che fanno parte del patrimonio culturale italiano: quale tra questi ti è rimasto davvero nel cuore?

Beh, fosse anche solo per il tempo da cui seguo l’operazione, è sicuramente Don Camillo.

“Don Camillo è la cosa che mi ha creato più dubbi nella fase iniziale della lavorazione, perché non conoscevo ancora abbastanza bene Giovannino Guareschi. Dopodiché l’ho studiato, l’ho conosciuto, ho imparato ad amarlo, ho fortunatamente un bellissimo rapporto umano – ancora prima che professionale – con gli eredi Guareschi. Non mi è mai capitato di lavorare per così tanto tempo su un’unica serie, su un unico personaggio.

Sono 14-15 anni che ininterrottamente almeno un volume l’anno di Don Camillo esce, e io continuo a scoprire qualcosa di quel periodo, di quell’autore, di quell’Italia, sperando di riuscire a raccontarlo con lo stesso entusiasmo con cui vivo lo studio della materia.”

Fumo di china è sempre stato “avanguardia”.

Fumo di China, © CS ufficio stampa
Fumo di China, © CS ufficio stampa

Questo ti fa onore, non è semplice perpetrare nell’ambito con tale dedizione. Dopotutto, suppongo non avresti mai partecipato attivamente al “rinnovo” di Fumo di China se non credessi ancora nel peso della nona arte. Secondo te, quanto è importante un baluardo fisico come Fumo di china nella cultura italiana odierna?

Fumo di China è sempre stato avanguardia.

“Quando era una fanzine, era una fanzine in un momento in cui nessuno si occupava in quella maniera di fumetto. Quando è arrivato come rivista in edicola era tra le prime e uniche a farlo, l’unica in assoluto a farlo per una durata così ampia.

E oggi nel mondo di internet, dei social network, della rapidità di consumo, della bassa soglia di attenzione, avere una rivista libro – perché questo è diventata con i If Edizioni – che è anche un porto di approfondimento dove le cose non si perdono nel giro di un reel di due minuti, ma si leggono e si guardano, è necessario. Questo perché Fumo di china è una rivista con un apparato testuale importante, ma dove l’apparato visivo non è da meno: parlando di fumetto, è giusto che i colori siano stampati nel miglior modo, con la miglior resa grafica. Tutto ciò per noi è così importante che non solo con il nuovo numero uno – che in realtà è il 348 – torniamo in edicola e in fumetteria, ma andiamo anche in libreria. ”

E questa “dedizione alla causa” è palese, tanto che a Lucca quest’anno avete portato ben tre versioni delle cover per festeggiarlo.

Sì, le tre cover ci danno un assaggio del nuovo taglio di Fumo di China

“Qui, tutti i mondi, anche laterali, rispetto al fumetto vengono raccontati. Abbiamo il design, abbiamo la moda, abbiamo il cibo, tutti i linguaggi, le arti che apparentemente non sono immediatamente connesse con il fumetto, noi le raccontiamo nella loro connessione con la non-arte.”

È un progetto fantastico, secondo me uno dei migliori degli ultimi anni. E sono contenta che una realtà di questo tipo come Fumo di China non si sia arresa, non sia “morta”, e che invece abbia avuto la forza di rinnovarsi.

“Che è anche comprensibile in questo momento dell’editoria. Questa è una follia, ti prendi in contropiede: un atto di coraggio ai limiti dell’incoscienza.”

Giovanissimo Davide che legge Tiramolla… continua, ti tornerà utile!

davide barzi, fumo di china © ufficio stampa If Edizioni
davide barzi, fumo di china © ufficio stampa If Edizioni

E, dopo tutti questi anni nel campo, come è stato di trovarsi dall’altra parte?

Beh

“Quando ho iniziato a lavorare in ambito editoriale ero un ex studente della scuola di fumetto che voleva fare fumetto. Arrivai da Gianni Bono (il nostro direttore generale) e fu proprio lui a notare in me la “skill” di poter raccontare i fumetti e non solo di poter raccontare a fumetti. Quindi inizio a farmi lavorare per la rivista-libro IF, per la guida al fumetto, e quindi ho cominciato un lavoro parallelo, oltre a quello di sceneggiatore, di storico del fumetto. Ed è una cosa che non ho mai smesso del tutto di fare, perché “raccontare i fumetti” è raccontare quello in cui sono immerso quotidianamente.

Certo che “dirigere” una rivista è qualcosa di ulteriormente diverso, con tutti i suoi con oneri e onori. Faticoso, ma devo dire stimolante ai limiti dell’esaltante a tratti. Sia per la connessione con i collaboratori storici, sia per la connessione con la redazione che è fatta per gran parte di Under 35, nella totalità di Under 40, per cui ben due, tre generazioni dopo la mia.”

Considerando, poi, che non sono poche le novità proposte, c’è una maggiore attenzione anche alle nuovissime generazioni

Ecco, quindi non si tratta solo di portare la mia esperienza, ma anche capire che cosa interessa loro:

“Cosa di ciò che propongo io può funzionare per un pubblico come il loro, ma anche cosa non può funzionare. Che poi è simile a quel che faccio da insegnante della scuola del fumetto: mi connetto con allievi di vent’anni, e questo mi ha permesso di capire che alcune cose che ho sempre proposyo come esempio non sono più in linea con le loro letture. Questo è fondamentale, e speriamo che sia la chiave di volta che può portarci a dialogare anche con una nuova fascia di lettori, oltre che i lettori storici di Fumo di China.”

In quest’ottica, lei per caso è fan anche del manga?

Lei chi? [ride]

“Allora, io per questioni generazionali sono sicuramente cresciuto con i primi anime che arrivavano in Italia e con la prima ondata di manga, quella degli anni 90. Tuttavia se devo scegliere cosa leggere la sera prima di andare a dormire mi oriento maggiormente sul fumetto occidentale. Sarei un ottuso se – lavorando nel settore – ignorassi le cose che maggiormente funzionano, poiché – sebbene di tratti di un bacino che non visito per istinto – lo faccio per curiosità e interesse: nel mondo dei manga si scoprono delle vere e proprio pepite d’oro.”

Da lettrice del medium, non posso che concordare! E cosa diresti al te di 20, 30 anni fa?

“Davide che sei a Pesaro nel 1986, tu che sei in un angolo da solo mentre passa la gente deridendoti perché anziché essere al mare sei lì che leggi Tiramolla… continua a leggerlo, vedrai che ti torna utile!”

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.