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Le barriere sono cadute. I confini non esistono più. Pensare che l’animazione occidentale e quella orientale siano binari paralleli che non si incontrano mai è sbagliato. Un pensiero figlio di un mondo vecchio, che non esiste più. Se lo dice Mamoru Hosoda, allora, conviene fidarsi e farsi guidare dalle parole del maestro. Un sensei che ci guida tra i detriti del vecchio mondo, diretto verso una nuova concezione dell’arte animata. Più aperta e fluida. Un concetto che Hosoda ha ribadito più volte parlando di Scarlet, il suo nuovo anime a metà strada tra il dark fantasy e il romanticismo lirico (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia Fuori Concorso e ancora senza una data di uscita in Italia).

Un film che fonde immaginari e generi lontani, portando sullo schermo una Terra di Mezzo tutta sua. Un bellissimo cortocircuito in cui il regista giapponese ha teso la mano verso mamma Disney, visto che uno dei character designer di Scarlett è Jin Kim, che in passato ha creato personaggi in Frozen e Big Hero 6. Tutto dentro un film che distrugge gli argini dall’inizio alla fine. Un’avventura pseudo-onirica, capace di parlare a tutti. Come hanno sempre fatto le grandi storie. Quelle incapaci di invecchiare.

Storia di una principessa guerriera

Scarlet di Mamoru Hosoda
Una scena di Scarlet – © Eagle Pictures

Non più viva, non ancora morta. Fuori dal suo passato. Mai davvero nel futuro. La principessa Scarlet è finita dentro un limbo inquietante. Una desolata terra di nessuno dove il deserto arido ogni tanto viene bagnato dal sangue dei morti. Cos’è questo posto? È un purgatorio in bilico tra la vita e la morte. Entrambe da meritare a seconda della propria condotta. Scarlet si è ritrovata lì dopo aver fallito la sua unica missione di vita: vendicare la morte di suo padre. Una vendetta che la stava consumando, portandola oltre l’ossessione più nera. Non vi diciamo altro, anche perché Scarlet è un film che va molto oltre la sua trama (molto classica nelle premesse). Sfruttando il topos della vendetta che consuma e dell’odio cieco che porta verso l’autodistruzione, Hosoda gioca con le immagini per suggestionare il pubblico con tanti momenti intimi. Sequenze liriche, introspettive e visivamente sontuose. Talmente d’impatto da sfiorare persino attimi sublimi – nella misura in cui fanno sentire il pubblico in estasi, quasi minuscolo davanti alla magnificenza di quello che viene mostrato sullo schermo.

Merito di un immaginario dark fantasy sporco di sangue e fango, che ci ha ricordato tantissimo quello di Elden Ring. Un mondo decaduto, ma pieno di straniante meraviglia. Un mondo che, anche nella morte e nella distruzione, riesce comunque a trovare squarci di imprevedibile bellezza. Peccato, perché a livello artistico Scarlet è straordinario, mentre sul piano tecnico il film va a singhiozzi. Con un mix tra 2D e 3D non sempre efficace, la pellicola ha dei cali vistosi in alcune scene che di colpo vanno al risparmio: tratti abbozzati, immagini statiche, animazione poco fluida. Il che non toglie al film un fascino visivo raro da trovare altrove.

Erede del sensei?

Un frame di Scarlet
Un frame evocativo di Scarlet – © Eagle Pictures

Quando si parla Mamoru Hosoda, si scomoda spesso Hayao Miyazaki. Perché? Perché in tanti vedono in lui un degno erede del sommo sensei. Noi non siamo molto d’accordo con questa etichetta, sia perché Hosoda ha sempre dimostrato di seguire strade tutte sue, sia perché troviamo limitante cercare di sovrapporre due artisti in modo così forzato. Però, dobbiamo ammettere che guardando Scarlet abbiamo avvertito (forse come mai prima d’ora) un’affinità da spirito tra i due registi. Certo, Hosoda ci ha sempre abituati a personaggi femminili carismatici, proprio come ha fatto Miyazaki lungo tutta la sua carriera. Eppure, mai come in Scarlet abbiamo rivisto tracce di poetica miyazakiana. Non solo perché è una principessa guerriera, ma soprattutto perché è un personaggio che vive sempre sulla soglia.

Come Chihiro, Kiki e Sophie, anche questa principessa decaduta vive sospesa tra due mondi: quello ordinario e quello straordinario. Ed è solo grazie al superamento di quel confine che l’avventura crea in lei un’epifania, portandola a cambiare. Un’evoluzione morale che piacerebbe molto a Miyazaki, visto che Hosoda rende Scarlet un grande manifesto pacifista. Una pace interiore, trovata scendendo a patti con i propri limiti, i propri rimorsi e i propri errori. E soprattutto una pace esistenziale, antibellica, che abbraccia tutta l’umanità. Nella speranza di un mondo senza conflitti. Una morale semplice, da fiaba antica. Una morale quasi fin troppo ingenua e semplice per il mondo complesso e incattivito di oggi. Eppure capace di andare oltre gli argini e i confini. Del tempo e dello spazio. Come piace a Scarlet. Come ci insegna Mamoru Hosoda.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.