Roberto Vannacci finisce al centro di un nuovo caso, questa volta per un video pubblicato sui social con la voce di Luciano Pavarotti. La famiglia del celebre tenore ha infatti preso pubblicamente le distanze dal leader di Futuro Nazionale, spiegando di non aver mai autorizzato l’utilizzo della sua voce, del suo nome o della sua immagine per contenuti di carattere politico. Tutto nasce da un video condiviso da Vannacci sui propri canali social.
Nel filmato, realizzato con l’intelligenza artificiale, l’ex generale viene mostrato mentre si trova circondato da una serie di pistole puntate contro di lui. In sottofondo si sente uno dei passaggi più celebri della storia dell’opera: la voce di Luciano Pavarotti che canta il finale del “Nessun dorma” di Giacomo Puccini, con il celebre “All’alba vincerò”. Il messaggio del video era altrettanto esplicito. Vannacci ha infatti utilizzato le immagini per rispondere alle numerose accuse che gli sono state rivolte negli ultimi mesi, elencandone diverse nel testo che accompagnava il post.
“Negazionista, ignorante, falsificatore, populista, pagliaccio, buffone, fenomeno da baraccone” e tante altre offese, ha scritto il leader di Futuro Nazionale, prima di aggiungere: “Bene, vuol dire che siamo sulla giusta strada. Ci vediamo all’alba”. Nel video compare inoltre la frase “Me ne frego”, utilizzata dallo stesso Vannacci come risposta alle critiche. Ma il riferimento musicale a Pavarotti non è passato inosservato. La famiglia del tenore è intervenuta con una nota molto netta, precisando di non aver mai dato il proprio consenso all’utilizzo della sua voce o della sua identità all’interno del contenuto pubblicato dal politico.
“Non è mai stata concessa alcuna autorizzazione all’utilizzo della voce, del nome o dell’identità di Luciano Pavarotti”, ha fatto sapere la famiglia, prendendo inoltre fermamente le distanze dall’associazione della figura dell’artista a messaggi e iniziative politiche. Una precisazione che assume un peso particolare proprio per la natura del contenuto. Il “Nessun dorma” interpretato da Pavarotti è diventato nel corso dei decenni uno dei simboli più riconoscibili della carriera del tenore e, più in generale, uno dei brani operistici italiani più conosciuti nel mondo.
Utilizzare proprio il crescendo finale “Vincerò” ha permesso a Vannacci di costruire il video come una risposta diretta ai propri oppositori e alle polemiche che lo accompagnano. La famiglia, però, ha voluto evitare qualsiasi possibile lettura che potesse far pensare a un sostegno o a un’associazione tra Luciano Pavarotti e il progetto politico di Futuro Nazionale. Al momento non risultano invece dichiarazioni pubbliche di Vannacci in risposta alla presa di posizione degli eredi del tenore. Il video arriva peraltro in un momento di grande esposizione politica per l’ex generale.
Secondo l’ultima rilevazione YouTrend per Sky TG24, Futuro Nazionale sarebbe arrivato al 7,9% nelle intenzioni di voto, superando Forza Italia, indicata al 7,1%. Un dato che ha inevitabilmente acceso il dibattito nel centrodestra, anche se Antonio Tajani ha ridimensionato il peso dei sondaggi ricordando che a contare, alla fine, sono i voti espressi nelle urne. Intanto Vannacci continua a utilizzare i social come uno dei principali strumenti della propria comunicazione politica, spesso scegliendo immagini e formule volutamente provocatorie.

Ma questa volta a rispondere non è stato un avversario politico. A prendere le distanze è stata direttamente la famiglia di Luciano Pavarotti, che ha voluto mettere nero su bianco che l’utilizzo della voce del tenore non era stato autorizzato e che il suo nome non deve essere interpretato come in alcun modo legato al messaggio politico contenuto nel video.
Non è peraltro la prima volta che un video rilanciato da Roberto Vannacci finisce al centro di una bufera. Soltanto poche settimane fa aveva fatto discutere un filmato realizzato con l’intelligenza artificiale che lo trasformava in un imperatore romano, con Giorgia Meloni e Ignazio La Russa al suo fianco e alcuni dei principali avversari politici, tra cui Elly Schlein e Giuseppe Conte, destinati simbolicamente all’esecuzione nell’arena. Anche in quel caso le immagini avevano provocato durissime reazioni politiche e un acceso dibattito sui social.
