Alla Mostra del Cinema di Venezia 83, la presentazione di Nessun dolore di Gianni Amelio si è trasformata anche in un momento di confronto molto acceso sull’attualità. Il film, presentato fuori concorso, affronta infatti direttamente i temi dell’immigrazione e dell’accoglienza, e durante la conferenza stampa il discorso è inevitabilmente arrivato fino a Roberto Vannacci e alla “remigrazione”, uno dei concetti più discussi del dibattito politico degli ultimi mesi.
A colpire più di tutti è stato Alessandro Borghi, protagonista del film nei panni di Davide, un libraio romano la cui vita viene sconvolta dall’incontro con un giovane migrante. Parlando della questione migratoria, l’attore ha evitato semplificazioni e ha spiegato che il suo auspicio sarebbe quello di vedere una realtà in cui non siano i singoli cittadini a doversi fare carico dell’accoglienza, ma le istituzioni. Poi, però, è arrivata la frase che ha immediatamente attirato l’attenzione. “Vannacci è il Corona della politica”, ha detto Borghi, con un paragone fulminante tra il leader di Futuro Nazionale e Fabrizio Corona.
Una battuta breve, ma destinata inevitabilmente a far discutere, soprattutto perché pronunciata durante uno degli appuntamenti più seguiti della Mostra. Il riferimento a Vannacci non è nato dal nulla. Negli ultimi mesi il generale ha continuato a portare avanti il tema della “remigrazione”, indicandola come uno dei punti centrali del progetto politico di Futuro Nazionale. Durante l’assemblea costituente del partito dello scorso giugno, Vannacci aveva ribadito pubblicamente il proprio sostegno a questa linea.

Anche Valeria Golino, presente a Venezia insieme a Borghi e Amelio, è intervenuta sul tema con parole molto nette. L’attrice ha spiegato di non seguire questo tipo di linguaggio politico e di essere convinta che determinati contenuti e certe forme di comunicazione siano destinati prima o poi a esaurirsi. Ancora più duro è stato Gianni Amelio. Il regista ha contestato direttamente la parola “remigrazione”, definendola un termine problematico non soltanto per ciò che rappresenta, ma anche dal punto di vista linguistico.
Per Amelio, l’idea stessa di migrazione ha storicamente contenuto anche la speranza di raggiungere un luogo migliore, mentre il presente restituisce uno scenario molto più cupo, segnato da confini chiusi, violenza e morti nel Mediterraneo. Amelio ha parlato del tema anche in termini molto personali. Interpellato sull’eventualità che Vannacci possa vedere il film, il regista ha risposto che sarebbe ben felice se lo facesse, purché pagasse il biglietto, magari anche più volte. “L’importante è che si discuta di queste cose”, è il senso del suo intervento, sottolineando che il cinema non dovrebbe necessariamente imporre un messaggio unico, ma suscitare reazioni, anche opposte.
Il rapporto di Amelio con questi temi, del resto, viene da lontano. Nel 1994 aveva già affrontato l’immigrazione con Lamerica, raccontando gli sbarchi dall’Albania e le contraddizioni di un’Italia che si trovava improvvisamente a fare i conti con nuovi flussi migratori. Più di trent’anni dopo, Nessun dolore torna su un terreno simile, ma in un contesto politico e sociale profondamente cambiato. Nel nuovo film, Borghi interpreta Davide, un uomo che vende libri usati nei pressi del Vaticano e che si ritrova progressivamente coinvolto nell’accoglienza di persone migranti.
Quello che parte come un gesto individuale finisce così per trasformarsi in qualcosa di molto più grande, mettendo il protagonista davanti a responsabilità, paure e dilemmi morali che riflettono direttamente il dibattito contemporaneo. Nessun dolore arriverà nelle sale italiane il 24 settembre con 01 Distribution. Nel cast, oltre ad Alessandro Borghi e Valeria Golino, ci sono anche Valerio Mastandrea, Beidja Yahiaoui e Ramzi Lafrindi. La sua presentazione a Venezia ha però già dimostrato una cosa: il film di Amelio difficilmente resterà confinato soltanto al cinema, perché i temi che porta sullo schermo sono destinati a continuare a far discutere anche fuori dalla sala.
Ricordiamo inoltre che Roberto Vannacci è finito al centro delle polemiche anche negli ultimi giorni, per un video pubblicato sui social nel quale ha scelto il celebre “Vincerò” cantato da Luciano Pavarotti per rispondere alle numerose accuse ricevute. Una scelta che ha provocato la dura presa di posizione della famiglia del tenore, che ha precisato di non aver mai autorizzato l’utilizzo della sua voce, del nome o della sua identità per contenuti di carattere politico.
