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Ci sono serate che dovrebbero entrare nella storia per la musica suonata, non per come si concludono. E invece il concerto di Eric Clapton del 7 maggio alla Movistar Arena di Madrid è destinato a essere ricordato per un episodio tanto assurdo quanto inquietante: un vinile, proprio un disco in vinile, scagliato dalla platea ha colpito il chitarrista britannico mentre salutava il pubblico al termine dello show.

Clapton aveva appena concluso un’esibizione di circa 80 minuti, fortemente orientata al blues, genere che ha attraversato tutta la sua carriera come un fiume carsico. Accompagnato dalla sua inseparabile Fender Stratocaster, aveva regalato ai 15mila presenti una scaletta ricca di classici: da Layla a Tears in Heaven, brani che hanno segnato generazioni. L’artista, 81 anni compiuti lo scorso 30 marzo, sembrava in forma, nonostante le inevitabili fatiche che l’età e una vita vissuta tra palchi e recording studio portano con sé.

Ma proprio mentre ringraziava i fan per gli applausi, nell’atmosfera carica di emozione tipica dei finali di concerto, qualcosa è volato dall’oscurità della platea. Una copertina di vinile, secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, ha raggiunto il palco colpendo Clapton al petto. L’impatto, visibile in alcuni video amatoriali circolati sui social, non sembra aver causato ferite gravi al musicista. Ma la reazione è stata immediata e definitiva: Slowhand ha lasciato il palco senza eseguire il bis previsto, Before You Accuse Me, chiudendo in anticipo una serata che migliaia di persone attendevano da oltre vent’anni.

Già, perché questo concerto rappresentava il ritorno di Clapton in Spagna dopo più di due decenni di assenza. Un evento sold out da mesi, un appuntamento carico di aspettative per fan che in molti casi non lo vedevano dal vivo dagli anni Duemila. E proprio questa lunga attesa rende l’episodio ancora più amaro: un gesto sconsiderato ha rovinato non solo il finale dello show, ma anche l’esperienza di migliaia di spettatori che si sono ritrovati privati del bis senza alcuna colpa.

Il fenomeno del lancio di oggetti durante i concerti non è nuovo, ma negli ultimi anni ha assunto proporzioni preoccupanti. Bottiglie, telefoni, sigarette elettroniche, peluche: la lista degli oggetti volanti si allunga concerto dopo concerto. Artisti di ogni genere e nazionalità hanno denunciato questa pratica pericolosa, che trasforma il palco da spazio di condivisione artistica in zona a rischio. Nel caso di Clapton, però, l’ironia amara sta proprio nell’oggetto scelto: un vinile, simbolo stesso della cultura musicale analogica, della passione per la musica fisica, tangibile.

L’episodio di Madrid si inserisce nel tour europeo di Clapton, che precede una serie di date già programmate negli Stati Uniti entro la fine dell’anno. Al momento non sono previsti concerti in Italia, dettaglio che assume un sapore particolare dopo quanto accaduto in Spagna: viene da chiedersi se episodi come questo non contribuiscano a scoraggiare artisti anziani, che pure avrebbero ancora molto da dare, dal continuare a esibirsi dal vivo.

Il video dell’accaduto, condiviso su Twitter dall’utente Pablo Rodríguez con il commento “Very sad indeed. What kind of idiot does that?“, sintetizza perfettamente il sentimento collettivo: tristezza, incredulità e indignazione. Perché se è vero che ogni epoca ha i suoi eccessi e le sue derive, assistere al deterioramento del patto implicito tra artista e pubblico fa male. Quel patto che per decenni ha retto palchi, festival, club: tu suoni, io ascolto, insieme creiamo qualcosa di irripetibile.

Clapton ha attraversato mezzo secolo di musica, ha suonato con i Cream, Derek and the Dominos, ha inciso capolavori da solista, ha affrontato tragedie personali e le ha trasformate in canzoni immortali. Merita di poter salutare il suo pubblico senza dover temere che qualcuno trasformi un momento di gratitudine reciproca in un episodio da cronaca. E merita, soprattutto, di scegliere lui quando e come concludere la sua carriera dal vivo, non di esserne costretto da un gesto idiota.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.