Nel giorno esatto in cui Alberto Sordi avrebbe compiuto 106 anni, Roma ha finalmente saldato un debito d’onore con uno dei suoi figli più amati. Lunedì 15 giugno 2026, nel cuore di Villa De Sanctis, è stata inaugurata la prima statua in bronzo dedicata ad Albertone, l’attore che più di chiunque altro ha saputo raccontare l’anima contraddittoria, ironica e profondamente umana della Capitale e dell’Italia intera.
L’opera, realizzata dall’artista Massimiliano Saccucci e prodotta dalla Fonderia Domus Dei 1963 in collaborazione con la Fondazione Museo Alberto Sordi, raffigura l’attore seduto su una panchina con le gambe accavallate, una mano alzata in un gesto di saluto e quel sorriso caratteristico che ha illuminato decenni di cinema italiano. Non è una statua distante, monumentale, da ammirare con reverenza da lontano. È pensata per stare tra la gente, proprio come Sordi ha sempre fatto: ci si può sedere accanto, guardarsi negli occhi, farci una chiacchierata immaginaria.
La scelta di Villa De Sanctis, nel Municipio V di Roma, davanti alla Casa della Cultura e dello Sport Silvio Di Francia, non è casuale. È un luogo profondamente legato alla vita e alla carriera di Alberto Sordi. Qui ha girato alcune delle scene più memorabili di film che hanno segnato la storia della commedia italiana, da “Un borghese piccolo piccolo” a “Il medico della mutua“, passando per “Un americano a Roma”. Sono pellicole che hanno raccontato le trasformazioni, le aspirazioni e le contraddizioni dell’Italia del dopoguerra, specchiandosi nella romanità popolare e genuina che Sordi incarnava meglio di chiunque altro.
Ma c’è un altro motivo, più intimo e personale, che rende questo luogo speciale. Nel 2000, quando Alberto Sordi fu nominato sindaco di Roma per un giorno in occasione del suo ottantesimo compleanno, scelse proprio Villa De Sanctis per tenere la cena di chiusura di quella giornata celebrativa. Un gesto simbolico che testimoniava il legame affettivo dell’attore con questo parco e con il territorio popolare della periferia romana, quello più autentico e meno patinato. All’inaugurazione erano presenti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente del Municipio V Mauro Caliste e Giambattista Faralli, presidente della Fondazione Museo Alberto Sordi. Gualtieri ha sottolineato come Sordi meritasse da tempo un riconoscimento di questo tipo.
“La statua è a misura di cittadino, come Sordi. Nei suoi racconti ti ci specchiavi un po’. Uno si può sedere vicino a lui, guardarsi negli occhi. Perché Sordi è stato questo, con la sua capacità di raccontare e osservare la nostra città, il nostro Paese attraverso le chiavi della romanità, le sue trasformazioni, le sue contraddizioni, andando con la sua comicità e ironia in profondità, raccogliendo i lati più complessi e contraddittori della crescita e del cambiamento dell’Italia nei decenni.” – Roberto Gualtieri
Chi passerà di lì potrà sedersi accanto ad Albertone, guardarsi negli occhi con quella statua che sorride e saluta, e magari ricordare una battuta, una scena, un personaggio che ha contribuito a costruire l’immaginario collettivo di un’intera nazione. Perché Sordi non è stato solo un grande attore: è stato uno specchio in cui gli italiani hanno visto riflesse le proprie contraddizioni, le proprie aspirazioni, i propri difetti e le proprie virtù. E oggi, finalmente, Roma gli ha restituito quel posto tra la gente che non ha mai smesso di occupare. Nell’ultimo periodo anche un’altra grandissima attrice italiana è stata omaggiata ma a Testaccio.
