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Si può guidare spiritualmente oltre 1,4 miliardi di cattolici sparsi per il mondo, rappresentare il 17,7% della popolazione globale, e contemporaneamente finire intrappolati nel labirinto kafkiano di un servizio clienti bancario. La risposta, a quanto pare, è sì. E la vittima illustre di questa barzelletta burocratica si chiama Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost.

La vicenda, che ha del surreale, è stata raccontata dal New York Times dopo essere emersa durante un incontro di fedeli cattolici a Naperville, in Illinois. A condividerla è stato padre Tom McCarthy, sacerdote agostiniano molto noto nell’ambiente cattolico di Chicago e, soprattutto, amico stretto del pontefice. I due appartengono allo stesso ordine religioso, circostanza che conferisce al racconto quel mix di intimità e autenticità che lo ha reso immediatamente virale.

Circa due mesi dopo la sua elezione al soglio pontificio, avvenuta l’8 maggio 2025, Papa Leone si trovò di fronte a un problema apparentemente banale: doveva aggiornare il numero di telefono e l’indirizzo associati al suo conto corrente presso una banca di Chicago. Niente di eccezionale, una di quelle incombenze che chiunque di noi ha affrontato almeno una volta nella vita. Con una piccola differenza: lui nel frattempo era diventato il capo della Chiesa cattolica.


Robert Prevost, ancora abituato a gestire personalmente le proprie faccende, decise di risolvere la questione telefonicamente. Si presentò con il suo nome secolare, quello che aveva usato per aprire il conto quando era semplicemente un sacerdote agostiniano. Nulla di strano, in fondo: formalmente, era ancora Robert Prevost… solo che ora quel nome era accompagnato da un titolo leggermente diverso.

L’operatrice del customer service, rispettando le procedure, sottopose il Papa a tutte le domande di sicurezza previste dal protocollo, con Leone XIV che rispose correttamente a ogni quesito. Password, dettagli personali, verifiche incrociate: tutto quadrava. Ma non bastò. La donna al telefono, irremovibile, gli comunicò che per modificare i dati del conto sarebbe stato necessario recarsi fisicamente in filiale.

A quel punto, come ha raccontato padre McCarthy nel video che ha fatto il giro dei social, il Papa tentò di spiegare la situazione: “Beh, non potrò farlo“, disse con quella calma che probabilmente solo decenni di vita religiosa possono forgiare. E poi, con un misto di rassegnazione e pragmatismo, aggiunse: “Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono Papa Leone?

La risposta dell’operatrice fu tanto rapida quanto definitiva: riattaccò.

Il video virale del Papa con le Nike ai piedi
Il video virale del Papa con le Nike ai piedi fonte: YouTube

Non è chiaro se la donna pensasse di avere a che fare con un mitomane, un burlone o semplicemente qualcuno che tentava di aggirare le procedure di sicurezza con una storia assurda. Di certo, l’idea che il pontefice della Chiesa cattolica potesse chiamare personalmente per cambiare un numero di telefono doveva sembrare, oggettivamente, poco plausibile. In fin dei conti, quante volte capita che una delle persone più famose del pianeta finisca in una coda telefonica come un comune mortale?

La questione, fortunatamente, trovò una risoluzione. Grazie all’intervento di un altro sacerdote che aveva contatti diretti con il presidente della banca, il tutto venne sistemato, evitando in questo modo al Papa la trasferta a Chicago e l’immancabile e fastidiosa fila allo sportello. Del destino dell’operatrice che riattaccò al Papa non si sa nulla, ma Padre McCarthy, con un tocco di ironia, ha commentato durante il suo intervento: “Riuscireste a immaginare di essere conosciute come la donna che ha riattaccato il telefono in faccia al Papa?” Una domanda che racchiude tutta la tragicomica assurdità della vicenda.

Ma c’è un dettaglio ancora più curioso in questa storia. Secondo fonti interne allo Ior, la banca vaticana, subito dopo l’elezione Papa Leone avrebbe telefonato anche a quell’istituto, chiedendo se potesse mantenere il suo conto corrente personale nonostante la nomina a pontefice. Una richiesta apparentemente semplice che, però, solleva questioni tecniche e burocratiche non banali. Al momento non è chiaro se sia stata trovata una soluzione per accontentare il desiderio del Papa di gestire personalmente almeno una parte delle proprie finanze.

Da questa storia della telefonata alla banca di Chicago è possibile trarre una lezione: che si tratti di un semplice cittadino o del capo della Chiesa cattolica, di fronte a un sistema automatizzato si è solo un nome in un database… e a volte nemmeno quello basta.

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