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Un video amatoriale girato nel 2024 ma rimasto nell’ombra per mesi è riemerso in questi giorni sui social britannici, scatenando un’ondata di indignazione e spingendo Scotland Yard ad aprire un’indagine formale. Le immagini mostrano Helen Mirren, attrice premio Oscar oggi ottantenne, mentre viene aggredita verbalmente in pieno centro a Londra da un attivista pro-Palestina. “Malvagia camminatrice notturna sionista”, “brutta sacca di pupù” (NB Insulti censurati): questi gli insulti rivolti alla diva britannica mentre camminava tranquillamente per strada insieme al marito, il regista americano Taylor Hackford.

Il filmato, diventato virale nel giro di poche ore, ha riacceso i riflettori su un clima di tensione crescente nel Regno Unito, dove episodi di intimidazione e violenza legati al conflitto israelo-palestinese si sono moltiplicati negli ultimi mesi. Ma cosa ha scatenato l’ira dell’attivista contro una delle attrici più amate e rispettate del cinema mondiale?

La scena catturata dal video ha qualcosa di surreale, con Helen Mirren che appare inizialmente sorpresa ma comunque in grado di mantenere una certa compostezza, accennando persino un sorriso cortese e chiedendo all’uomo se vada tutto bene. Ma l’attivista, identificato dai tabloid come Tom Carroll, un militante di estrema sinistra di origini australiane residente a nord di Londra, non ha intenzione di fermarsi.

Carroll tiene lo smartphone puntato sull’attrice, continuando a riprenderla mentre le rinfaccia le sue dichiarazioni pubbliche a sostegno di Israele. “Ha detto che Israele dovrebbe esistere per sempre, ed era molto felice che le case dei palestinesi fossero distrutte”, urla l’uomo nel video. Le accuse si fanno sempre più pesanti: secondo Carroll, Mirren vorrebbe far pagare ai palestinesi le colpe dell’Olocausto, ignorando deliberatamente le distruzioni in corso a Gaza e in Cisgiordania.

Di fronte a questa escalation verbale, ogni traccia di cordialità scompare dal volto dell’attrice ed è a quel punto che interviene Taylor Hackford, 81 anni, che si frappone tra la moglie e l’aggressore. Il regista, noto per film come “Ufficiale e gentiluomo” e “Ray”, non usa mezzi termini: “Sparisci e lasciaci camminare”, urla ripetutamente, riuscendo infine ad allontanare Carroll e a porre fine all’aggressione prima che la situazione degeneri ulteriormente.

Ma da dove nasce questa ostilità verso Helen Mirren? Il legame dell’attrice con Israele affonda le radici in un’esperienza giovanile che ha segnato profondamente la sua visione del mondo. Nel 1967, subito dopo la Guerra dei Sei Giorni, una giovane Mirren partì come volontaria per un kibbutz nei pressi del Mar di Galilea, ponendosi come un’esperienza formativa che instillò in lei una connessione emotiva con il Paese e con la sua storia.

Helen Mirren in Goda
Helen Mirren in Golda, fonte: Piccadilly Pictures

Quella connessione si è manifestata anche nelle scelte artistiche, visto che nel 2023, Mirren ha interpretato Golda Meir nel biopic “Golda”. Una scelta che non è passata inosservata. Secondo indiscrezioni riportate dai media britannici, settori di Hollywood avrebbero fatto pressioni affinché l’attrice si ritirasse dal progetto, pressioni che lei ha respinto con fermezza. Il film è diventato un manifesto delle sue posizioni: durante la promozione, Mirren ha dichiarato senza mezzi termini di credere che Israele debba continuare a esistere, descrivendone la nascita come conseguenza necessaria dell’Olocausto.

Nel 2024 ha firmato una lettera aperta, insieme ad altri esponenti del mondo dello spettacolo, per sostenere la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest, opponendosi a qualsiasi forma di esclusione culturale. Posizioni nette, che l’hanno resa un bersaglio per gli attivisti pro-Palestina. Eppure la sua posizione non è priva di sfumature. In più occasioni, Mirren ha espresso critiche severe verso Benjamin Netanyahu e il suo governo. Ha definito il primo ministro israeliano maschilista e polarizzante, arrivando a dire di essersi emozionata vedendo le manifestazioni dei cittadini israeliani contro le sue riforme.

Tom Carroll non è nuovo a episodi del genere. Secondo quanto ricostruito dal team di informazione digitale GnasherJew e dal Daily Mail, l’attivista si è già reso protagonista di azioni simili in passato, alcune delle quali hanno portato a conseguenze penali. L’indagine di Scotland Yard dovrà stabilire se le parole di Carroll configurino un reato. Nel frattempo, il dibattito prosegue sui social e sui media, con schieramenti contrapposti che interpretano l’episodio in modo radicalmente diverso a seconda delle proprie idee politiche, il tutto mentre l’attrice che si è barricata dietro il silenzio.

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