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Quando il red carpet è un mare di nero, basta un tocco di rosa cipria per cambiare tutto. Bianca Balti lo sa bene. Alla cerimonia d’apertura dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la top model italiana ha scelto di non scomparire tra smoking e abiti scuri. Ha optato per un linguaggio diverso: quello della moda come tributo, come narrazione, come gesto d’amore verso la città che la ospita.

L’abito che ha indossato non è semplicemente un pezzo couture. È una dichiarazione d’intenti. Rosa cipria, delicato quanto teatrale, con una silhouette che gioca sul contrasto tra femminilità e architettura. Il bustier rigido, senza spalline, richiama le iconiche coppe coniche di Jean Paul Gaultier, reinterpretate però con una raffinatezza tutta contemporanea. La chiusura non è affidata a una banale zip, ma a una stringatura a vista che corre lungo tutta la schiena, lasciando intravedere la pelle tra un incrocio e l’altro dei lacci. Un dettaglio sensuale che trasforma la struttura in qualcosa di vivo, quasi di organico.

La gonna drappeggiata accompagna il movimento con uno strascico importante e uno spacco laterale che dona dinamismo all’insieme. Ma è guardando verso l’alto che il vero senso dell’abito si rivela. Sulle spalle di Bianca Balti, due grandi ali scultoree si ergono come una dichiarazione poetica: sono le Ali di San Marco, il simbolo di Venezia, quello stesso Leone alato che campeggia sulla bandiera della Serenissima e che viene consegnato come premio ai vincitori del Festival.

A firmare questa creazione su misura è Ilya Migmoon, designer classe 2005, affiancato dallo stylist Lorenzo Oddo. Un nome giovanissimo per un palcoscenico così importante, ma la scelta non è casuale. Come ha spiegato Oddo a Vogue Italia, Bianca Balti non è attrice né regista, ma al cinema ha voluto rendere omaggio nel linguaggio che le appartiene davvero: la moda. Ogni dettaglio dell’abito diventa quindi simbolo, ogni scelta stilistica un tributo al Festival e alla città che lo ospita. Anche le décolleté sono state pensate ad hoc: realizzate su misura da Alevì Milano, seguono lo strascico e completano l’insieme senza mai sovrastarlo. La palette resta coerente, il rosa cipria domina, la leggerezza si fa architettura.

Con un abito così importante, la scelta di Bianca Balti è stata quella di non aggiungere rumore visivo. Il beauty look resta essenziale, quasi spartano. I capelli sono raccolti visivamente in un bob corto, liscio e geometrico, con riga centrale e punte portate dietro le orecchie. Una decisione precisa che libera il viso, mette in evidenza le spalle e soprattutto lascia vedere quella profonda scollatura sulla schiena, valorizzata dalla stringatura. A completare il look ci sono gli orecchini pendenti Bulgari, con diamanti, zaffiri e pietre rosa che riprendono i toni dell’abito senza mai competere con esso.

Anche il make-up segue la stessa filosofia minimalista: pelle luminosa, un velo di bronzer per scaldare il volto, occhi appena definiti e labbra nude dal sottotono caldo. Nessun elemento compete con il vestito. Il beauty look lo accompagna, lo sostiene, lo lascia parlare. In una serata dominata dal total black, questa scelta ha funzionato proprio per contrasto. Il rosa cipria, delicato e quasi etereo, si è fatto notare immediatamente, creando un equilibrio raffinato tra romanticismo e teatralità.

Ma il vero insegnamento di stile arriva forse qualche ora prima del red carpet. Bianca Balti sbarca al Lido nel pomeriggio con un look completamente diverso, firmato Brunello Cucinelli: camicia di cotone bianca, pantaloni ampi in denim, cintura in pelle martellata con dettaglio gioiello e mocassini. Un ensemble che racconta un’altra dimensione della moda, quella dell’eleganza quotidiana, del lusso sussurrato, della disinvoltura studiata. Due look, due momenti, due linguaggi. Entrambi perfettamente calibrati sul contesto. I social, nel mentre, si sono indignati anche per il commento dell’attore Maupas sulla Palestina.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.