Sul tappeto rosso dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia, tra abiti di alta moda e sorrisi da red carpet, è emersa una frattura che va oltre le passerelle e i flash dei fotografi. Greta Scarano e Nicolas Maupas, i due volti scelti per condurre le cerimonie di apertura e chiusura del festival, si sono trovati su sponde opposte rispetto a una delle questioni più divisive del momento: l’appello pro Palestina che circola nel mondo dello spettacolo italiano.
La loro posizione divergente non è passata inosservata. Lei, attrice e regista pluripremiata con due Nastri d’Argento al suo attivo, ha firmato senza esitazioni. Lui, giovane promessa italo-francese considerato tra i volti più rappresentativi della nuova generazione, ha scelto la prudenza, dichiarando di voler approfondire alcuni aspetti prima di apporre la sua firma.
La questione è emersa durante le interviste sulla spiaggia del Lido, dove entrambi i conduttori sono stati interpellati sulla loro posizione rispetto all’appello. Maupas ha spiegato con chiarezza il suo punto di vista al Corriere della Sera: “No, non ancora, ma questo perché sto valutando alcuni punti dal punto di vista sociale ed economico che voglio capire, perché credo che una firma sia una cosa importante e la voglio apporre capendo quello che sto facendo“.
Purtroppo mi è capitata l’intervista e dopo questa cosa gli hanno chiesto ‘’cos’è che devi verificare?’’ e lui ha risposto ‘’beh questo lo vedrò a fine indagine’’☠️☠️☠️☠️ https://t.co/QmTZk3WU6r
— angelica (@______Angelica_) September 2, 2026
Greta Scarano, al contrario, non ha avuto tentennamenti. “Certo, l’ho firmato perché è coerente con quella che è stata la mia posizione da sempre, quindi non potevo banalmente non firmarlo“, ha dichiarato. E per rendere ancora più esplicito il suo sostegno, sulla spiaggia del Lido ha sfoggiato davanti ai fotografi un ventaglio decorato con un’anguria: la polpa rossa, la scorza verde, la buccia bianca e i semi neri riproducono esattamente i colori della bandiera palestinese, un simbolo diventato icona della solidarietà con il popolo palestinese sui social media e nelle manifestazioni di tutto il mondo.
La divergenza tra i due conduttori ha acceso un dibattito che va oltre il perimetro del festival veneziano. Da un lato, c’è chi apprezza la posizione di Maupas, considerandola un esempio di maturità e senso di responsabilità in un’epoca dove la fretta di schierarsi spesso prevale sulla necessità di comprendere. Dall’altro, molti hanno criticato quello che percepiscono come un temporeggiamento ingiustificato di fronte a una questione umanitaria che non ammette zone grigie.
Sui social il video del commento di Nicolas Maupas è diventato virale e non è stato perdonato. La voce è quella di chi ritiene che non ci sia bisogno di ulteriori approfondimenti. I social ricordano che la Palestina è occupata da 80 anni, che Gaza è stata definita “la prigione più grande del mondo” dallo storico israeliano Ilan Pappé, che 21mila minori sono stati uccisi in tre anni di conflitto secondo i dati disponibili.
Ma cosa pic.twitter.com/jAiPrcXWf5
— Il farmacista di Lavagna (@neodie) September 2, 2026
La questione solleva anche una riflessione più ampia sul ruolo degli artisti e delle personalità pubbliche rispetto alle questioni politiche. Firmare un appello è un atto che comporta conseguenze, esposizione mediatica, possibili ripercussioni professionali. È legittimo voler comprendere appieno cosa si sta sottoscrivendo, oppure di fronte a determinate tragedie umanitarie l’esitazione diventa essa stessa una forma di complicità?
La questione dell’appello pro Palestina a Venezia 83 ha finito per catalizzare l’attenzione mediatica, trasformando quello che doveva essere un evento dedicato al cinema in un’occasione di confronto su temi che vanno ben oltre la settima arte. Le due posizioni di Scarano e Maupas rappresentano, in fondo, due approcci diversi all’attivismo: quello immediato, istintivo, coerente con valori già consolidati, e quello riflessivo, prudente, che rivendica il diritto di informarsi prima di esporsi.
