Il fenomeno globale Kpop Demon Hunters continua a macinare record su Netflix, ma non tutti sembrano disposti ad accogliere a braccia aperte questo tsunami di visualizzazioni e stream. Mentre il film musicale animato accumula consensi e milioni di fan in tutto il mondo, una piccola scuola primaria inglese ha deciso di prendere una posizione netta: vietare agli studenti di cantare le canzoni della colonna sonora all’interno dei locali scolastici. La motivazione? I riferimenti ai demoni presenti nei brani risulterebbero profondamente problematici per alcuni membri della comunità scolastica di fede cristiana. Una decisione che ha immediatamente acceso un dibattito acceso, dividendo genitori e opinione pubblica, soprattutto considerando che stiamo parlando di un prodotto percepito come innocuo intrattenimento per bambini e ragazzi, diventato uno dei maggiori successi Netflix dell’ultimo anno.

La vicenda arriva dalla Lilliput Church of England Infant School di Poole, nel Dorset, dove i genitori hanno ricevuto un messaggio ufficiale dalla dirigenza scolastica. Nel comunicato, l’istituto spiegava dettagliatamente le ragioni alla base del divieto. Secondo quanto riportato dalla BBC, alcuni membri della comunità scolastica si sarebbero detti profondamente a disagio per la presenza di demoni nelle canzoni, ritenendoli associabili a forze spirituali opposte a Dio e alla bontà. Per questo motivo, la scuola ha formalmente chiesto alle famiglie di assicurarsi che i bambini non cantino i brani di Kpop Demon Hunters nei locali dell’istituto, per rispetto verso coloro che trovano questi temi in contrasto con la propria fede. Una richiesta che ha del paradossale, considerando che parliamo di uno dei prodotti d’intrattenimento più visti di sempre sulla piattaforma streaming.

Il successo di Kpop Demon Hunters rende infatti la decisione ancora più singolare, quasi anacronistica. Il film racconta la storia del gruppo femminile HUNTR/X, impegnato a mantenere l’equilibrio tra il mondo reale e quello dei demoni attraverso performance musicali spettacolari e coreografie mozzafiato. La produzione è diventata uno dei titoli Netflix più visti di sempre, superando la stratosferica cifra di 325 milioni di visualizzazioni e incassando oltre 19 milioni di dollari durante un raro weekend di uscita cinematografica in versione karaoke. La trama gioca apertamente con elementi fantasy e sovrannaturali, inserendoli in un contesto pop frizzante che parla anche di temi universali come l’accettazione di sé e la convivenza con la propria identità. Una delle protagoniste, ad esempio, è per metà demone e il suo percorso narrativo esplora proprio la fatica e la bellezza di abbracciare chi si è veramente, nonostante le pressioni esterne. Messaggi positivi che, evidentemente, non sono bastati a placare le preoccupazioni della comunità scolastica del Dorset.

Nonostante le proteste di numerosi genitori contrari al divieto, il dirigente scolastico ad interim Lloyd Allington ha confermato che la misura resterà in vigore. In un aggiornamento inviato alle famiglie ha ribadito la posizione dell’istituto: “Per alcuni cristiani, i riferimenti ai demoni possono sembrare profondamente sgradevoli perché li associano a forze spirituali opposte a Dio e alla bontà“. Allington ha però tenuto a precisare che la scuola non intende scoraggiare i bambini dal guardare il film o dall’ascoltarne le canzoni a casa propria. L’obiettivo dichiarato è piuttosto quello di aiutare i bambini a capire che alcuni dei loro coetanei possono avere opinioni e sensibilità diverse, e che il rispetto reciproco passa anche attraverso piccoli gesti di considerazione come evitare di cantare determinate canzoni negli spazi comuni.

Kpop Demon Hunters © Netflix Media Center
Kpop Demon Hunters © Netflix Media Center

La scelta dell’istituto ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulla censura nei contesti educativi, soprattutto quando coinvolge materiali di intrattenimento rivolti a un pubblico molto giovane. Da un lato c’è chi difende il diritto della scuola di tutelare le sensibilità religiose della propria comunità, dall’altro chi vede in questa decisione un eccesso di zelo che rischia di limitare la libertà espressiva dei bambini e di trasformare un prodotto culturale mainstream in qualcosa di inappropriato quando non lo è. La questione solleva interrogativi più ampi: fino a che punto le istituzioni educative dovrebbero spingersi nel regolamentare l’accesso o l’espressione legata a contenuti di intrattenimento? Dove si traccia il confine tra rispetto delle sensibilità religiose e censura culturale? E soprattutto, è davvero necessario proteggere i bambini da demoni animati che ballano e cantano in un film fantasy colorato e positivo?

Nel frattempo, il successo globale di Kpop Demon Hunters non accenna minimamente a diminuire. Il film continua a dominare le classifiche di Netflix, le sue canzoni spopolano su TikTok e Spotify, e il caso della Lilliput School resta, almeno per ora, un episodio isolato che riflette più le sensibilità specifiche di una comunità locale che un reale allarme culturale diffuso. La controversia inglese, per quanto singolare, dimostra ancora una volta come i prodotti culturali di massa possano diventare terreno di scontro tra visioni del mondo diverse. E mentre in una piccola scuola del Dorset i bambini non potranno cantare le hit di HUNTR/X durante la ricreazione, milioni di coetanei in tutto il mondo continuano a ballare e cantare senza alcuna restrizione, celebrando un fenomeno che ha saputo conquistare generazioni diverse con la sua energia contagiosa e i suoi messaggi universali.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.