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A quasi vent’anni dall’uscita de Il diavolo veste Prada, Adrian Grenier torna a parlare del suo Nate, il fidanzato cuoco di Andy Sachs interpretata da Anne Hathaway. E lo fa con un’ammissione che ribalta la percezione che molti spettatori avevano del personaggio: Nate non era il compagno comprensivo messo in secondo piano dalla carriera sfavillante della protagonista. Era lui il vero antagonista della storia, non Miranda Priestly.

L’attore lo confessa apertamente in un’intervista a People, spiegando che ci ha messo anni per arrivarci. Quando ha iniziato a vedere i meme online che dipingevano Nate come il cattivo del film, è rimasto scioccato. Non ci aveva pensato, non durante le riprese né subito dopo, ma poi ha iniziato a rifletterci seriamente, a guardare il personaggio con occhi diversi, più maturi. E alla fine ha dovuto ammettere che il web aveva ragione.

Nate, per chi ha bisogno di rinfrescarsi la memoria, era il fidanzato di Andy all’inizio del film. Un cuoco appassionato, premuroso solo in apparenza, ma profondamente incapace di sostenere le ambizioni della sua compagna. Anziché supportarla nel momento in cui lei otteneva il lavoro più difficile e formativo della sua vita come assistente della temibile direttrice di Runway, Nate faceva esattamente l’opposto: la faceva sentire in colpa, la spingeva a lasciare, la accusava di essere cambiata. Non era felice del suo successo, era minacciato da esso. Un comportamento che oggi, con una sensibilità diversa rispetto al 2006, appare per quello che era: tossico, egoista, manipolatorio.

Adrian Grenier lo ammette senza filtri: all’epoca era immaturo proprio come Nate, concentrato solo su se stesso, incapace di vedere la prospettiva più ampia. Forse per questo non aveva colto la portata di ciò che stava interpretando. Ma ora, con il senno di poi e dopo aver letto migliaia di commenti che analizzavano il personaggio sotto una luce spietata, ha capito. E ha scelto di dirlo pubblicamente, in un gesto di onestà intellettuale che non tutti gli attori sarebbero disposti a compiere.

Questa riflessione arriva in un momento particolare: l’uscita nei giorni scorsi de Il diavolo veste Prada 2, in cui Grenier non è stato coinvolto. Il regista David Frankel ha spiegato a Entertainment Weekly che aveva pensato di inserirlo in un cameo, ma che alla fine i tempi di produzione non l’hanno permesso. Una questione tecnica, insomma, non una scelta artistica o personale. Ma per l’attore la delusione è stata reale. Gli sarebbe piaciuto tornare, ha dichiarato, anche solo per chiudere il cerchio con un personaggio che, nel primo film, era uscito malissimo.

E qui entra in scena Starbucks. Incapace di far parte del sequel cinematografico, Grenier ha trovato un palcoscenico alternativo: uno spot pubblicitario per gli Energy Refreshers del colosso del caffè. Il video è un piccolo capolavoro di autoironia. Si vede l’attore al bancone di un Starbucks mentre ordina una bevanda e parla da solo, o almeno così sembra. Accenna ai titoli letti sui giornali, al fatto di non essere stato chiamato per un certo sequel. Ma dice che va bene così, che non c’è rancore, che vuole solo energia positiva.


Poi alza metaforicamente un brindisi a Nate: riconosce che sapeva preparare panini pazzeschi, che amava la sua ragazza, ma solo fino a un certo punto. E che, ok, non era perfetto. Anzi. La battuta finale è un colpo da maestro: lasciamo Nate nel 2006 e andiamo avanti con questa energia positiva. Ma se dovessero chiamare, io sono libero. È un messaggio aperto, disarmante, che trasforma un’esclusione in un finale a possibilità. Non chiude la porta con il lucchetto, la lascia socchiusa.

La 20th Century Studios, contattata da Entertainment Weekly per un commento sullo spot, non ha risposto. Ma in fondo non serve una replica ufficiale: lo spot parla da solo. Starbucks ha offerto a Grenier ciò che Hollywood non ha potuto o voluto dargli in questo momento: un modo per riprendere il controllo della narrazione pubblica sul suo personaggio, senza risentimento ma con intelligenza.

Il sequel de Il diavolo veste Prada vede il ritorno di gran parte del cast originale: Anne Hathaway, Meryl Streep, Emily Blunt e Stanley Tucci riprendono i loro ruoli iconici, sempre sotto la regia di David Frankel. Ma attori come Conrad Ricamora e Sydney Sweeney hanno addirittura girato scene per il film, salvo poi essere tagliati in fase di montaggio. Una sorte ancora più amara, se possibile

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