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Una domenica di tifo e orgoglio materno si è trasformata in un’occasione per regolare i conti con la maldicenza. Elena Santarelli ha vissuto un episodio che molti genitori conoscono fin troppo bene: quello delle chiacchiere velenose tra le gradinate di una competizione sportiva. La conduttrice era alla gara di danza della figlia Greta Lucia, pronta a fare il tifo come tutte le altre mamme presenti. Tutto filava liscio, tra ansia da prestazione condivisa su Instagram e soddisfazione per la bravura della bambina, finché un’amica non le ha riferito alcuni commenti decisamente poco carini arrivati dalle file posteriori.

La dinamica è quasi da commedia all’italiana, se non fosse che racconta un problema reale: alcune mamme, sedute qualche fila dietro a Santarelli, hanno iniziato a commentare la sua posizione privilegiata in prima fila. Ignoravano un dettaglio non da poco: davanti a loro sedeva proprio un’amica della conduttrice, che ha ascoltato tutto e poi ha provveduto a riferire.

Santarelli non è tipo da lasciar correre. Una volta terminata la gara, ha preso il telefono e ha pubblicato una serie di storie Instagram che non lasciano spazio a interpretazioni. “Adesso che è terminata la gara, posso dire che a quelle mamme viperelle che stavano dietro a me, qualche fila dietro, non sapevate che davanti a voi c’era una mia cara amica“, ha esordito con tono tutt’altro che conciliante. L’accusa riportata era chiara: “Sì, bella per carità, però ovviamente lei ha il posto in prima fila, è raccomandata“.

Elena Santarelli
Elena Santarelli, fonte: YouTube

La parola “raccomandata” in Italia pesa come un macigno. È l’accusa che si rivolge a chi ottiene privilegi non meritati, quella che tocca il nervo scoperto di un paese dove il tema del merito contro la furbizia è sempre rovente. Ed è proprio su questo punto che Santarelli ha voluto fare chiarezza totale, smontando pezzo per pezzo la ricostruzione malevola.

Io non ero raccomandata, ho comprato il biglietto come tutte voi sul portale“, ha precisato con fermezza. Fin qui, una semplice smentita. Ma la conduttrice ha voluto aggiungere un colpo di scena ironico che rende il tutto ancora più gustoso: “Anzi no, ve lo confesso, ero raccomandata da una nonna. Dalla nonna di una cara amica di mia figlia, la quale, vedendomi in quarta, quinta fila, ha avuto tanta gentilezza nei miei confronti e mi ha detto: ‘Cara, vieniti a sedere accanto a me’“.

Ecco svelato il mistero della prima fila: nessun privilegio da vip, nessuna corsia preferenziale, ma semplicemente un gesto di cortesia tra conoscenti. Una nonna gentile che, vedendo una mamma amica della nipotina seduta più indietro, le ha offerto un posto accanto a sé. Roba che succede ogni domenica in qualsiasi palazzetto dello sport d’Italia, ma che evidentemente per qualcuno doveva per forza nascondere chissà quale intrallazzo.


La chiusura dello sfogo è arrivata senza mezzi termini: “Quindi voi siete delle brutte viperacce“. Una definizione che non lascia spazio a fraintendimenti e che probabilmente ha fatto riconoscere le dirette interessate, sempre che abbiano avuto il coraggio di guardare le storie della persona che stavano criticando pochi minuti prima.

Alla fine le “brutte viperacce” probabilmente non riceveranno scuse pubbliche, e forse nemmeno le cercano. Ma avranno imparato una lezione importante: quando si parla alle spalle di qualcuno, bisognerebbe quantomeno assicurarsi di sapere chi hai davanti. Perché quel qualcuno potrebbe avere un microfono social con migliaia di persone in ascolto, pronte a condividere tutto sul web.

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