X

Aprire i social media in questi giorni significa imbattersi nell’ennesima discussione accesa attorno ai look di Zendaya. L’attrice, finora praticamente intoccabile nelle sue scelte stilistiche orchestrate dal fidato Law Roach, si trova al centro di un dibattito che definire polarizzante sarebbe un eufemismo. Il motivo? Il method dressing, quella pratica che vede le celebrity indossare abiti che richiamano fedelmente i personaggi interpretati sul grande schermo, sarebbe diventato secondo alcuni “prevedibile“.

Una critica che stride con la complessità culturale e storica che invece caratterizza ogni singola scelta dell’attrice per il tour promozionale de L’Odissea, il nuovo film diretto da Christopher Nolan in cui interpreta Athena. La première parigina ha offerto uno degli esempi più eloquenti di questa strategia stilistica. Zendaya si è presentata indossando un abito candido della collezione Haute Couture primavera-estate 1997 di Givenchy, un pezzo che porta con sé un peso specifico nella storia della moda: segnò infatti il debutto di Alexander McQueen alla direzione creativa della maison francese.

La collezione, intitolata “The Search for the Golden Fleece“, esplorava il mito del viaggio di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro dell’ariete volante Crisomallo, capace secondo la leggenda di curare ogni malattia. L’abito presenta una silhouette che evoca il corpo di questa chimera mitologica. Il bustier rigido sembra evidenziare una possente muscolatura sottostante, con uno scollo a V che si apre in spalle larghe, quasi aggressive. Le lunghe maniche culminano in un drappeggio imbottito, accenno metaforico e materico alla leggerezza piumata di un paio di ali.

@yehielchekroune #zendaya at the odyssée photocall at la #toureffeil in #paris ♬ original sound – ryuretro

Originariamente indossato in passerella da Debra Shaw, il capo conserva ancora oggi una forza visiva sorprendente, che non ha nulla del reperto museale tirato fuori per fare colpo. A completare l’ensemble, una maschera dorata in pizzo macramè di Philip Treacy, che svetta sullo sfondo della Tour Eiffel in una scena meta-teatrale tra alta moda e paesaggio urbano. Questo copricapo non è un semplice accessorio decorativo: dorato, asimmetrico, arabescato, sale verso l’alto come una fiamma barocca e costruisce intorno al viso di Zendaya un’architettura sottile ma imponente.

Il pizzo macramè, materiale per natura delicato e quasi domestico nella memoria comune, qui viene spinto in una dimensione completamente diversa: diventa struttura, elmo, scultura. La maschera copre gran parte del volto dell’attrice, lasciando affiorare gli occhi e soprattutto le labbra, scure e nette, accentuate da un rossetto bordeaux intenso che bilancia l’oro antico del pizzo. Il contesto storico di questa collezione merita un approfondimento. McQueen arrivò da Givenchy alla fine del 1996 e si trovò a costruire la sua prima collezione couture in tempi strettissimi.

Era stato chiamato a raccogliere un’eredità enorme, quella di una casa di moda legata a un’idea di eleganza aristocratica e controllata, e lo fece con l’energia di chi non aveva alcuna intenzione di limitarsi a lucidare l’argenteria. Il risultato fu una sfilata potente, imperfetta forse secondo certi codici più tradizionali, ma già piena di quella tensione teatrale, feroce e visionaria che avrebbe definito il suo linguaggio. La mitologia, il corpo, la corazza, il sacro e il sensuale si intrecciavano in un racconto estetico che guardava all’antico senza mai diventare antiquario.

La scelta di Law Roach di recuperare proprio quel pezzo per promuovere L’Odissea non è quindi una coincidenza furba, ma una decisione stratificata su più livelli. La collezione originale si ispirava al mito di Giasone e degli Argonauti, dunque a un immaginario greco fatto di eroi, viaggi, prove e simboli d’oro. Il film di Nolan riporta al centro uno dei testi fondativi della cultura occidentale, e Zendaya, nel ruolo di Athena, entra in quella stessa costellazione visiva. La moda qui non accompagna il cinema: gli risponde, gli fa da eco, lo amplifica.

Ma c’è un altro livello di lettura, ancora più interessante. Questa scelta rappresenta un ritorno alle origini della carriera stessa di Zendaya, quando nessuna maison voleva vestirla e l’unica soluzione era optare per il vintage. Proprio al duo Zendaya-Roach si deve l’impattante ritorno dei capi d’archivio sui red carpet internazionali, che a loro volta hanno saputo accendere la curiosità delle nuove generazioni verso la storia della moda. Quello che alcuni liquidano come “prevedibile” è in realtà un metodo coerente e culturalmente solido, radicato nell’ottica del ritorno a casa o, per meglio dire, di un ritorno alle origini.

Questi abiti non sono semplici outfit da red carpet: sono dichiarazioni culturali, ponti tra passato e presente, tra mito e contemporaneità. La storia della moda insegna che certi pezzi rimangono in attesa del loro momento, e il volto di Zendaya offre loro una nuova lettura, non meno incisiva di quella originale. È una couture che torna viva perché non viene trattata come reliquia, ma come linguaggio ancora capace di parlare al presente. Per la premiere londinese di The Odissey, Zendaya ha indossato degli orecchini che hanno tremila anni di storia.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.