Ci sono abiti che citano la storia, e poi ci sono gioielli che la storia l’hanno attraversata davvero. Al photocall londinese di The Odyssey, il nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan, Zendaya ha dimostrato ancora una volta di saper trasformare il method dressing in un vero strumento di racconto. Ma questa volta ha superato ogni aspettativa: mentre l’abito Jacquemus richiamava l’immaginario della Grecia classica, in linea con il personaggio di Atena che interpreta sullo schermo, i veri protagonisti del look erano gli orecchini. Non semplici gioielli ispirati all’antichità, ma autentici reperti archeologici risalenti al I millennio avanti Cristo.
Si trattava di due placche-medaglione in oro provenienti da Ziwiye, nell’odierno Iran nord-occidentale, successivamente trasformate dal gioielliere Glenn Spiro nel 2020 in un paio di pendenti contemporanei grazie a una montatura in oro giallo 18 carati impreziosita da diamanti. I gioielli appartengono alla collezione di Barron London, prestigiosa galleria britannica specializzata in antichi gioielli e oggetti d’arte da indossare. L’aspetto più sorprendente è che i medaglioni non sono copie né reinterpretazioni moderne: sono reperti originali databili tra il IX e il VII secolo avanti Cristo, provenienti da uno dei siti archeologici più importanti del Vicino Oriente antico, noto per il celebre Tesoro di Ziwiye.
Il dettaglio cambia completamente la prospettiva. Non si tratta più di indossare un gioiello ispirato all’antichità, come accade da oltre un secolo nella moda, ma di portare sul corpo un oggetto che quella storia l’ha vissuta davvero. È una distinzione sottile, ma fondamentale. Quegli orecchini erano già antichi quando Roma non era ancora diventata un impero. Hanno attraversato quasi tremila anni di civiltà prima di approdare sul red carpet londinese, portati da una delle attrici più influenti del momento.
Pochi giorni prima dello stesso evento, Zendaya aveva già dato un assaggio del suo approccio al personaggio sfoggiando un look firmato Khaite, tratto dalla collezione Cruise 2027. Una blusa avorio semi-trasparente dal profondo scollo, caratterizzata da delicati drappeggi peplum, era stata abbinata a una gonna coordinata dalla linea fluida che sfiora il ginocchio. A definire la silhouette, un sottile cordino nero con dettagli metallici che metteva in risalto il punto vita. Ai piedi, niente décolleté: la scelta era ricaduta su essenziali sandali dorati a listini sottili, completati da importanti orecchini scultorei in oro che rafforzavano l’estetica divina dell’intero outfit.
@odysseymovie Zendaya in London. Experience The Odyssey in cinemas July 17.
Un guardaroba costruito con precisione insieme allo stylist Law Roach, storico artefice dell’immagine dell’attrice, che firma ancora una volta una strategia capace di raccontare una storia prima ancora che un trend. È il trionfo del method dressing, di cui Zendaya è ormai considerata la regina: una strategia stilistica ispirata al celebre method acting. Così come alcuni attori scelgono di vivere il proprio personaggio anche fuori dal set, l’attrice trasforma ogni red carpet in un’estensione dell’universo cinematografico che sta promuovendo. I suoi abiti non sono semplici look da photocall, ma veri costumi contemporanei che dialogano con il film.
Negli ultimi anni ha reso questa pratica una vera firma personale. Durante il tour di Challengers, dove interpretava un’ex campionessa di tennis diventata allenatrice, ha sfoggiato una serie di outfit ispirati all’estetica del tennis: gonne plissettate, dettagli sporty e richiami ai completi da campo. Per Dune, invece, ha conquistato il pubblico con uno degli outfit più celebri degli ultimi anni: la celebre armatura robotica vintage di Mugler, perfettamente in sintonia con l’immaginario futuristico e monumentale del film di Denis Villeneuve.
Anche nella promozione di The Drama, commedia romantica ambientata intorno ai preparativi di un matrimonio, Zendaya ha giocato con il tema nuziale attraverso abiti candidi, drappeggi che evocavano il velo e gioielli ispirati alle tradizioni matrimoniali. E naturalmente non sono mancati i riferimenti durante il tour di Spider-Man: motivi a ragnatela, palette rosso e blu e perfino una t-shirt vintage recuperata su eBay come omaggio al celebre supereroe Marvel.
Con L’Odissea, Zendaya apre ufficialmente un nuovo capitolo del suo racconto fashion. Drappeggi morbidi, silhouette ispirate all’antica Grecia, dettagli dorati e sandali minimal costruiscono un’immagine sofisticata che richiama l’eleganza delle divinità classiche senza risultare mai teatrale. L’abito bianco Jacquemus realizzato su misura avvolgeva letteralmente l’attrice da capo a piedi grazie al lembo di tessuto posteriore annodato appena sotto la nuca in modalità copricapo, creando un effetto scenografico che ha catturato immediatamente l’attenzione sul red carpet accanto al resto del cast della pellicola in uscita il 16 luglio.
@nicolespiga Prossima premiere? Un pezzo di fregio del Partenone? 🏛️ #Zendaya #TheOdyssey #premiere #look #lawroach ♬ audio originale – Nicole Spiga
Ma è l’uso di reperti archeologici autentici che solleva questioni interessanti sul confine tra arte, moda e conservazione storica. L’alta gioielleria ha sempre guardato al passato, ma non lo ha sempre fatto nello stesso modo. Nella seconda metà dell’Ottocento, mentre gli scavi di Pompei, Ercolano, Cerveteri e delle grandi necropoli etrusche risvegliavano in Europa una vera e propria passione per il mondo antico, la famiglia Castellani intuì che quei ritrovamenti avrebbero cambiato anche il linguaggio del gioiello.
Gli orafi romani studiarono da vicino i preziosi etruschi, greci e romani, recuperandone tecniche quasi dimenticate come la granulazione e la filigrana, dando vita a quello che gli storici definiscono ancora oggi archaeological revival. Non una semplice imitazione del passato, ma un dialogo tra archeologia e alta manifattura che avrebbe segnato la storia della gioielleria europea e che, ancora oggi, è considerato un capitolo fondamentale del design del XIX secolo.
La differenza rispetto a quanto vediamo oggi è sostanziale. I Castellani studiavano i reperti per creare gioielli nuovi; designer e gioiellieri contemporanei, invece, scelgono sempre più spesso di incorporare direttamente la storia nelle proprie creazioni. Negli anni Sessanta Bulgari trasformò autentiche monete greche e romane nella celebre collezione Monete, inaugurando una strada che oggi viene percorsa da designer indipendenti come Glenn Spiro, capaci di montare placche persiane, intagli romani, sigilli antichi e frammenti archeologici in pezzi unici destinati ai collezionisti.
Quello di Zendaya non è un caso isolato. Negli ultimi anni il mercato dell’alta gioielleria ha iniziato a guardare con crescente interesse a manufatti archeologici e oggetti antichi, non più soltanto come fonti di ispirazione estetica, ma come elementi vivi del progetto creativo. Amuleti della Battriana, intagli romani, monete greche, frammenti di papiro egizio, sigilli persiani e piccoli reperti provenienti da culture antiche vengono oggi montati accanto a diamanti, zaffiri e pietre preziose, dando vita a una nuova categoria di lusso che alcuni definiscono “arte indossabile“.
Zendaya in custom Jacquemus from the latest Le Bonheur collection, paired with Glenn Spiro's "Materials of the Old World" earrings, for The Odyssey photocall in London. 🤍 #LisLove #Zendaya pic.twitter.com/x7BbdWtxqE
— lis (@lislopeess1) July 5, 2026
Naturalmente esiste anche un lato più controverso. L’utilizzo di reperti archeologici nel mercato del lusso continua ad alimentare un dibattito tra storici dell’arte, archeologi e collezionisti. Per alcuni, trasformare un manufatto antico in un gioiello contemporaneo significa garantirgli una nuova vita, sottraendolo all’oblio delle collezioni private e restituendolo allo sguardo. Per altri, ogni reperto perde inevitabilmente parte del proprio significato quando viene separato dal contesto storico e archeologico da cui proviene.
È una tensione che accompagna da oltre un secolo il mercato delle antichità e che oggi riaffiora con forza proprio perché a renderla visibile sono le celebrità. Per Law Roach, il risultato è soprattutto narrativo. Se il method dressing consiste nel vestire il personaggio prima ancora che il film arrivi nelle sale, allora non esiste scelta più coerente di due reperti del I millennio avanti Cristo per accompagnare la promozione di The Odyssey. L’operazione funziona perché evita il travestimento: invece di imitare l’antichità, la indossa.
Se questo primo look è un’anticipazione del guardaroba che accompagnerà il tour promozionale del film, tutto lascia pensare che assisteremo a una delle stagioni di method dressing più memorabili degli ultimi anni. E forse questa è la nuova frontiera del gioiello contemporaneo: non limitarsi a citare il passato, ma trasformarlo nell’accessorio più esclusivo che esista. Perché nessun diamante appena estratto, per quanto raro, potrà mai competere con un oggetto che ha già attraversato quasi tremila anni di storia. E conoscendo Zendaya e Law Roach, il viaggio è appena cominciato. The Odyssey è stato al centro di alcune polemiche ultimamente soprattutto a causa di un porta popcorn controverso.
