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La versione cinematografica dell’Odissea di Christopher Nolan non è ancora uscita nelle sale, eppure ha già scatenato una delle più accese controversie culturali degli ultimi anni. Al centro del dibattito c’è la scelta di affidare il ruolo di Elena di Troia all’attrice keniota-messicana Lupita Nyong’o, decisione che ha diviso critica, pubblico e persino alcuni dei più influenti imprenditori della Silicon Valley.

Durante un’intervista con Jake Hamilton per la promozione del film, Nyong’o ha affermato che se potesse parlare con Omero gli direbbe: “Allora, Omero, cosa ne pensi del tempo sullo schermo dedicato a queste donne, considerando quanto poco tempo hai trascorso con loro?“. In sostanza, l’attrice ha voluto rimproverare il poeta greco per non aver concesso abbastanza spazio alle figure femminili nell’Odissea.

L’osservazione ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, chi sostiene che sia legittimo rileggere i classici con una sensibilità contemporanea. Dall’altro, chi fa notare che i poemi omerici hanno regalato alla letteratura alcune delle più memorabili e complesse figure femminili della storia: da Penelope a Circe, da Calipso ad Atena, le donne nell’Odissea sono tutt’altro che marginali e rappresentano spesso la chiave di volta delle vicende narrate.

Tra pochi giorni, quando il film uscirà finalmente nelle sale, sarà possibile giudicare concretamente l’operazione di Nolan. Se il lungometraggio dovesse rivelarsi un capolavoro cinematografico, le polemiche potrebbero apparire in retrospettiva come rumore di fondo rispetto alla qualità artistica dell’opera. Se invece dovesse deludere, i dubbi sulla scelta di privilegiare l’inclusività rispetto alla coerenza filologica acquisterebbero maggiore peso.

Nel frattempo, la guerra culturale continua a infuriare sui social media e sulle testate giornalistiche di tutto il mondo. Da una parte chi vede in questa operazione un necessario aggiornamento dei classici per renderli rilevanti a un pubblico contemporaneo e globale. Dall’altra chi considera questa scelta un cedimento a mode passeggere che rischiano di offuscare l’importanza storica e culturale dei testi fondativi della civiltà occidentale.

La questione, in fondo, supera il singolo film e tocca interrogativi più profondi: come dovremmo rapportarci ai classici del passato? È legittimo rileggerli e reinterpretarli secondo sensibilità contemporanee, oppure questo rischia di tradirne il senso originario? E soprattutto: chi ha il diritto di decidere come queste storie millenarie debbano essere raccontate alle nuove generazioni?

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.