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Quando a ottobre Meta ha annunciato che gli account Instagram per adolescenti sarebbero stati guidati dal rating PG-13 dei film, molti genitori hanno tirato un sospiro di sollievo. Finalmente, hanno pensato, qualcuno porta ordine nel caos dei contenuti social usando un sistema che conosciamo da decenni. Ma c’era un problema: Hollywood non ne sapeva nulla. E ora ha mandato una lettera che fa tremare le fondamenta di Menlo Park. La Motion Picture Association, il braccio armato delle major che rappresenta colossi come Disney, Warner Bros, Universal, Netflix e Amazon, ha recapitato a Meta una lettera di diffida il 28 ottobre scorso. Il messaggio è cristallino: “smettetela immediatamente e permanentemente di usare il marchio PG-13“. Perché quello che state facendo non solo è non autorizzato, ma è “letteralmente falso e altamente fuorviante“.

La questione non è solo legale, è filosofica. Il sistema di rating della MPA, nato nel 1968 e perfezionato con l’introduzione del PG-13 nel 1984, si basa su un processo artigianale in cui un gruppo indipendente di genitori guarda per intero ogni singolo film e lo valuta considerando il contesto, le sfumature, l’insieme. È un lavoro umano, consensuale, curato frame per frame. Meta, invece, usa algoritmi e intelligenza artificiale per filtrare miliardi di contenuti al giorno. Nella lettera firmata dall’avvocato Naresh Kilaru emerge il cuore del problema: “I tentativi di Meta di restringere i contenuti per teenager non possono letteralmente essere ‘guidati’ o ‘allineati’ con il rating PG-13 della MPA perché Meta non segue questo processo curato. Invece, le restrizioni sui contenuti di Meta sembrano affidarsi pesantemente all’intelligenza artificiale o ad altre misure tecnologiche automatizzate“.

Instagram
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La MPA ha lavorato per decenni per costruire la fiducia del pubblico nel suo sistema di classificazione. Quei simboli stampati sui poster dei cinema non sono solo lettere: sono promesse. Quando un genitore legge PG-13 sa che suo figlio potrebbe imbattersi in qualche linguaggio forte o situazione suggestiva, ma niente di estremo. È una bussola. E ora l’associazione teme che l’insoddisfazione verso la classificazione automatizzata di Meta possa inevitabilmente portare il pubblico a mettere in dubbio l’integrità dell’intero sistema. Non è la prima volta che qualcuno ci prova. La MPA rivela nella lettera di aver già rifiutato in passato la richiesta di un concorrente di Instagram che voleva usare il sistema di rating sulla propria piattaforma. Proprio per evitare questo tipo di confusione. Il PG-13 è un marchio registrato dall’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti negli anni Ottanta, non un termine generico che chiunque può appropriarsi.

Meta, dal canto suo, non fa marcia indietro. In una dichiarazione rilasciata dopo la scadenza del termine fissato dalla MPA per il 3 novembre, un portavoce della compagnia ha spiegato: “I genitori ci dicono che vogliono capire meglio cosa vedono i loro adolescenti su Instagram. Per semplificare le cose, abbiamo aggiornato le nostre politiche sui contenuti per teenager per avvicinarle agli standard dei film PG-13, che i genitori già conoscono, Sappiamo che i social media non sono come i film, ma abbiamo fatto questo cambiamento per supportare i genitori, e speriamo di lavorare con la MPA per continuare a portare chiarezza alle famiglie“. Il messaggio di Meta sembra conciliante, ma la sostanza resta: al 6 novembre, controllando l’app, gli utenti di Instagram continuavano a vedere scritto “Gli account Instagram per teenager saranno guidati dai rating per film 13+“. L’azienda insiste che non ha mai sostenuto di aver stretto una partnership ufficiale con la MPA o di aver seguito il loro processo di valutazione. Semplicemente si è ispirata all’industria cinematografica.

Ma è proprio questa ispirazione non autorizzata a irritare Hollywood. La nuova policy di Instagram per gli account teen promette di limitare contenuti sessualmente suggestivi, materiale grafico o disturbante, contenuti che mostrano uso di alcol o droghe, acrobazie pericolose, parafernalia legata alle sostanze stupefacenti e linguaggio forte. Tutto molto simile ai criteri del PG-13, certo. Ma applicato da macchine, non da persone. Possiamo davvero fidarci che un’intelligenza artificiale capisca il contesto come lo capirebbe un genitore? Che distingua una scena di violenza gratuita da una necessaria alla narrazione? Che percepisca la differenza tra una parola forte usata per shock e una usata per realismo? Il sistema PG-13 esiste da 41 anni proprio perché quelle sfumature contano. Il primo film ad avere quella etichetta fu Red Dawn nel 1984, e da allora milioni di famiglie hanno imparato a decifrarne il significato.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it