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Donald Trump in completo blu, camicia bianca inamidata e quella cravatta rossa che ormai è diventata il suo marchio di fabbrica. Ma invece di tuonare slogan dal palco di un comizio, il presidente degli Stati Uniti si lancia in una performance musicale inaspettata: canta e balla Per sempre sì, il brano con cui Sal Da Vinci ha trionfato al Festival di Sanremo 2026. Sembra assurdo, vero. Eppure il video sta facendo il giro dei social network, collezionando visualizzazioni a raffica tra TikTok e Instagram. C’è un piccolo dettaglio, però: niente di tutto questo è reale. Si tratta di un deepfake, un contenuto generato interamente con l’intelligenza artificiale che dimostra, ancora una volta, quanto queste tecnologie siano diventate sofisticate e quanto sia facile cadere nella trappola dell’apparenza.

Il video di Trump che canta Sal Da Vinci è solo l’ultimo esempio di una tendenza in crescita. I deepfake virali sui social spesso nascono con intenti ironici o di puro intrattenimento, come in questo caso. La scelta di far cantare al presidente americano proprio il vincitore di Sanremo 2026 gioca sul contrasto culturale, sull’assurdità della situazione, sull’effetto comico che genera l’accostamento tra due mondi apparentemente lontanissimi. Ma dietro la risata si nasconde una questione più seria. Milioni di utenti vedono questi contenuti scorrendo velocemente i feed dei social, e non sempre hanno il tempo o gli strumenti per verificare l’autenticità di ciò che stanno guardando. Alcuni credono davvero che Trump si sia messo a cantare in italiano, altri si divertono condividendo il video senza specificare che si tratta di un falso. Il confine tra scherzo e disinformazione diventa sempre più sottile.

La rapidità con cui il filmato è diventato virale racconta molto delle dinamiche attuali dei social network. Su TikTok e Instagram i contenuti che generano stupore, che rompono le aspettative, che creano quella sensazione di devo assolutamente condividerlo hanno un vantaggio competitivo enorme nell’algoritmo. E un deepfake ben fatto ha tutte queste caratteristiche: è sorprendente, inaspettato, genera conversazione. Quello che rende particolare questo caso è anche la scelta del brano. Per sempre sì ha conquistato il Festival di Sanremo 2026 entrando nell’immaginario collettivo degli italiani. Veder cantare quella canzone a una figura polarizzante come Trump crea un cortocircuito culturale che alimenta ulteriormente la viralità del contenuto. È il trionfo dell’assurdo, della mescolanza impossibile tra politica internazionale e melodia napoletana.

Gli esperti di tecnologia e comunicazione digitale lanciano da tempo l’allarme sui rischi legati ai deepfake. Se oggi vengono utilizzati principalmente per scopi ludici o satirici, domani potrebbero servire per manipolazioni ben più gravi: dalla diffusione di fake news alla creazione di prove false, fino alla compromissione della reputazione di personaggi pubblici con contenuti completamente inventati. Il caso Trump-Sal Da Vinci ci ricorda che viviamo in un’epoca in cui vedere non significa più credere. L’intelligenza artificiale ha reso possibile la creazione di realtà alternative talmente convincenti da mettere in crisi i nostri sensi. Serve un approccio critico, una sorta di alfabetizzazione digitale che ci permetta di riconoscere i segnali di un contenuto manipolato.

Ovviamente, ci sono più indizi che portano a riconoscere il fake: movimenti innaturali attorno agli occhi o alla bocca, illuminazione incongruente rispetto al contesto, piccoli glitch nelle transizioni. Ma con il progredire della tecnologia, anche questi dettagli stanno scomparendo. I deepfake di nuova generazione sono sempre più difficili da smascherare a occhio nudo. Mentre il video continua a girare sui social, raccogliendo reazioni divertite e condivisioni a catena, resta aperta la domanda su come le piattaforme digitali dovrebbero gestire questi contenuti. Servono etichette più chiare che indichino quando un video è stato manipolato. Servono strumenti di verifica più accessibili. Serve soprattutto una maggiore consapevolezza da parte degli utenti.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.