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Le parole scivolano via facilmente durante una conversazione informale, ma quando sei Timothée Chalamet e quelle parole riguardano secoli di tradizione artistica, preparati a raccogliere tempesta. L’attore di Dune si è ritrovato al centro di una polemica internazionale dopo aver dichiarato, durante un town hall organizzato da CNN e Variety, chenessuno si interessa più” a balletto e opera. Una frase che ha scatenato l’indignazione di artisti, cantanti lirici e ballerini professionisti in tutto il mondo. L’episodio è avvenuto il 24 febbraio scorso, durante una conversazione con Matthew McConaughey incentrata sulle dinamiche di Hollywood e sul futuro delle sale cinematografiche. Chalamet stava riflettendo sull’aspettativa, quasi implicita, che le star del cinema debbano fare da paladine dell’industria, promuovendo attivamente la frequentazione dei multiplex. “Ammiro le persone che vanno in tv a dire ‘dobbiamo tenere vivi i cinema, dobbiamo tenere vivo questo genere’“, ha spiegato il trentenne, “ma un’altra parte di me pensa che se la gente vuole vedere qualcosa, come è successo con Barbie o Oppenheimer, andrà a vederlo e ne parlerà con orgoglio“.

Fin qui, nulla di particolarmente controverso. Il problema è arrivato subito dopo, quando Chalamet ha scelto un paragone infelice per rafforzare il suo punto: “Non voglio lavorare nel balletto, nell’opera, o in ambiti dove devi dire ‘ehi, tieni in vita questa cosa, anche se ormai a nessuno importa più’. Tutto il rispetto per le persone del balletto e dell’opera là fuori“. Un tentativo di salvare la situazione aggiungendo una clausola di rispetto che, evidentemente, non è bastato. Tanto che lo stesso attore, rendendosi conto della gaffe, ha scherzato: “Ho appena perso 14 centesimi di audience. Mi sono sparato addosso senza motivo.” La reazione non si è fatta attendere. La Royal Ballet and Opera, una delle istituzioni più prestigiose al mondo nel campo delle arti performative classiche, ha risposto con una dichiarazione rilasciata a The Hollywood Reporter che suona come una lezione di storia culturale: “Balletto e opera non sono mai esistiti in isolamento. Hanno continuamente informato, ispirato ed elevato altre forme d’arte. La loro influenza si può percepire nel teatro, nel cinema, nella musica contemporanea, nella moda e oltre“.

Sui social media, dove la polemica si è propagata con la velocità tipica delle controversie nell’era digitale, diversi artisti hanno preso posizione con toni che oscillano tra il deluso e l’indignato. Isabel Leonard, cantante lirica tre volte vincitrice di un Grammy e con una residenza alla Carnegie Hall, ha espresso il suo shock nel vedere un artista come Chalamet dimostrarsicosì poco eloquente e di vedute così ristrette riguardo all’arte“. Nel suo commento sotto un video Instagram di Variety, Leonard ha scritto: “Sparare a zero contro colleghi artisti dice molto più di qualsiasi altra cosa potesse dire in quest’intervista. Rivela molto del suo carattere. Non devi amare tutte le forme d’arte, ma solo una persona debole sente il bisogno di sminuire proprio quelle arti che ispirerebbero chi è interessato a rallentare“.

Dean Murphy, performer d’opera basato a Berlino, ha contestato frontalmente l’affermazione sulla presunta irrilevanza del genere: “L’opera esiste dal XVI secolo ed è ancora viva e vegeta oggi. Penso che questo dica tutto. Che peccato che tu non abbia rispetto per altre forme d’arte, che ovviamente hanno anche influenzato profondamente il cinema“. Una critica che tocca un punto sensibile: la storia del cinema deve moltissimo all’opera e al balletto, dall’uso della musica orchestrale alla coreografia delle scene d’azione, dalla recitazione gestuale del cinema muto all’illuminazione drammatica. Louis Lohraseb, direttore d’orchestra e d’opera italiano-iraniano, ha alzato ulteriormente il tiro, sostenendo che l’attore vincitore di un Golden Globe chiaramente non comprendela profonda connessione umana che solo il teatro dal vivo — opera e balletto — può offrire“. Secondo Lohraseb, i commenti di Chalamet sono “nel migliore dei casi fuorvianti e, nel peggiore, denigratori“, ma la vera ignoranza si è rivelata quando, “dopo aver affermato di dispiacersi per aver sminuito colleghi artisti, ha proceduto a prendersi gioco di ciò a cui altri dedicano intere vite per padroneggiarlo“.

Anche dal Brasile è arrivata una stoccata. Victor Caixeta, ballerino professionista, ha difeso l’eredità di forme d’arte “sopravvissute per secoli“, lanciando una provocazione all’attore: “Vediamo se i tuoi film saranno ancora guardati tra 300 anni“. La polemica arriva in un momento delicato per Chalamet, impegnato nella campagna per la stagione dei premi. L’attore è candidato come Miglior Attore ai prossimi Academy Awards del 16 marzo per la sua interpretazione in Marty Supreme, la sua terza nomination agli Oscar dopo quelle per Chiamami col tuo nome nel 2018 e A Complete Unknown nel 2025. Una coincidenza temporale sfortunata: quando sei nel pieno della corsa all’Oscar, ogni passo falso viene amplificato e analizzato.

USA TODAY ha contattato i rappresentanti di Chalamet per un commento, ma al momento della pubblicazione non ha ricevuto risposta. Resta da vedere se l’attore sceglierà di chiarire ulteriormente le sue posizioni o se lascerà che la tempesta si plachi da sola. Nel frattempo, il dibattito solleva una questione più ampia: in un’epoca dominata dallo streaming e dall’intrattenimento on-demand, come si misura la rilevanza culturale di una forma d’arte? Il numero di spettatori è l’unico parametro valido, o esistono valori che trascendono la popolarità immediata? Balletto e opera continuano ad attrarre milioni di appassionati in tutto il mondo, riempiendo teatri storici e ispirando nuove generazioni di artisti. Forse non dominano le classifiche di streaming come le serie tv del momento, ma la loro influenza permea la cultura contemporanea in modi spesso invisibili allo sguardo superficiale. E come hanno dimostrato le reazioni a queste dichiarazioni, a qualcuno importa ancora. Eccome.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.